2 – Dicevo, Ine.

Nei giorni scorsi ho avuto una breve ricaduta, in cui ho sclerato completamente.

Sono diventata bravina: da fuori si vede poco, ma quando succede è come svegliarsi una mattina dopo essere stati drogati nel sonno, di acidi. Un po’ fastidioso. E non dormo abbastanza, e quando dormo faccio incubi.
Due giorni fa, ho sognato che dovevano sottopormi alla stessa operazione che aveva fatto un’amica (sempre nel sogno), quindi vado sotto i ferri. Peccato che a me, perché riesca, devono staccare un piede e poi eventualmente riattaccarlo. Solo che, dopo averlo staccato, me lo lasciano da tenere e il piede inizia rapidamente a decomporsi. Anche il mio viso cambia: è sempre più bianco e alcune parti sembrano diventare di argilla secca, altre anneriscono.
Provo a portare il piede amputato in frigo, arrancando, perché lo scopo originale dell’operazione era rimuovere fette (senza razionale anatomico) di quadricipite della stessa gamba e non procedo benissimo così mutilata, ma quando arrivo davanti allo sportello, del mio piede sono rimaste solo le ossa che si separano e mi cadono di mano.

Insomma, è una decina di giorni che non dormo normalmente, sono così stanca che non ricordo di cosa ti stavo scrivendo.

Comunque, giovedì.
Giovedì sono salita e poi scesa dal treno, già con quel fermento da “Sono sull’orlo di una fase d’instabilità”.
Ho visto amici, ho fatto chiacchiere, ho fatto scatoloni.
Venerdì non me lo ricordo, forse nemmeno è esistito.
Sabato ho pranzato da un’amica che ha un bimbo piccolissimo e molto divertente, ma anche lei è tascabile e molto divertente, quindi non mi stupisco e la sera sono uscita con il suonatore di mandolino, te lo ricordi?!
Che matto… Ogni tanto ci vediamo, siamo diventati piuttosto amici nell’ultimo anno.
Comunque, Mik è fuori come un copertone.
Passeggiavamo per le bancarelle, ci raccontavamo cose e persone ed un certo punto mi dice
“Abbiamo appena incrociato la mia ex”
io, che dal vivo non l’avevo mai vista ma mi ero sciroppata interi album amorosi su FB, stavo giusto dicendo “Mi sa che non saprei nemmeno riconoscerla…”, quando una scheggia biondiccia e lentigginosa si è parata davanti a lui, a un centimetro dal suo naso.
“Beh, neanche mi saluti?!”
Seriamente: non avevo mai visto un sorriso così tirato. Tutti quei denti in una volta sola, erano inquietantissimi. Ho arretrato spontaneamente di due passi, penso sia la seconda volta in tutta la vita.
In una manciata di secondi, si è aggiunta all’allegra e traumatizzata combriccola una signora bassa con lunghi capelli stopposi – un misto tra una fattucchiera e la signora dei piccioni – e un tizio che definirei affettuosamente “minus”: aveva una gran fretta di presentarsi, ansimava, e palesemente non capiva un cazzo.

Comunque, la ex fronteggiava Mik, che rispondeva a monosillabi un po’ scocciati.
“Allora ti laurei?!”
“Sì sì”
“Bene, io sono stata assunta!”
“Ah, brava”
e via così.
La cosa tragicomica, è che quei due – in teoria – si dovevano sposare.

All’inizio dell’estate, avevano iniziato a comparire su FB post allusivi.
Ora, io ad un certo punto avevo oscurato Mik, perché quando è in fase entusiasta più che un profilo social, la sua pagina FB diventa un cazzo di fotoromanzo. Due amici pettegoli però, mi avevano fatto pervenire la notizia:
“Oh, ma Mik che si sposa??”
“Ma con chi…?”
“Eh con ‘sta tipa che ha conosciuto a lavorare…”
“Ma quando?”
“Boh, tre mesi fa?”

Noi non conoscevamo le esatte circostanze della bazza, ma conosciamo abbastanza lui.
“Quindi, quando la molla?”

“Dipende…”
“Tu che dici?”

“Allora, le opzioni sono tra: molto prima, la settimana prima e la settimana dopo”.

Noi non conoscevamo le esatte circostanze, ma Mik me le ha raccontate una volta concluso l’inquietante incontro e allontanatici da lì, perché era tutto molto poco chiaro: era stato veloce (questi in 4 mesi hanno fatto e disfatto, io in 4 mesi manco ci dormo, con qualcuno) e pareva fosse tutto un viaggio mentale di lei, ma era impossibile che lui non ci avesse messo del suo.

“Beh Tazza lo sai come sono fatto io quando m’innamoro”
“Incauto…?”
“Ma sì, ma sì, io mi lancio, faccio le cose per trasporto…”
“Eh ma pure lei era innamorata, c’aveva creduto e c’è rimasta male quando l’hai mollata. Considerato che era la prima volta in cui vi incontravate dal ciaone…”
“Ma sì, ma hai 37 anni, puoi anche capirle certe cose…”

Eh sì, Mik, aitante e stronzissimo trentenne, è andato a illudere una donna già in para con il proprio orologio biologico.
Per farla breve, salta fuori che lui le aveva detto “Beh io mi laureo, tu finisci, potremmo anche andare a convivere a novembre”
e lei avrebbe risposto “Eh io però non convivo senza sposarmi”.

“Quindi io ho detto ok” mi confessa.
Mik ma sei scemo?? E ti stupisci che sia incazzata?” (questa sono io, con gli occhi sgranati e il terrore di incrociare di nuovo la ex tra la bancarelle piene di spiedi roventi).

Vabé, comunque in mezzo a tutte queste chiacchiere, io e Mik abbiamo diviso una grigliata argentina, seduti sotto un orrido gazebo a fianco del quale passavano un sacco di persone;
è stato lì che Mik mi ha detto “Beh, guarda chi c’è”.

E c’era Lui, che io non credevo avrei mai potuto rivedere.

Lui, neanche un “amico”: uno di quei conoscenti a cui sono legata per una gag di quelle che restano impresse.
Uno di quelli che non senti, ma di cui pensi “La prossima volta che lo becco devo troppo dirgli ‘sta menata”.
Uno di quelli che non avrebbe alcun motivo, per non esserci per sempre.

Se non che, un paio di mesi fa, Lui è andato a farsi controllare perché aveva un disturbino e la sua tac era piena di stelle, nubi, pianeti e intere galassie
dove dovevano esserci solo cervello e polmoni.
E io non potevo dirlo a nessuno
e non avrei nemmeno dovuto saperlo.
Poi la cosa è uscita: qualche familiare lo ha raccontato in ospedale, ha girato al di fuori del segreto professionale. Sempre sussurrato, perché a quell’età non ti aspetti una cosa così, perché non sono fatti tuoi.

Quando Mik mi ha detto che stava passando di lì, sono corsa a salutarlo. Devo aver corso davvero lentamente:  l’ho raggiunto, e aveva una decina d’anni in più di come lo ricordavo.

 

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