I nodi nei pensieri

Sono stata a trovare Ine, ex coinquilina tenerella, dottoressa, con un bimbo bellissimo e il corpo di una hostess svedese; peccato che sia pieno di ossa rotte.

Ho iniziato a scrivere dei due giorni passati con lei, ma è complicato, perché abbiamo tanto parlato e – per lo più – di cose orribili, perché orribili sono stati i suoi anni con Quellolà.

Mentre parlava di quello che aveva subito, dal continuo essere sminuita, non considerata né amata, criticata per i sentimenti più basilari (“Ho capito che ieri è morta tua nonna, ma che due coglioni tornare a casa con te che piangi”), tradita e mi fermo (perché sono cazzi suoi e perché potrei andare avanti ore)

cercando di razionalizzare, le ho detto: “Quellolà è talmente coglione che non lo faceva magari nemmeno per farti male. È che non gliene fregava un cazzo”

e anche se non era quello che intendevo, sentivo strisciare nelle mie parole un’indesiderata vena di giustificazione, o almeno di spiegazione.

Ora che è trascorsa quasi intera una settimana da quei due giorni là, e ho badato di digerire solo il pallido racconto del guano in cui lui l’ha fatta stare, ho bisogno di ritrattare.

Perché non c’entra una minchia che lui l’abbia fatto deliberatamente o no: come ci comportiamo è una nostra responsabilità.

E lui le ha gocciolato addosso, giorno dopo giorno, sera dopo sera, sputi di disprezzo.

Non era mai abbastanza bella, abbastanza allegra, abbastanza disponibile. Non era mai abbastanza.

Ci ha provato di demolirla, per anni. E non ce l’ha fatta perché Quellolà rimane una mezza sega, uno di quelli che nemmeno con ogni risorsa a loro disposizione saprebbero atterrarti.

Era lei, che desidera tanto una famiglia, a prostrarsi. Lui non l’avrebbe scalfita di lontano, se lei non gli avesse guidato la mano.

Ma non è abbastanza; mica lei: non è abbastanza che lei fosse disposta a incassare

non è abbastanza che lui sia meno intelligente

non è abbastanza che il figlio fosse stato un “incidente”.

Niente di tutto questo, né di tutto il resto, è abbastanza.

Mi manca ancora un po’, per processare quei racconti e arrivare alla fine del mio filo del pensiero. Adesso si blocca su un nodo, che per quanto mi riguarda, è tutto odio.

Annunci

13 pensieri su “I nodi nei pensieri

  1. L’odio ha molto a che fare col disprezzo, è verissimo, ci ha preso. La gente che mi parla di nemici, odiati, che avrebbero qualcosa da insegnati mi fa ridere. La gente che disprezzi non può insegnarti nulla. Solo un tuo pari o superiore può insegnarti qualcosa. A stare con la gente inferiore, ci si ritrova solo prostrati.

    Piace a 1 persona

    • Mi spiace, questo tipo di rottura dentro io posso solo immaginarla.
      Il bimbo di Ine dice che lei ha una “bolla sul cuore”, quando la vede triste. E lei è d’accordo con questa definizione.
      Da fuori, sembra azzeccata anche a me.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...