Come si è arrivati qui – P 6 il pre

Dopo qualche chiacchera di cui ho ricordi frammentari – mentre ricordo distintamente che pensavo “cazzocazzocazzo” e non per buon auspicio – io e Oppi (lo chiameremo così) avevamo riguadagnato il gruppo.

A volte ti chiedi come mai con alcuni facenti parte del tuo entourage da secoli, tu non abbia mai legato e la risposta spesso è banale: sono degli imbecilli.
Tra i presenti: la mia amica – vabé, la amo -, un simpatico compagnone da serata – che il giorno dopo ha sputtanato il limone con Oppi a chiunque gli capitasse a tiro – e un demente amico di Oppi il quale ha pensato bene, per apparire sagace e brillante in una conversazione che non lo richiedeva, di passare cinque minuti buoni a insultare il mio amico Rugbista.
Bad idea.

Questo per dire che, casomai vi capitasse di trovare piacevole qualcuno ma coglioni i suoi amici, probabilmente anche lui è un poveretto, ancora non lo vedete perché c’avete gli ormoni davanti.

Ma è solo saggezza generica, per quanto riguarda quella sera: c’erano stati il sollievo, l‘alcool, un limone e dopo aver realizzato che ero libera di andarmene sulle mie gambe, c’era zero ragione che io restassi a guardare loro mangiarsi la piadina delle quattro di mattina.
Insomma, sticazzi.
A metà della frase su qualcosa di qualcuno, sbotto: “Ciaoragazzibuonanotte” e mi fiondo, compatibilmente con età, alcolemia e orario, traballante verso casa.

Dopo pochi minuti, a metà di una via coi lampioni gialli, una bici frena al mio fianco

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– Ciao
– Ciao.. Cosa fai qua?
– Ti accompagno! Dove abiti?
– In fondo alla via poi a destra
– Ok, non è lontano da casa mia

E com’è come non è, tra due parole e qualche bacio, ci siamo trovati a rotolare in un prato fino all’alba come due (leoni) adolescenti, con una guazza della madonna, improbabili runner delle cinque di mattina e un’alveare di finestre che davano sulla zona le quali
spero
fossero
ben
chiuse
.

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Un po’

Mi manchi, ma non troppo.

Mi manchi come una maglia che ho perso quattro anni fa.
Come il caldo se si ha l’influenza o come i brividi quando si è annoiati
se preferisci.
Mi manchi come un dente
del giudizio.

Ogni tanto mi manchi come il respiro quando sono tesa: mi dimentico il diaframma e quando mi riprendo ho il fiato corto per niente.
Come con te, tutta ‘sta fatica per niente.

Mi manchi come i cereali da mangiare secchi
nel letto.

Mi manchi, ma c’è di peggio.

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Consigli non richiesti

Io nelle questioni relazionali faccio schifo.
Ma schifo-schifo.
Schifo hardcore.

Proprio per questo ho collezionato una serie di lamentele, recriminazioni, osservazioni, commenti (alle volte pure lusinghieri, tipo:
“Come fai a essere così stronza?”
“Dai smettila, così mi fai arrossire”)
da permettermi di identificare in buona parte quelli che sono i problemi ricorrenti.
Almeno, di alcuni.
Facciamo di parecchi: io non sarò un genio, ma gli esseri umani sono mooolto meno originali di quanto amino credere.

Svilupperò quindi, nei paragrafi a seguire, pratiche linee guida ad agevole uso e consumo di nessuno perché alla fine ognuno fa il cazzo che gli pare ed è anche giusto così altrimenti i blog di lamentele cosa li apriremmo a fare:

1- Mai svalutarsi: questa cosa non posso smettere di ripeterla.
Bisogna piantarla di autocommiserarsi e considerarsi uno scarto umano: come ci vediamo noi è – nella maggior parte dei casi – come ci proponiamo al resto del mondo.
Se si fa credere agli altri di valere due spiccioli, nella migliore delle ipotesi saran due spiccioli che si tireranno su, nella peggiore si incappa in qualcuno che tirerà comunque sul prezzo.

