Secondo

Ero rimasta ferma, impantanata, impietrita
non era la sabbia a trattenermi così forte, né il ritorno dell’onda a volermi tanto portare via: le mie gambe si erano trasformate in legno, tronchi bianchi di betulla con cui giocano le burrasche.

A pochi metri da me un altro muro d’acqua si alzava veloce, il mare continuava a inspirare sempre più profondamente.

In un momento i piedi hanno ritrovato lo slancio per staccarsi da terra e sono riuscita faticosamente ad arretrare, quadricipiti in fiamme e indumenti fradici.
Arretrando ho dato un colpo al mio sdraio abbandonato, che il vento maldestramente tentava di rubare.

Scossa da quel disastro, nemmeno ricordo come sono arrivata asciutta e vestita da signorina al punto di ritrovo, in una viuzza all’angolo tra i piccoli giardini pubblici e la strada principale.
Indossavo uno di quegli abiti estivi che addosso a me sono inspiegabili (la soluzione al mistero è che per andare al mare scelgo economiche carnevalate) con una gonna sotto al ginocchio, pronta a far ruota alla prima giravolta, benché non ne avessi in programma.
I miei se ne stavano lì tranquilli e sorridenti, mia sorella non so dove fosse esattamente, tra le prime persone riconosciute c’è stato un amico di papà. Mi ha stupita che paresse gli ultimi vent’anni per lui non fossero passati, solo per un momento perché la sua voce baritonale sotto lo sguardo ammiccante di quand’ero bambina e voleva farmi fare disastri, mi ha richiamata

“Allora, cosa facciamo qui?!”
“Ciao..” non lo vedevo da secoli, non sapevo bene cosa dire
“Ma dai vieni qua!”
e avvicinatami ha passato un braccio attorno alle spalle scuotendomi affettuosamente.

C’erano molte persone, in quel frangente.
Avevo notato a stento i due grandi tavoli di legno coperti di bottiglie e teglie e ciotole di patatine o non so che, proprio mentre iniziavo a guardarmi attorno qualcuno si è avvicinato dicendo “Oggi allora!” e mi ero completamente dimenticata che quel giorno
fosse il mio compleanno.

 

 

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19 thoughts on “Secondo

  1. eh no! con le gambe paralizzate con cui ci avevi lasciato, almeno un’ondata violenta te la dovevi beccare, che rischiasse di abbatterti come un cavallo azzoppato. E solo allora, a stento sopravvissuta, ritrovare l’uso delle gambe.
    (e avrei da dire anche sull’amico di papà, magari lo dico al terzo)
    ml

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      • Ma ha un modo fantasioso di riferire la realtà. Vuol mettere? E’ anche meglio che inventarsi storie assurde! Almeno le descrive bene e con cognizione di causa. La legge, la roba che scrivono su internet? E si credono grandi scrittori, poi. Certi abomini che non leggerei manco a pagamento.

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      • Fuochino..
        Sì su internet – ma anche stampata c’è roba da chiodi – ci sono svariati personaggi convinti di scrivere molto bene che secondo me.. No per niente.
        Io a volte mi piaccio molto quando scrivo, non sempre ma a volte un sette pieno me lo do

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  2. Eh, avevo fatto una bella chiacchierata con un tizio a tal proposito, anni fa. Sullo scrivere, intendo. Molti non scrivono, fanno intrattenimento scritto usa e getta, secondo me. E’ molto diverso. Lo scrittore si rilegge, l’intrattenitore no. Boh, ci penso. Però questa piega narrativa mi è piaciuta molto, è insolita.

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  3. Just play whatever sounds good and do7;&821n#t worry about what other people are doing. So long as you like what comes out. Don’t try and write songs using a checklist and agenda like that, if you like thrash and groove, play it.

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