Come si è arrivati qui (P) – 1 il pre

Dopo M, millemila (no, sette) anni fa, c’era stato il Milanese – la persona che ho trattato peggio in tutta la mia vita – il 40enne – sogno erotico fin dai miei 17 anni, realizzato in un’allegra storiella di qualche settimana -, il Cinno – cotta online presa in un momento di immobilità forzata per uno di cinque anni più giovane -, il Blogger – cotta clamorosa per uno che amavo talmente tanto leggere (anzi, che amo tutt’ora) da innamorarmi irreparabilmente anche di lui – il Rugbista – quello che mi ha portata nel gorgo della palla ovale, dal quale non sono più uscita – e B – due anni e mezzo di paranoia a concretezza zero.

Ce ne sono stati altri, cotte e/o slanci di durata inferiore, sventatezze passeggere e trasporti tipo treni FS: scomodi e malsani, una serie infinita di personaggi che ad ogni avvicendamento provocavano disperazione nelle mie amiche (“Ancora..? E questo chi è?? Tazza, basta!”).
Fuori uno, dentro l’altro.
E non sto facendo un doppio senso cafone, perché alle zozzerie non si è arrivati nemmeno con tutti tra quelli elencati sopra.

A me più che altro partivano Saghe di Seghe Mentali.
Ore e ore a discutere, sviscerare, bisticciare, parlare, scriversi, mancarsi, arrovellarsi, insomma due palle infinite.
Avrei dovuto fare l’imbonitrice televisiva: riuscivo a risucchiare nel gorgo della paranoia fine a se stessa qualunque tipo umano, pure i refrattari, i concreti, gli sticazzi, nessuno ne usciva indenne.
Forse ero solo contagiosa.

In più, stavo male.
Stavo sempre male, sempre sempre sempre, e nessuno che capisse cos’avessi.

A cavallo del periodo in cui ho iniziato a risolvere i miei disturbi (e non ho ancora finito: ieri la gastroenterologa mi ha definita un “caso interessante”), di una moto e di un Negroni Sbagliato, è arrivato B.

In due anni e mezzo ci saremo visti sì e no ‘na dozzina di volte, sempre con l’impatto emotivo di un meteorite estintore:
ci siamo conosciuti
terremoto
ci siamo baciati
lutto terribile suo
l’ho mandato a cagare
sono rimasta allettata un mese
ci siamo ribaciati
è andato a vivere in Cina

e così via.

Con in mezzo, spalmati in quei pochi incontri, ore ed ore di abbracci, tonnellate di pipponi paranoidi, limoni drammatici, pianti, grandi addii.
Manco avessimo mai scopato poi, cioè: tutta ‘sta para per sostanzialmente nulla.

Sette anni che avrei fatto meglio a passare in Tibet.

(Sì, l’ho presa alla larga, alla larghissima).

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