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E chi pensa veramente di valere poco, impari almeno a fingere che non sia così.
(Funziona anche per scroccare da bere).

2- Sorridere: la vita di ognuno contiene già una quantità di tristezza e nervoso presenti di default sufficienti, dopo i sedici anni espressione truce e contegno mesto perdono completamente il già scarso fascino che potevano aver avuto fino a quel momento.
Non dico di entrare in scena quotidianamente sulle note di Mambo N.5 ma insomma, stare sereni.
(Anche questo funziona pure per scroccare da bere).

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E lavarsi sempre i denti.

3- Non tirare a indovinare: grande classico dell’inizio del disastro tra due persone.
Magari ci si vede da poco, magari non ci si conosce bene e scatta all’improvviso quel meccanismo infame per cui il piacere di approfondire la personalità dell’altro viene superato dalla maledetta mania di far congetture.
Sono
sempre
sbagliate.

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(Tratto da una storia vera)

Respirare profondamente e fare pace con il cervello, oltre che con il partner.

4- Evitare di assorbire la personalità dell’altro: se quando siete conosciuti lui ti ascoltava parlare per ore di quello che avevi letto e fatto durante la giornata e tu seguivi con la suspance riservata ai colpi di scena di Grey’s Anatomy i racconti delle sue immersioni nella piscina comunale per prendere il brevetto di sub
questo
non
significa
che
lui si debba leggere tutti i libri che hai amato o che tu debba passare serate su spalti che puzzano di cloro fotografando chiazze scure semoventi sotto il pelo dell’acqua.
A meno che la cosa non esalti sinceramente entrambi, naturalmente, ma in ogni caso è bene mantenere intatta la propria personalità, anche perché è di quella che l’altro si è preso bene.
Altrimenti non avrete più nulla da raccontarvi, uno inizierà a dare la colpa all’altro di non avere un minuto di autonomia ecc ecc ecc.

5- Dire espressamente quello che si intende dire: così si rischia anche meno di incappare nella problematica del p.to 3

6- Niente ripicche: quando qualcuno fa girare le palle una ripicca non è mai pedagogica, da solo il via a un’altra risposta, generalmente ostile.
Alcuni quadri possibili dopo una ripicca:

– Perché hai fatto così?
– Perché tu prima hai fatto colà
– E non potevi dirmelo?
– Tanto non avresti capito

Se pensate che l’altro sia un ritardato, cambiate partner.

– *dispetto di ripicca*
– *altro dispetto di ripicca*
etc
– sei una merda
– no tu sei una merda

Se pensate che l’altro sia una merda, cambiate partner.

– *ripicca*
– *silenzio*

– ciao, come va
– bene
– ci vediamo?
– no

Se vi aspettate che i dialoghi anoressici post-ripicca terminino perché l’altro potrebbe aver imparato magicamente a leggervi nel pensiero, tornate al p.to 5 o cambiate partner.

7- Non mentire/omettere: tanto salta fuori.
E anche non saltasse fuori, cazzo c’è di bello ad avere a che fare con qualcuno senza potergli dire la verità?

Se uscite con qualcuno con cui non vi sentite tranquilli a parlare forse è meglio tornare a rimpinzarsi di schifezze davanti alla tv o ad ubriacarsi con gli amici.
(Nota personale: spenderei meno a comprarmi una tv)

(continua…)

Aspettative socio-sentimentali in un momento di misantropia hardcore

Io non voglio uscire quando ho zero voglia senza che mi scrivano in quattro o mi chiamino.
Detesto il suono del cellulare e vorrei doverlo sentire solo per emergenze
quindi
mai.

Non voglio rendere conto a nessuno su:
cosa sto facendo
com’è andata la giornata
come sto
cos’ho mangiato
com’era il film
.

