Il punto delle storie

Il punto delle storie, inteso come centro, non so quale sia: ho sempre avuto una mira di merda.
Lanciavo un accendino all’amico di fronte, colpivo un ignaro passate tre vicoli più in là
lo stesso con gli accidenti
incidenti
male ai denti.

Ero di quelle, un po’ sfigate, che di puntini di sospensione preferiva usarne due.. perché dopo il terzo la frase è finita e va la maiuscola, giusto?
Non mi piacciono le maiuscole, mai stata sicura di aver finito una frase, un pensiero, una fase. Non sono sicura.
Lasciatemi stare
a porte spalancate
a poste mai inviate
che a me piacciono i termini scaduti, addii non pervenuti, i trapassati andati.

Ho cinque voci in testa, almeno.
Sono tutte mie, e anche a cranio pieno, ci sono buchi in testa
lo spazio che, se resta, nella ressa, ti fa passare avanti
schivare tra gli astanti chi mette un punto fermo.

Mi fa schifo l’inverno, col buio dentro e fuori
se cado tra i colori, mi sento più tranquilla
se tutto fuori brilla, almeno ho qualche luce
se il clima le produce, io vedo e sbaglio meglio
le scelte fatte a raglio, saltelli e asinate
un mare di merdate, disposte tutte a cazzo
e vie infilate a razzo, finendo la benzina.

Sì: sono una cretina.

24 pensieri su “Il punto delle storie

  1. P.S. Ho sbirciato le sue foto. Interessanti. Non so come dirglielo. Ha una faccia troppo intelligente e uno sguardo troppo pulito, per avere una vita serena e tranquilla. Sempre che non siano foto di qualcun altro, ovviamente.

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