Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 2 ebbasta!

Sabato ero tritata, tra i miei mille disturbi stupidi e l’insonnia insistente. 

Ora di sera, apro il messenger di FB e ci trovo – inaspettato – un messaggio di M. Il fatto che mi abbia provocato una sensazione molto fastidiosa ha chiarito come dice di essersi sentito lui le volte in cui gli ho scritto. 

Quindi non lo farò più (sono lenta, ma anche io imparo). 

  
Per i 40 minuti successivi alla lettura, ammetto di essere rimasta basita. 

Lulù: “Che peso” 

Mela: “Forse a modo suo voleva essere carino, sai quanto lo odio comunque” 

Bob: “Ma che cazzo hai fatto a quest’uomo? Per me, ti si vuole ancora fare“. 

Io: “Caro M, no: mi ero solo scordata e non avevo cazzi di avere a che fare con te e con i tuoi mocassini, invero terribili. 

Mi fa comunque piacere che ci pensi tu a colmare i miei vuoti: anche quando nulla faccio, al film ci pensi tu. 

Come mi riguardi quello che farai nelle prossime settimane, considerato come mi hai trattata negli ultimi anni e che ringrazi – in sostanza – del non rivolgerti la parola, rimane oscuro. 

Buon proseguimento.” 

Poi in realtà, al di là delle considerazioni degli amici e del mio monologo mentale sotto la doccia, ho pensato che sticazzi

Ho anche ripensato ai bei ricordi, a quanto l’ho amato da piccola, ai malintesi e a come sia triste che rimanga l’unica persona con cui non possa fare un brindisi alle cose belle condivise. 

(Eaquantosiarrabbierebbeleggendounacosadelgenerescrittasudilui)

Poi di nuovo sticazzi

Quindi:  

 
e ciao. 

Se mi devo guardare film altrui, almeno che siano belli. 

(Consigli? Sono a corto di cinematografia che meriti).
Edit: chiedevo di film veri! Da guardare!

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Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 

Alla soglia dei miei – sputtanatissimi – 30 anni, mi rendo conto che sì: sono sciroccata, disturbata, indisponente e chi più ne ha la smetta di aggiungerne che già lo so di mio, ma che pure chi me ne ha sempre dette di tutti i colori, proprio lineare non è. 

Io a M voglio bene. 

È stata la mia unica storia vera e propria, tutte le prime volte le abbiamo fatte insieme bla bla bla, a distanza di otto anni ce l’ha ancora con me, ultimamente ho provato – complice una maggiore presenza al paesello – a instaurare un rapporto cordiale, non è andata, pace. 

Venerdì nel tardo pomeriggio ci siamo trovate io, Lulù e Mela per uno dei soliti brevi aperitivi un po’ stanchi del fine settimana: Lulù ha due ciroli di cui uno nuovo-nuovo, Mela un impiego che chiamano “tirocinio professionalizzante” così possono non pagarla, io insonnia, frustrazioni, università e lavoretti che non bastano mai. 

Quando riusciamo ci vediamo per chiaccherare. 

L’altro giorno, più del solito, pareva mi fosse passato sopra un tram e chiunque mi incrociasse a quanto pare, ha sentito l’esigenza di comunicarmelo: “Oh, ti vedo sbattuta”, “ma che faccia hai?” eccetera. 

Cullo l’illusoria speranza che significhi quanto di norma io invece risulti sfavillante. 

Comunque. 

Noi amiche facciamo gli affari nostri e di chiunque ci venga in mente, nel tavolo di fianco si siedono due della vecchia compagnia, sotto alla tettoia in legno vanno accumulandosi personaggi che normalmente viaggiano in formazioni interattive ma separate tra loro. Lì per lì non ci faccio caso. 

Durante la bella stagione, al paesello il luogo di ritrovo di tutti noi semi-coetanei è una baracchina del centro sportivo.

Ad un certo punto arrivano M e coinquilino con una pila di cartoni da pizzeria d’asporto, secondo un complesso di norme non scritte, distanza e prospettiva permettevano d’ignorarci.

Scatta in fretta il coprifuoco-prole per Lulù “Torno dai miei figli, voglio piangere” e di Mela “Vado a prendere le pizze, voglio andare a letto”, io mi fermo a salutare un po’ di gente e il bimbo quasi nuovo di un conoscente, che non avevo ancora mai conosciuto. 

Il mio cranio rimbalzava all’interno di un’invisibile custodia semirigida foderata di chiodi, dico a Bob che mi stava a fianco “Ok, vado che son tritata”. 

– Ma come, non aspetti l’altro festeggiato?! 

– Eh..? 

– Ah ma non sei qui per i compleanni? Infiltrata! 

– Caz, ma di chi..? 

M e Taldeitali, ops.. 

– Caz, ciao 

Saluto, fuggo e addio: io e M non ci eravamo visualizzati frontalmente quindi per il regolamento vigente tra ex, potevo andarmene in silenzio.

Effettivamente qualche giorno prima mi era venuto in mente che sarebbe stato il suo compleanno, ma al suddetto regolamento mi sono sempre attenuta: “Auguri necessari solo al primo genetliaco dopo la rottura, utili a sottolineare la matura – a volte falsissima – assenza di rancore e addio”. 