A proposito: a me non piace guardare film se non occasionalmente quindi non ho la minima intenzione di affrontare più di una “serata-film” ogni due mesi che sia al cinema o in casa, su supporti quali schermo del PC, del televisore o parete di un salotto (il coinquilino di un amico possiede un fighissimo proiettore).

Quando non ho voglia di lavarmi, pazienza: non uscirò né ospiterò chicchessia, eccezion fatta per gravi crisi esistenziali, lutti o fughe dalla polizia.

Non mi piace mangiare con altre persone, a me piace mangiare davanti a qualche telefilm, il più stupido possibile e in lingua originale.
Odio il doppiaggio e da quando ho imparato a leggere il labiale dei personaggi tollero i dialoghi tradotti solo se l’interprete è muto (parlo di Switched At Birth).
Cartoni animati compresi.

Grey’s Anatomy fa schifo, è un Beautiful ambientato all’ospedale e depenno dalla lista delle conoscenze gradevoli chiunque cerchi di convincermi a guardarlo.
Guardo solo i telefilm che decido di guardare, raramente seguo consigli a riguardo e – nel caso – detesto le insistenti richieste di feedback in proposito.
Tanto non li ho guardati, fatevene una ragione.

Se esco con qualcuno mi serve molta più confidenza per una cena che per del sesso orale.
La prossima volta in cui mi sentirò a mio agio con qualcuno al ristorante credo significherà che sarò pronta per sposarlo.
Che lo voglia o meno.

No, scherzo: sono troppo egocentrica, appena mi sento poco considerata vivo una transitoria fase di reconquista seguita – dopo un lasso di tempo che varia da cinque minuti a due settimane – da una di perfettoaddioamaipiù così definitiva che l’ultimo messaggio dovrebbe essere officiato nella cappella del cimitero.

Non fosse che non sono credente.
Non esco con i credenti, ho pochi amici credenti e con quelli che ho non si parla di religione perché la mia posizione è inflessibile: quando non si ha la risposta ad una domanda inventarla è una cazzata – salvo in campo scolastico – e per me la religione va al passo con Babbo Natale e La Cicogna (o Il Cavolo per i vegani).

Non amo le effusioni in pubblico, tocco una gamma di persone ormai vasta ma solo per colpa del rugby – comunque selezionatissima se sono sobria – e perché mai dovrei stringere la mano a qualcuno che non conosco?
E se poi è grillino?
Scusa, sei un idiota, ritiro il piacere di conoscerti“.

E potrei andare avanti ore ma il cellulare sta per spegnersi e ho zero cazzi di recuperare il caricabatterie.

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Quindi direi che è meglio se stasera non esco.
Sgrunt.

Come si è arrivati qui – P 5 il pre

Sabato era arrivato e insieme il sostegno provvidenziale di un mio ex coinquilino e amico, Fum.

– Beviamo.
– Certo Tazza!

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(Duomo di Ferrara, l’unica sua foto già sul mio telefono ha apposto un simpatico cartello che si rifà alla polemica dello scorso anno mossa dal Vescovo, il quale sosteneva che si consumassero orge immonde sul sagrato della chiesa a tarda notte.
Mah.
La freccia blu invece l’ho apposta io ed indica dove io e Fum ci siamo nascos bevuti un paio di bottiglie in attesa degli eventi
)

E mentre li aspettavamo, gli eventi, questi si cancellavano da soli: il tizio di Tinder causa lavoro non era riuscito a partire per tempo, B causa cellulare scarico da un certo punto in poi – che sfortuna! – non era più riuscito a contattarmi.

– Fum!
– Dica
– Sfangata! Non devo beccare né l’uno né l’altro, beviamo!
– Certo Tazza!

