Nei giorni di merda

Nei giorni di merda riprendi lucidità.

Nei giorni di merda il bisogno di scappare e la voglia di dimenticare passano in secondo piano perché non ci sei solo tu: ci sono i familiari prostrati da cinquant’anni di rogne, ci sono gli avvocati gentili che non sanno come dirti quanto gli dispiace ma hanno finito le perifrasi, ci sono i conoscenti che incontri per strada che sorridono, hanno una vaga idea dei fatti e alle tue spalle ne parlano dipingendo le situazioni secondo il loro gusto personale.

Il senso di impotenza nel non riuscire a ottenere quanto teoricamente dovrebbe essere garantito e per questo vedere chi ti ha cresciuto invecchiare nel dolore è una sensazione difficile da spiegare.

Che vadano a farsi inculare, se gli va, per me è indifferente.

Ci sono altrui responsabilità delle quali chiedere scusa, facce di merda che per mestiere dovrebbero aiutare e il condizionale glielo infileresti volentieri giù in gola a parole.

Ci sono cose che non si scelgono.

In giorni di merda passi davanti all’asilo che era il tuo e per un attimo vorresti poter rientrare e salire sulle giostrine per farti penzolare come da piccola, anzi no: da piccola ti faceva paura ma con il tempo a farti paura non ci sono più tubi di metallo ma carte bollate.

Poi vai avanti perché indietro non si va, perché piuttosto che ancora essere bambini è meglio sentirsi adulti anche se a metà.

Nelle giornate di merda il torpore passa.

Rimane una gran voglia – a che se lo merita – di rompere i coglioni, perché da grande o per abitudine, stupidamente, ti sembra di dover chiedere scusa anche a chi dovrebbe chiederlo a te.

Beh, oggi un paio di palle.

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21 thoughts on “Nei giorni di merda

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