fanculo

È un’infelicità lucida e strisciante.

Brucia lo stomaco, prende la forma delle anse intestinali ma poi non scende e non sale, rimane e a volte è lei, così viva e tangibile, a ricordarmi che esisto e niente di tutto questo è lo scherzo del cazzo di uno stronzo a caso.

Tutto il resto, tutti gli altri, tutte le cacate, servono a anestetizzare e nascondere.

B, P, ogni lettera dell’alfabeto dei miei coglioni, ragazzoni da frapporre tra me e il problema per guardarli fissi negli occhi e non dover fare caso a quello che c’è dietro.

Che banalità.

Ma gli esseri umani non sono mai stati originali, men che meno io.

Non è una scoperta recente, è che stavolta vorrei evitare perché è ora, perché ormai i gigioni mi han stufata e perché mi viene facile il torcicollo e ho paura che sia tutto questo 

non 

voler 

guardare 

avanti.

Tanto domani arriva che io scappi o che resti.

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