Liberi di circolare senza dover temere incontri telefilmici ci spostiamo nel sottomura: una zona di prato appena fuori dal centro dove ogni estate allestiscono un grande palco per gruppi musicali e gazebo per bar che ci posizionano l’estivo.
Lì c’erano altri amici e tra bicchieri, una telefonata al tizio di Tinder (da qui in poi amichevolmente eliminato), una chiamata di B che nel frattempo era arrivato a casa e aveva riacceso il cellulare

( – Mi spiace che si sia spento il cellulare, volevo vederti..
– Non ti preoccupare
– Senti, resto in Italia un’altra settimana, ci vediamo?
– Ok, ci aggiorniamo

più sentito per mesi),

il viavai plasmava la compagnia.

Fum aveva ripiegato dopo la seconda Vodka, io ero rimasta con una compagna di squadra, alcuni del rugby e qualche loro ragazza.

Ero sollevata, ero sbronza e volevo ballare – perché ero sbronza – quindi continuavo a rompere l’anima ad amici e non perché mi seguissero sulla piccola pista affollata sotto ad uno dei gazebo, ma gli unici che mi assecondavano interdetti per più di cinque minuti erano due dei giovani, con i quali non avevo credo nemmeno mai parlato prima di quella sera.
Da sobria non sempre sono socievole.

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Da sbronzi al punto giusto, tutto è bellissimo.

Gira-gira-gira eeeeeeh tutti frutti on rutti tutti frutti on rutti ua babluma baa ba ba oh guarda due nuove amiche eeeeeh massì importuniamo il trombettista perché suoni ancora tutta la notte uuuuuuh

C’era un tizio carino in pista, mi guardava, lo guardavo..
Almeno: credo di averlo guardato, ma l’alcool mi aveva sviato la convergenza oculare quindi mentre pensavo di sorridere a lui potevo benissimo stare ammiccando al lampione più vicino.
Una di quelle sere che finiscono che stai bene dentro, specie perché non sai come risulti vista da fuori.

Oh mi guarda no non mi guarda più tutti frutti on rutti tutti frutti on rutti ua babluma baa ba ba mi guarda no non mi guarda più mi guarda oh guarda sei ancora qui tu

La musica era cambiata, il gruppo che suonava sotto al gazebo stava per concludere la serata ed era il momento di qualcosa di più lento.
L’unico tra quelli che avevo trascinato rimasto in pista fino a quel momento, mi prende per la vita e iniziamo a girare insieme.

Ora, vorrei che immaginaste quanto possono essere obiettivamente antiestetici da vedere una tipa alta 1.82 affatto esile e un ragazzetto alto uguale ma talmente largo da risultare basso se visto da lontano perché quadrato.
Ma a noi sticazzi: noi ballavamo, ballavamo malissimo e ridevamo, forse abbiamo anche lussato qualche spalla a chi ci capitava a tiro perché eravamo brilli e sgraziati e completamente assorbiti dall’arduo compito di non rovinare a terra.

Continuando a girare, ridere e probabilmente fare feriti in quell’equilibrio precario, mentre penso “Ma guarda com’è socievole questo ragazzetto gigante, quattro anni che lo vedo in corridoio, mai detto manco ciao”
mi pianta un limone.
Oddio.
Bel limone però.
Ma quanti anni ha..?

Finisce la musica, mi sposto verso le panche per riavermi, lui mi segue e si siede di fianco a me:

– Dai dammi il tuo numero!

Il numero..? Esiste ancora qualcuno che chiede il numero dopo un limone..?

– Ok, tieni
– Ti do il mio
– Vabè fammi uno squil..
– Sisi ti faccio uno squillo, ho capito, sei troppo avanti

Mi prende anche in giro questo, oh!

– Scusa ma.. quanti anni hai?
– Quasi 23! Tu?
– Lascia perdere

Diocristo.

