Lo scrivo qui per obbligarmi a farlo – consigli ben accetti

Da ormai qualche mese mi ero proposta di registrare un paio di video.

Tra l’inizio da Zack e l’ancora precedente visita dal Dr Luke lo psichiatra, è un pezzo che la ripresa della salute mentale si è prepotentemente fatta strada nelle mie giornate.

E va là!

Come sempre, parlo relativamente poco di affari miei (preferisco scriverne) ma è anche vero che ho pochi filtri.

Quindi, se nei primi tempi mi veniva domandato come stessi o qualcun altro dei convenevoli che mi annoiano molto, rispondevo cose tipo “Mah, insomma: ho il cervello inceppato. Lo psichiatra dice che si può mettere a posto ma ci vorrà un po’”.

Oh: mi si fa una domanda, io rispondo. O vado via, dipende.

La solfa “ciao-bene-grazie-tu” mi fa venir voglia di prendere a schiaffi l’interlocutore, talmente l’ho sentita. Ed è anche profondamente ridicola per almeno un altro motivo: che le cose non vadano bene già è faticoso, fingere non sia così è ulteriormente faticoso e a me rompe infinitamente il cazzo parlare di nulla;

non so: a ‘sto punto martelliamoci direttamente i trillici a vicenda, quando c’incrociamo.

Se ho un po’ di tempo, mi piace aprire la strada:

Ciao! Come stai?!

– Insomma: mi hanno detto che sono matta, a parte questo tranqui. Tu?

– … ahah…ah, io… bene…

Ma “bene” COSA, che i tuoi muscoli del collo son più tesi dei tiranti di un tendone da circo e stai serrando tanto tra loro i molari per mantenere in postura il sorriso, che ti si sgretola la batteria di otturazioni.

– Ah sì? Sembri un po’ di fretta, tutto ok…?

(Il “di fretta” suona sempre meglio di “teso/a” o “stanco/a” e tendenzialmente le donne si agitano meno così: più di frequente le femmine preferiscono tentare di dissimulare rogne e fatiche, altro discorso con i maschi, a prescindere dal sesso poi dipende da persona a persona partendo dal presupposto che la confidenza non è molta).

BRAM!

A questo punto ti ascolti il problema o qualcosa che ci va vicino, incoraggi un po’ e l’altro se ne va un po’ meno peggio di come è arrivato. Almeno ha ricevuto interesse.

A parte le mie collaudatissime tecniche, la quantità di reticenza e terrore davanti a qualunque cosa riguardi il cervello, è tristemente ironica.

Siamo messi così male, che ci spaventa l’idea di prenderci cura del nostro cervello ma non delle nostre ginocchia.

Ora, capisco che sia desolante il numero di persone che usano più le rotule dei neuroni, ma insomma: non serve un gran volo pindarico per rendersi conto dell’ordine corretto delle priorità.

Non dico tutti dovrebbero andare in terapia, anche perché si tratta ingiustamente di un trattamento di lusso per ora, ma cercare di trattarsi meglio dentro al cranio con almeno un quinto dell’attenzione che mettiamo in quello che mangiamo, dovrebbe essere scontato.

Di qui, vista l’impossibilità di fermare tutti per strada per erogare lo stesso promemoria, considerata la facilità con cui si può realizzare, un qualche video sul tema a riguardo penso potrebbe aiutare.

Anche solo a sentirsi meno soli.

Solo che mi vergogno – vado forte live, ma in video… – e trovo scuse e non è immediato trovare un registro adatto a più persone alla volta.

Quindi, oggi inizio a provare e lo scrivo qui per prendere un impegno a scadenza entro la fine del mese (vorrei prepararne più di uno prima di metterne fuori).

Vediamo come va.

È una puttanata?

81 pensieri su “Lo scrivo qui per obbligarmi a farlo – consigli ben accetti

  1. Metà lupo?! Stia attento, ho appena letto che è nato il Patto del lupo e vogliono farne fuori parecchi. Col dilagare dell’impotenza maschile, la caccia va alla grande, in questo paese. Dal pistolino malfunzionante al fucile sventrapapere il passo è breve, per i microcervelli.

