Caro B che stai tornando/2

Ti stavo dicendo: un paio di palle.

Pensavo che dopo tutto quel tempo e quell’odio, ci saremmo incontrati più adulti e placati.
Poi lui nel frattempo ha fatto un sacco di cose: ha avuto un’altra storia lunga e altre corte, una laurea, una diagnosi scomoda, sorelle diventate adolescenti, etc.
Insomma, non pensavo che nella sua testa ci fosse ancora spazio per avercela con me.

A Natale lo avevo beccato durante la classica serata fuori con gli amici del 25.
Eravamo in un cerchio di una decina di persone, poi: un piccolo indiano era andato a passeggiare, un altro piccolo indiano a prendere un rosso fermo e insomma eravamo rimasti in tre o quattro, quindi a ‘na certa ci siamo rivolti la parola direttamente.
E abbiamo chiaccherato, riso, detto qualche cacata come non succedeva da quel che mi sembrava mai.
Dopo poco lui se n’è andato, io no.
Tornata a casa più tardi, tra il fatto che fosse Natale, tra che avevo visto suo nonno – sempre in gamba! – al supermercato un paio di giorni prima, tra che ho letto troppi Gaia Junior nella mia vita, gli mando un messaggio.

“Uè, era una vita che non facevamo due risate, mi ha fatto piacere! Buone feste!”

Silenzio.
Vabè, magari aveva cambiato numero.

L’ho rivisto a capodanno: arrivo nella casa che ospitava la cena della ventina che eravamo, mi passano tre cannoni in tre minuti, riesco ad entrare che ero già stordita in modo irreparabile, lo vedo e penso: “Oddio, ma magari gli do noia” e preda di quel desiderio di defilarsi che solo le sostanze psicotrope sanno procurarmi, lo evito tutta sera.
Ti assicuro B, che in una stanza con venti persone di cui almeno tre non ti stanno simpaticissime, evitarne pure una quarta non è cosa facile.

Comunque il capodanno passa – buon 2014 evviva evviva, basta canne cristo che sto sui gomiti ormai – e tutti a casa.

Ad aprile inoltrato incontro un amico che è sposato da tanti anni, amico pure di questo ex (infatti andammo insieme al suo matrimonio), a ‘na certa gli chiedo: “Ma che tu sappia, M ha mica cambiato numero?”

“Eh sì, la scorsa estate ha perso il cellulare”
“Ah, checcazzo”

Così mentre tornavo a casa gli ho scritto, avrei potuto evitarlo ma non l’ho fatto.
Avrei potuto battermene le palle ma non sono riuscita, avevo bevuto due cubetti e i miei neuroni e il rum bianco erano in disaccordo, democraticamente ha vinto il rum.

Alla fine ho fatto bene a fare così, però.

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