Come si è arrivati qui – P 4 il pre

Il ritorno di B era stato annunciato dai soliti messaggi insulsi dopo mesi di silenzio:

– Ciao come va?
– Bene, tu?
– Bene, le altre?
– Bene
– Mi fa piacere. Senti, tra due settimane sono a casa, se hai un giorno libero ci vediamo
– Ok

Sapevo che le possibilità si finisse a interpretare l’ennesima imitazione di Dawson’s Creek con scene di epico pathos e rinculo emotivo inevitabile, erano basse ma esistenti.

Del resto le mie amiche lo ricordano bene: iniziava sempre con un “No vabé ma siamo tranquilli ormai” e finiva con un “Mi accompagni a prendere il cinese del doposbronza e a produrre congetture e lamentele per le prossime tre ore sul perché cazzo si comporta così?” il giorno dopo.
Ah, i grandi misteri degli imbecilli.
Dai nostri incontri uscivo così prostrata che l’ultima volta mi hanno fatto a tradimento una tinta per capelli.

Sta di fatto che per ovviare al rischio telefilm ho proposto un’uscita di gruppo: io, lui e due amiche che conosceva già, lasciando il pathos all’ambientazione

2015/01/img_8563.png (niente Dawson ma il molo c’era).

Pomeriggio insulso, aperitivo insulso, saluti insulsi e addio, chissà quando lo avrei rivisto: di lì a poco sarebbe ripartito e non ci avevo fatto nemmeno mezzo minuto di chiacchera sola.
Come stava?
Le cose di cui avevamo parlato l’ultima volta le aveva superate?
Aveva riabilitato la spalla?
I sogni tristi erano finiti?
Paranoia.

Non ho retto, dopo qualche giorno gli ho scritto:
– Anche se ho deciso io cosa fare mi spiace che non abbiamo fatto nemmeno due chiacchere soli
– Se vuoi sabato sono in giro per i Buskers, magari ci vediamo lì

I Buskers sono gli artisti di strada che occupano il centro di Ferrara tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, quel fine settimana sarebbe stato quello di chiusura.
Il centro di Ferrara è molto, molto piccolo.
Un altro personaggio mi aveva comunicato che sarebbe venuto a Fe quella sera, chiedendomi di fargli da Cicerone.
Il tizio di Tinder.

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(Amici solidali).

La go pro sì, ma puntata su di me.

Come si è arrivati qui – P 3 il pre

Tinder è una app alla quale ti iscrivi direttamente via facebook e ti fa sfilare davanti foto di maschi – o femmine se si preferisce – che si trovano in determinati raggio di km e range di età, a scelta dall’utente.

È essenzialmente un carnaio, tipo catalogo del macellaio, scorri le foto e pensi “Manzo, pollo, pollo, pollo, maiale, pollo, pollo, pollo, bue” e così via.

Per ottenere il match con qualcuno è necessario che entrambi mettano “” al profilo dell’altro, a quel punto si apre una chat che si può decidere di usare, altrimenti si passa alla foto successiva e addio.

Serve per scopare, in sostanza.

Funziona?
Se sei femmina sì, come funziona avere due braccia(eh no, non è necessario ovviamente), le tette (mai stato un discrimine), quindi diciamo che: essere femmina, funziona.

L’ho scaricata perché ero stufa, l’ho usata perché stava tornando B.

Andava operato uno sturamento tubi che mi distraesse, andavano spezzati circoli viziosi, interrotte cattive abitudini ed era necessario che mi arrendessi ad un dato empirico: il sesso è un’attività umana come un’altra, farlo o non farlo non ti rende peggiore o migliore – al massimo genitore – significati aggiuntivi, connotazioni sordide, sensi di colpa vengono venduti a parte.
Spesso in parrocchia.

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Comunque a ‘na certa ho pescato un tizio: rugbista, molto alto, abbastanza capra da non poter produrre effetti secondari sentimentali, qualche conoscenza in comune per star tranquilla che non fosse un serial killer.

Promemoria: dopo protratti periodi di quiescenza pelvica, ricominciare con un pilone di 1,90 per 115 kg
anche
no.