    Signorina, credo che il video possa essere un’ottima soluzione. Premetto che io non lo farei mai, anche perché nutro un’avversione sempre più preoccupante per tutte le forme di tecnologia moderna, però ho visto un caso in cui ha dato brillanti risultati. Un uomo imbranatissimo e imbarazzatissimo, un autentico pesce fuor d’acqua, ha acquisito una disinvoltura incredibile nel gestire se stesso nel corso degli anni: la differenza tra il prima e il dopo è palese . Almeno esteriormente, interiormente non saprei, visto che non lo conosco così bene. Quindi penso che la sua idea non sia così male: magari inizi mostrandosi di profilo o di spalle; o di faccia con un grosso paio di occhiali, anche se la prima soluzione mi sembra migliore. Boh, qualsiasi cosa decida di fare, deve sentirsela: le cose forzate o su consiglio di altri, non funzionano mai o riescono male. Io la leggerò in ogni caso, a prescindere, e se mi andrà commenterò. Ad maiora.

    P.S. È tutto molto difficile, in questa vita: ma ogni tanto è possibile dimenticarsene per un po’ e fare cose che, altrimenti, non si farebbero mai.

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  2. L’ironia (auto e non) dei tuoi post per me è già una medicina. Un tuo video lo guarderei volentieri (per la cronaca: ho appena fatto un ciclo d’infiltrazioni al ginocchio…).
    Capisco l’impasse. Io live e di persona sono una messo molto male. Ancora, ancora qualcosa può arrivare per iscritto. Ma tu parti meglio. E poi un video registrato con calma è come un brano scritto, per certi versi. Serve concentrazione e un po’ di allenamento, direi. Si può fare…

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  3. Se nel video sarai brava la metà di quanto lo sei di solito nei post, direi che, dal punto di vista del pubblico, ne varrà sicuramente la pena. Se poi consideri il ciarpame medio che circola su internet, direi che sei quasi obbligata a farlo ;).

    (Momento esticazzinoncelimetti;
    Una volta incontro una vecchia conoscenza: “Come stai?”, mi fa.
    “Non troppo bene, a dire il vero”.
    “Ahi F., non sai che si risponde sempre bene? Una risposta diversa imbarazza.
    Ed io, che ero in pieno periodo depressivo, se non avessi avuto i tiranti del tendone nel collo, sarei partito di testata. Nucleare, probabilmente.)

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    • Troppo buono… mi trovo meglio con le detrazioni che con i complimenti 😅

      La conoscenza forse voleva fare la simpatica, con scarsi risultati.
      Chissà perché l’empatia spaventa più della distanza… è un argomento interessante.
      Anche parlando con Alck in questi giorni, si diceva della paura di aprirsi per poi trovarsi eventualmente di fronte sensazioni negative.

      Nella mia esperienza, il negativo è meno oneroso del distaccato, ma serve un po’ di allenamento.

      Stai meglio ora?
      Hai iniziato a salutare con un medio questa persona?

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  4. Credo che la conoscenza intendesse letteralmente quello che ha detto, ma posso risparmiare il medio per altre circostanze, non la vedo più :).

    Credo che serva allenamento per entrambi, e che poi diventino entrambi abitudini. Anche il distacco ha i suoi svantaggi, con l’aggravante forse che sono molto più difficili da sgamare. Una volta che ci sei dentro, hai davvero la sensazione che il mondo finisca lì.

    Ora sono nella “coda”, è passato solo il periodo acuto, ma è davvero un processo lunghissimo. Grazie per l’interessamento :).

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    • Awww, grazie!

      I selfie non piacciono molto neanche a me: quelli che ho vengono tutti da conversazioni in cui costituivano parte del messaggio. La mia foto profilo su FB era insieme agli auguri per una vecchia coinquilina con cui si scherzava delle bocche messe così, quella in cui mi lavo i denti era la risposta a un messaggio di Alck (“Sei pronta?”) cose così 😬

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  5. Inoltre, mi va di dirti che quando ero adolescente, ma forse anche poco meno che tale, ero in fissa con questa storia del “come va bene grazie”, tanto che andavo in giro provocando reazioni varie, incalzando con un “Ma bene in che senso?”. Tutt’ora, sebbene abbia cambiato modalità, tendo ad eludere la domanda in sé, quando l’interlocutore è evidentemente poco incline al parlare di sé.
    Comunque sia, da quando vivo a nord, ancor più forte è la tentazione di scardinare tutto questo bon ton di superficie e portare il disagio sociale in strada, tramite un “come stai realmente? Sei felice?” chiesto così, su due piè…

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