Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 

Alla soglia dei miei – sputtanatissimi – 30 anni, mi rendo conto che sì: sono sciroccata, disturbata, indisponente e chi più ne ha la smetta di aggiungerne che già lo so di mio, ma che pure chi me ne ha sempre dette di tutti i colori, proprio lineare non è. 

Io a M voglio bene. 

È stata la mia unica storia vera e propria, tutte le prime volte le abbiamo fatte insieme bla bla bla, a distanza di otto anni ce l’ha ancora con me, ultimamente ho provato – complice una maggiore presenza al paesello – a instaurare un rapporto cordiale, non è andata, pace. 

Venerdì nel tardo pomeriggio ci siamo trovate io, Lulù e Mela per uno dei soliti brevi aperitivi un po’ stanchi del fine settimana: Lulù ha due ciroli di cui uno nuovo-nuovo, Mela un impiego che chiamano “tirocinio professionalizzante” così possono non pagarla, io insonnia, frustrazioni, università e lavoretti che non bastano mai. 

Quando riusciamo ci vediamo per chiaccherare. 

L’altro giorno, più del solito, pareva mi fosse passato sopra un tram e chiunque mi incrociasse a quanto pare, ha sentito l’esigenza di comunicarmelo: “Oh, ti vedo sbattuta”, “ma che faccia hai?” eccetera. 

Cullo l’illusoria speranza che significhi quanto di norma io invece risulti sfavillante. 

Comunque. 

Noi amiche facciamo gli affari nostri e di chiunque ci venga in mente, nel tavolo di fianco si siedono due della vecchia compagnia, sotto alla tettoia in legno vanno accumulandosi personaggi che normalmente viaggiano in formazioni interattive ma separate tra loro. Lì per lì non ci faccio caso. 

Durante la bella stagione, al paesello il luogo di ritrovo di tutti noi semi-coetanei è una baracchina del centro sportivo.

Ad un certo punto arrivano M e coinquilino con una pila di cartoni da pizzeria d’asporto, secondo un complesso di norme non scritte, distanza e prospettiva permettevano d’ignorarci.

Scatta in fretta il coprifuoco-prole per Lulù “Torno dai miei figli, voglio piangere” e di Mela “Vado a prendere le pizze, voglio andare a letto”, io mi fermo a salutare un po’ di gente e il bimbo quasi nuovo di un conoscente, che non avevo ancora mai conosciuto. 

Il mio cranio rimbalzava all’interno di un’invisibile custodia semirigida foderata di chiodi, dico a Bob che mi stava a fianco “Ok, vado che son tritata”. 

– Ma come, non aspetti l’altro festeggiato?! 

– Eh..? 

– Ah ma non sei qui per i compleanni? Infiltrata! 

– Caz, ma di chi..? 

M e Taldeitali, ops.. 

– Caz, ciao 

Saluto, fuggo e addio: io e M non ci eravamo visualizzati frontalmente quindi per il regolamento vigente tra ex, potevo andarmene in silenzio.

Effettivamente qualche giorno prima mi era venuto in mente che sarebbe stato il suo compleanno, ma al suddetto regolamento mi sono sempre attenuta: “Auguri necessari solo al primo genetliaco dopo la rottura, utili a sottolineare la matura – a volte falsissima – assenza di rancore e addio”. 

La facevo morta lì, oscillando verso casa già non stavo pensandoci più.

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20 thoughts on “Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 

  1. M?! Ma chi cacchio è?! Io ero rimasta a P e B, questo da dove sbuca? Signorina, faccia ordine nella sua vita se inventale, una buona volta.

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  2. Senta, ma perché non butta l’occhio su quel bravo ragazzo del signor Re? Sareste perfetti, insieme. Lui serio e posato, lei vivacetta, vi completate a vicenda! Almeno non è uno stronzo!

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  3. Senta, una brava persona è una brava persona SEMPRE, non a singhiozzo o quando gli fa comodo. Mi saluti il signor Re, quel caro ragazzo.

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  4. Io non ho nemmeno osservato la norma degli auguri un anno dopo la rottura. Sono sempre entrata in modalità “che si fottano”. Sono una persona poco matura…

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    • Ci sta, dipende anche quanto si è obbligati dalle contingenze ad avere a che fare con l’interessato.

      Io però – e sarà una tara – rimango sempre affezionata ai ricordi. Poi M è stato il mio primo amore, lui ricorda solo il brutto a quanto pare, io solo il bello.

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