Tre anni fa

Tre anni fa c’è stato il terremoto e ieri – anniversario – tutti i social erano impestati di wannabe traumatizzati di stocazzo.

A noi andò quasi bene, nonostante il paese ne porti ancora i segni e qualcuno – pochi ma sempre troppi – ci abbia lasciato la pelle, nonostante sia servito un qualche mutuo in più per riparare i danni e con chi te la prendi poi, nonostante quell’idiota sensazione di incertezza che procura il non potersi fidare nemmeno della terra sotto ai piedi.

Se già durante le scosse il vittimismo non era tra le mie priorità a tre anni di distanza mi pare ridicolo leggere di gente che paventa tragiche ripercussioni e commossi ricordi, specie se ferraresi, perché lì – a parte essersi ribaltato l’arredamento del quarto piano – veramente non è successo un cazzo di niente.

Dopo essere stata a L’Aquila il mio limite di sopportazione – già fisiologicamente basso – per le fregnacce altrui – è crollato miseramente.

A casa invece c’era da capire cosa stava succedendo: la scossa che stava iniziando sarebbe stata più forte della precedente? Ci avrebbe tirato giù il soffitto? La fanculo di chiesa davanti al mio portone sarebbe finalmente caduta così da poterci liberare dalla pericolante e limitativa denominazione di zona rossa?

Ci siamo cacati sotto.

Poi io avevo la febbre alta e la bronchite e a Nonna Tì avevano cavato un rene da una settimana quindi lo stato di reattività domestica non era dei migliori ma il mio culo allettato era diventato esperto nel misurare magnitudo e solo quando la scossa era da 4 in su mi preoccupavo di un possibile crescendo.

Avegna d’ander?
– No no questa era piccola

Siamo diventati tutti un po’ geologi – grazie alle lezioni del mio Zio Piz che lo è davvero – un po’ ingegneri – per amici e periti che ci hanno insegnato a capire quali pareti sono più pericolose o meno a seconda del suono rimandato bussandole -, un po’ strippati perché la paura genera una bolla comune dalla quale poi non è immediato uscire. 

Ma noi l’avevamo arredata camping style.

 La notte del terremoto, qualche ora prima che ‘sta rogna infinita iniziasse, avevo conosciuto una persona nuova e ad essere sinceri, se si deve vedere quando nel bicchiere c’è rimasto qualcosa

amici e familiari ne sono usciti illesi 

il paese è ancora tutto un po’ un cantiere ma io amo le gru

l’appartamento sottosopra e il cacarsi addosso non hanno mai spento il ricordo della serata che era appena trascorsa

 

Tre anni di pare, B

È stato un piacere.

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3 pensieri su “Tre anni fa

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