Caro B che stai tornando/8

Tra i messaggi di quel giorno, a parte quelli dell’amico dalle palpate solidali che, c’erano quelli di un paio di presenti alla festa che mi chiedevano se fossi arrivata viva e uno di M.
Messaggio guastissimo, secco, tutto punti che classicamente viene mandato al moroso dalla gnocchetta offesa, il suo succo era che non ricordava bene perché avesse “bisticciato” con me, scusa ciao.

Ne è seguito un breve scambio B, in cui io segnalavo di essermi accorta di come fosse preso male con me anche prima e lui rispondeva che era vero, non sapeva il perché ma “non c’è sempre bisogno di sviscerare tutto”.
Specie se quello che tratta di merda sei tu e quella che viene trattata di merda sono io, penso.

Comunque B, il succo del discorso
la morale
il punto
la conclusione

è che mi avete rotto il cazzo.

Mi avete veramente rotto il cazzo tu, che compari e scompari come un minchiosissimo uragano dal sorriso enorme e i pensieri contorti;
mi ha rotto il cazzo M perché è un poveretto talmente stronzo che mi ha fatto passare la nostalgia o la felicità nel ripensare a gli ultimi anni buoni prima di stare male;
mi ha rotto il cazzo aver sempre dato per scontato di essere meno di voi: ero difettosa – vero – ma non per questo meno umana.

C’è una cosa che dico sempre alle mie amiche:

prima di vederlo riconosciuto dagli altri, un valore ce lo si deve dare da soli: se tu regali auto nuove a 100 euro, nessuno replicherà “ma no dai, te ne do almeno 8000”.

Caro B, ma anche M, altro che 8000 euro, da oggi in poi.

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