La facevo morta lì, oscillando verso casa già non stavo pensandoci più.

Non so

Non so bene cosa fare ma lo faccio lo stesso, bene ma non benissimo. 

Non capisco gli altri, o meglio: li leggo bene, solo non mi riesce di trovare le stesse spinte ed è ora che le abbia e ora so che mi servono. Mi perdo in stradine che vedo solo io, devo essermele inventate.

Mi hanno consigliato lo psicologo e lo so che dovrei pensarci più che in teoria ma nella pratica non ci voglio andare, è una delle tante cose che finisco per usare male. 

Qualcuno ha detto che follia è ripetere la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. 

Allora prendo gli stessi ingredienti e li mescolo in altro modo. 

C’è una cosa che voglio fare e forse ora ho idea del come, poi magari verrà di merda. È una ricetta che non ho mai provato e si prospetta faticosa da lavorare, dolorosa da estrarre, complicata da snodare. 

Continuando sulla scia degli infiniti, stavolta sarebbe il caso – davvero – di provare.

Cose che mi irritano moltissimo – 1

1 – Adulti che rivolgendosi a bambini parlano come deficienti

2 – Gente in tenuta supertecnica lungo le mura esterne della città che cammina a lentezza imbarazzante

3 – Lui che ti dice “Ma smettila che non sto uscendo con nessuno” solo per darti due colpi

4 – Che lui ancora respiri

5 – Adulti che rivolgendosi a bambini parlano come deficienti a sordi, sotto la mia finestra

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COME CONQUISTARE UN HOMO SAPIENS IN SETTE SEMPLICI MOSSE.

Leggetelo perché fa straridere

Chiavoli a merenda

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Per iniziare alla grandissima il week end e rimorchiare in questo fine settimana il partner giusto per costruire insieme una storia basata su saldi principi come l’amore per il sashimi di branzino, ecco i miei consigli ispirati come di consueto a fatti realmente accaduti.
Via con l’eptalogo.

1. CREATE UN’OCCASIONE IN CUI POTERLO INCONTRARE.
Il primo appuntamento è ovviamente un momento cruciale. Dovrete mettere in bella mostra sul vostro banchetto tutti i vostri punti di forza e tutte le vostre abilità.
Come ottenere però un primo appuntamento? A questo dovrete pensare voi, sbizzarrendovi tra una vasta gamma di possibilità che vanno dal farsi coraggio e chiedere l’accendino a sconosciuti, all’armarvi di Uniposca e lasciare il vostro numero di telefono sulle porte dei bagni dell’Autogrill, senza sottovalutare in quest’ultimo caso la possibilità che oggi Whatsapp ci offre di attribuire un volto ad ogni pervertito.
Io ad esempio ho incontrato questo bellimbusto…

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Belle cose

Una cosa che amo nelle persone è il riuscire ad andare avanti senza restare legate a vecchi rancori. 

Ad esempio, di recente ho visto più spesso del solito M, il mio primo amore. Siamo stati insieme 5 anni e mezzo da ragazzini, ci siamo lasciati da 8 credo senza più vederci se non occasionalmente, nessuno dei due ha ammazzato parenti dell’altro quindi – seppure ci siano stati episodi antipatici da entrambe le parti – conservo un bel ricordo. 

Io. 

Lui nel giro di un paio di mesi in cui si sono succeduti sporadici contatti, mi ha chiarito che “non potremo mai avere un rapporto normale per come ti sei comportata tra il 2008 e il 2011” e che “possibile che ogni volta che ti sento sei la cosa peggiore della mia giornata” (testuale) 

chiaccherare del più e del meno è fattibile finché non viene nominato qualcosa che suggerisca l’esistenza di altri partner nell’universo conosciuto (questa è stata una mia impressione) 

più un paio di altre cose che avendo finito la pausa sigaretta non ho tempo di esporre visto che dubito meriti ulteriore attenzione ‘sta menata. 

Poi da sbronza avevo ottenuto un paio di condiscendenti “No no ma tranquilla non ce l’ho con te” e “sisi anch’io ti voglio bene” che – altra impressione – parevano falsi come Giuda – ma fa poi lo stesso. 

No, dicevo, mi piacciono molto le persone che non hanno più a che fare con i vecchi fantasmi e sono privi di animosità decennali che campano di rendita. 

Se ne conoscente qualcuna, magari presentatemela.

Parole sparse – 2

Online si trovano tante cose, a volte persino spunti per capirsi di più. 

È stato – ed è – un periodaccio, però a differenza di anni in cui annegavo in merda di plastica mi pare che questa sia merda vera, di quelle da cui magari non nascono i fior ma almeno capace di degradarsi, scendere di livello e lasciarmi respirare di nuovo. 

Motivo per cui mi sono anche un po’ rotta il cazzo di tutte le menate da autocrogliolamento e compagnia cantante, le frasi topiche (che nella mia testa sono massime spalmabili e io le creme le odio), le grandi verità

Io amo le belle cazzate.