Come si è arrivati qui (P) – 2 il pre

Ho sempre usato i rapporti malati, gli impezzi vari, le seghe mentali come sistema per non pensare alle cose delle quali mi sarei dovuta preoccupare sul serio: proiettavo su quello anche tutto il resto, in modo da – al resto – non dover pensare, perché era troppo triste, difficile, brutto etc.

Al di là di questa funziona prettamente patologica, tutte le mie bazze erano abbastanza inutili: nessuna si concretizzava in un rapporto normale, vero.
Alcuni personaggi sono diventati miei amici (40enne, Rugbista), la maggior parte sono sono scomparsi completamente (Milanese, Blogger, Cinno), altri ancora non ho ben capito cosa pensino di fare perché ogni tanto qualcuno risbuca (B).

A parte qualche momento di frustrazione, io da single stavo bene: avevo i miei amici, la mia squadra, una collezione di ottime considerazioni (immeritate) da parte di molti dei miei conoscenti e di recente, sentendomi meglio con tutti i miei disturbi infiniti, avevo iniziato a divertirmi.

2015/01/img_8333.jpg

Nemmeno stavolta parlo di zozzerie eh: per anni son stata monacale, tutto fumo – e qualche limone – ma niente salsicce, in piena serenità.

Insomma, la scorsa primavera mi trovavo fiduciosa, di buonumore, vergine di ritorno e spesso brilla, perfettamente a mio agio.

Finché
TATÀTAAAAAAAAAN
c’è stato questo matrimonio.

Da quello sketch di merda sono uscita veramente arrabbiata ma anche un po’ più realista: basta preoccuparsi di come questa manica di imbecilli poteva sentirsi, dello scegliere le parole da usare, del dar loro tempo-spazio blablabla.
Sticazzi, era ora di darci un taglio perché quel tipo di legami erano solo un annodare i lacci delle scarpe tra loro, un inciampo a tutto il resto ed era un’abitudine non solo da cessare, ma da annullare cercando di comportandosi all’esatto opposto.
Basta: d’ora in poi avrei anch’io scopato a caso.

Quindi che ho fatto?
Ho scaricato Tinder.

(Sì lo so che sono un’idiota).

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26 thoughts on “Come si è arrivati qui (P) – 2 il pre

  1. Beata, io mi sono ritrovata coi ruoli rovesciati. Quello serio e gentile era stronzo e quello stronzo è serissimo e gentilissimo. Chissà, forse la virtualità tira fuori la parte oscura della luna che nella realtà si sopprime. Ovviamente, non mi riguarda.

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  2. Questo passaggio è sempre motivato, mi creda. Forse è incomprensibile ad altri, ma immagino sia normale. Sono acida se ritengo ci sia un motivo per esserlo. Anche nella realtà, dunque, e lo trovo persino divertente quando ho a che fare con gente che non stimo. Non c’è niente di più gratificante del far sapere alla gente di cui non hai nessuna stima che la disprezzi. La ritengo una conquista che molti non riescono a permettersi nel corso di una vita intera, rimanendo incastrati in una serie di grottesche moine untuose. Dò del lei a tutti, nella virtualità. Faccio eccezione solo per quelli che un tempo, ho ritenuto persone. Dal tu non si può tornare indietro.

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    • Una buona spiegazione, sono completamente d’accordo, giusto ieri mi hanno scritto chiedendomi se sono veramente acida nella realtà come su facebook, la risoposta è “Sì”.
      In questo blog per scelta è espressa una versione edulcorata.
      L’unica cosa che condivido poco è la veemenza, che mi pare esagerata in alcuni passaggi, superati i vent’anni.

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