Sesto, fine.

Negli anni, gli incubi sono stati la cartina tornasole della mia realtà.

Per molto tempo non c’è stata via di fuga, nessuna possibilità di scampo: quando il mare mi si rivoltava contro rimanevo in sua balia;
se mi trovavo circondata da persone che sapevano esattamente cosa stesse accadendo mentre io non potevo capire, continuavo ansante a darmi attorno senza ottenere risposte;
quando mi perdevo in corridoi infiniti ostinatamente impegnati a prendermi in giro rimanevo persa
fino a che – terrorizzata e stanchissima – mi svegliavo.

Ora le cose stanno cambiando: riesco a sottrarmi alle burrasche, a dirigere le gambe lontano dai luoghi irragionevolmente affollati.

Le persone poi che compongono i gruppi ciarlieri e fastidiosi che mi si appiccicano addosso hanno specifici significati, li conosco uno per uno, come ne hanno di più ovvi – non meno fastidiosi – gli attori che nei miei sogni partecipano a dei faccia a faccia infiniti,
quelli sono peggio.

Solo chi produce un incubo, ha effettivamente la capacità di leggerne completamente il contenuto metaforico. Anche quando non sembra, solo noi abbiamo la chiave per leggerci davvero e non sono poi troppo sicura di piacermi molto, visto dove mi porto ogni volta che chiudo gli occhi.

Però un’altra cosa che solo da qualche parte spersa di noi può venire, è la voglia di cambiare, in meglio si spera.
Quindi va bene, non mi sto troppo simpatica ora ma va già meglio di qualche tempo fa, quando il cervello continuava a sottolinearmi ogni notte quanto non fossi capace di superare un po’ di maretta o tutta la paura che avevo del confronto con le aspettative presenti e passate, mie o altrui.

Ora, se quella stronza del piano di sopra la smette di scassarmi l’anima e il sonno, andiamo a vedere come me la cavo con i prossimi labirinti.

 

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37 thoughts on “Sesto, fine.

  1. Un commento che fece un mio amico matematico anni fa: “ma gli incubi non hanno senso! Nei sogni tanto hai il potere su tutto, giusto? E allora imponi le mani e fai esplodere qualunque cosa!” (si’, sempre fini psicologi, gli amici)

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    • Geniale! Comunque l’ho provato il lavoro del “sogno lucido” ed effettivamente spesso riesco a rendermi conto di essere in un incubo, solo che nei peggiori l’ansia impedisce di uscirne.
      L’unica è vincere dall’interno

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      • Che visione bizzarra. Io sono più realistica. Le nostre esistenze, al di là della sopravvivenza pura e semplice, sono solo complicate da quelle altrui. La condivisione tanto auspicata, spesso, è solo un mero desiderio: in pratica, è inesistente. Il resto è un insieme di parassiti che si aggregano sulla base della presunzione di una somiglianza inesistente.

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      • Non è cinica, è realistica. Lei scrive post per condividere qualcosa, forse? Immagino di no: le servirà come sfogo, passatempo, esercizio di scrittura. Io vengo qui, leggo ciò che scrive, lo associo ad esperienze personali o mi ispira riflessioni e/o sensazioni; se mi gira bene, gliele racconto. Altrimenti, no. Lei legge e risponde, oppure no; associa eventualmente alle sue, di esperienze, o ne trae ispirazione per tutt’altro. Finché il giochino le dà quel che le “serve”, continua; quando l’annoia, finisce. Non è parassitismo, questo? Ok, chiamiamola simbiosi, una versione più nobile.

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      • Direi di sì. Avevo riposto le mie ultime speranze nella virtualità, ma è un capitolo definitivamente chiuso. Non vedo altre forme di soddisfacente comunicazione possibili. Mi rifiuto di provare i social per principio. Dopo tutto, se non funziona nei blog con possibilità esplicative e discorsive decisamente maggiori, figuriamoci se può funzionare con un numero di caratteri limitato o con le faccine.

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      • Lo escludo CA-TE-GO-RI-CA-MEN-TE. Nel virtuale devo ancora incontrare una persona alla mia altezza. Ma è perché il livello è veramente basso, quando vai ad approfondire. Quindi ho smesso di approfondire. E’ tempo perso.

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      • Guardi, sono talmente disincantata che potrei persino accogliere la sua sfida. Tanto nessuno ha dimostrato anche solo un briciolo della mia serietà, finora. Figuriamoci il resto.

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  2. Mah, sono sensazioni che fatico a capire. Forse perché non ho praticamente mai incubi, nel sonno: del resto, se ne avessi, me ne preoccuperei moltissimo, visto che per mia madre sono stati l’annuncio anticipato del cancro. Tutte le notti si svegliava urlando, svegliando tutti quanti: sognava ragni neri e pelosi che le camminavano addosso. Un po’ come se il suo corpo la stesse avvertendo. Anni dopo, leggendo il libro Dall’altra parte, scritto da tre medici che descrivevano spaesati le loro esperienze di pazienti, dopo aver diagnosticato e curato per anni ad altri le stesse malattie che erano venute a loro, rimasi colpita dalla descrizione del professor Sandro Bartoccioni: dichiarò che prima della diagnosi, sognava spessissimo di avere a che fare con delle bestiacce nere e non ho potuto fare a meno di trovare delle analogie con quanto era accaduto anni prima a mia madre. Quindi, mi spaventerei da morire ad avere incubi di qualsiasi genere. Fossi in lei, mi farei un bel check-up.

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    • Che strano, comunque non è la prima volta che sento qualcosa del genere.

      Conosco bene i miei incubi, compresi quelli che riguardavano i miei malesseri: su quel versante ora va abbastanza bene 🙂

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      • A proposito, ho notato che descrive situazioni soffocanti: è sicura di non avere apnee notturne? Sa, il sogno è sempre un avvertimento: un po’ come quando sogni di fare pipì e ti svegli perché devi farla!

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    • Cosa vuole creare? Le basta tappezzare il suo quartiere con l’immagine che vedo accanto al suo nickname e un sacco di gente dormirà malissimo.

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      • Non credo che il povero signore sopra avrà incubi stanotte per quanto ho scritto. Per altro, di me, hanno scritto decisamente di peggio. L’unica conseguenza è stata un notevole raccapriccio per i disgustosi comportamenti di molti blogger. Ma, come vede, ciò non mi impedisce di continuare a mettere commenti e leggere quelli altrui. E mi creda, non lo faccio per divertimento. lo faccio perché è quello che ho pensato nel momento in cui ho ingrandito l’immagine. Mica penserà che sia veramente la sua!?

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      • Non saprei. Non ho mai bevuto un daiquiri, tanto meno alla fragola. Mi sono persa qualcosa? Io mi riferivo a quel bel viso rinascimentale che aveva postato tempo fa. Domenico ha la barba. Quelli con la barba sono tutti complessati. Hanno seri problemi di identità maschile. Si dichiarano solitamente estimatori delle donne, ma lo dicono solo perché sono sicuri che la barba non susciti alcun dubbio nell’interlocutore sul fatto che loro non lo sono, donne. Invece, il problema è proprio lì. Di solito hanno problemi con la loro parte femminile e idealizzano le donne al solo scopo di sentirsene distanti. Non a caso, sono quelli che le trattano peggio, in genere.

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      • In effetti, il pizzetto è più donante della barba. Ma non sta bene a tutti. Bisogna avere un bel viso, senza ciccia e lo sguardo vispo. Altrimenti fa tanto D’Annunzio.

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