Comunque, mi dispiacerà, quando sarà morta.

“Scusa sai, bella, se ogni tanto suono per cercare la nonna”

dice l’arzilla scassaminchia ottuagenaria, a cui mia nonna fa mille salamelecchi per poi chiosare – chiusa la porta d’ingresso alle spalle – “du maron“.

“Tranquilla Berta” rispondo io, col tono di chi sta cagando un mattone.

EPOILORIFÀ!

Suona il campanello alle 7.15, di sabato, di domenica, per squillare – con frequenze inaudibili dall’orecchio umano: si avvertono perché mettono in vibrazione nervi e gonadi – niente di urgente nel mio cranio direttamente.

“Scusa Berta, se ti cago davanti all’ingresso” sarà la mia prossima risposta.

Ma a me hanno insegnato che non si scassa l’anima di mattino presto e alla gente in casa

e che gli anziani vanno rispettati. Anche quando non se lo meritano.

Quindi aspetto di cacarle davanti alla lapide: i miei sensi di colpa farebbero uno sforzo, ma sarebbero invogliati da poterla coprire di fiori.

Edit: post dovuto a bruschi risvegli in attesa salisse il caffè. Ora sono giunta a più miti consigli, ma resto incazzata. Più educatamente.

19 pensieri su “Comunque, mi dispiacerà, quando sarà morta.

  1. Chi suona prima delle nove, dopo l’una e prima delle quattro è un cafone. In questo caso, è un’anziana, ma sempre cafona resta. Vista l’età, dubito che impari tardivamente le buone maniere. Quindi, va redarguita.

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