Il punto con Alck

Nelle puntate precedenti: io non ne volevo più sapere, lui era un po’ spaesato ma talmente concentrato su sé che va bé, non mi sono stupita.

Se nelle prime fasi di soffocamento di un mese fa avevo mantenuto la calma, poi mi è caduta, si è frantumata e mi sono girati sul serio i coglioni.

Nelle puntate su watsapp: inviati podcast di svariati minuti fino a un massimo di sette, con una serie di robacce in fila, tutte tratte da una storia vera;
sfortunatamente, la nostra.

Nella penultima puntata: dopo una serie di messaggi incazzati – motivatissimi – scambiati per giorni, una sera ha insistito per parlare con me.

Una cosa figa di Alck è che posso dirgli più o meno qualunque cosa e non mi fa mai sentire sbagliata, quando mi ascolta.
Gran parte del problema è che non mi ascoltava più, e io non ho mai rincorso nessuno per parlare: se ti va, volentieri, se no fa lo stesso. Detesto impormi: mi vergogno. Litigo per affermare quelle che penso siano grandi verità, io resto una mezza truffa.
Nei mesi, una serie di sue pare avevano avuto la meglio, le mie ci erano andate a nozze sposando il disagio, e ci siamo trovati sconosciuti. Ore e ore passate insieme al preciso scopo di allungare distanze.

Penso sia la prima volta che, in una storia di coppia, lo sbrocco della pazienza non abbia chiuso la scena ma aperto il sipario.
Mi era già capitato, solo con amici: quelli scambiati pergrandi infatuazioni, lette male da entrambi e planate felici dove devono stare.

Trovo un po’ strano che con qualcuno tanto simile a me siamo arrivati a non sopportarci per implicita scelta, e d’altra parte ovvio e scontato. Come i finali troppo banali che ti fanno dire “Ma dai: non può davvero essere così”.
E invece.
Gli esseri umani non sono tanto originali quanto amano credersi.

Alla fine, forse, abbiamo risolto. Con la più ovvia delle strategie che un sacco di volte ci s’imbarazza a provare sul serio: troppo nudi, se si parla davvero. Più che davanti all’altro, di fronte a noi stessi. Dare voce a qualcosa che urta significa ammetterlo senza via di fuga.

Insomma, per ora è andata così: al primo riabbraccio, ho creduto poco. Sull’onda del patema ci si allarga sempre. E così per il secondo, terzo, quarto, fino al sedicesimo.
Al sedicesimo riabbraccio onesto e incerto com’era stato all’inizio e poi scappando da parti opposte non c’era stato più, ho pensato che sì: potevamo andare.

Dove non si sa e gran chissenefrega: per “affanculo” c’è sempre tempo.

12 pensieri su “Il punto con Alck

  1. Che bel post. Se l’avesse scritto una donna di mezza età. Ma lei non è di mezza età. Figliola, si trovi uno che la costringa a smettere di pensare a qualsiasi altra cosa, perché lui è l’unica cosa a cui le va di pensare! Se non lo fa ora, quando lo farà mai? Per le elucubrazioni c’è tempo, dia voce ai suoi ormoni e all’impulsività, per bloccare il cervello è un mix azzeccatissimo.

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    • Me l’hanno sempre detto che sono vecchia dentro 😁

      Cosa devo dire Silvan?
      Lo Sturm und Drang mi ha stomacata già da un po’ e forse per qualcuno esistono e vanno bene i rapporti pronti all’uso, ma io ho le mie fisime, lui ha le sue e al momento è molto divertente prendercisi un po’ per il culo a vicenda a riguardo.

      In passato, avere il cervello frullato è sempre stato un grosso problema, se può essere un punto in comune, a me gasa.
      E bloccato l’ho avuto per così tanto tempo, che è esattamente la cosa che voglio evitare.
      Di questo, gli ormoni non stanno affatto soffrendo, anzi.

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    • Ah dev’essere il mio ultimo post su Instagram: Rebecca West.
      Morta nel 1983, scrittrice.

      Ero al supermercato con Alck e sfogliavo libri nel reparto all’ingresso.
      Ho preso in mano qualche romanzo sparso e sembravano tutti scritti dalla stessa persona, noiosa. Poi ho adocchiato un tomo gigante e, superata la fascetta che mi comunicava fosse piaciuto al fastidioso Baricco – ho letto due frasi.
      Bellissimo.

      Il libro si chiama “La famiglia Aubrey”, primo di una trilogia.
      Penso le piacerebbe molto: la voce narrante è di una delle figlie, che scrive da adulta ma con un misto di lucidità infantile e rassegnazione a come poi è andato il futuro (di cui però non fornisce grandi anticipazioni) che davvero rapisce.

      È scritto talmente bene che per le prime cento pagine ho oscillato tra l’innamoramento romantico e l’invidia più bieca.

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      • Accidenti, mi ha incuriosita. Dovrebbe tenere una rubrica, ha un modo molto avvincente di descrivere qualcosa che le è piaciuto. Dal che deduco che il signorino Alck non le piaccia per niente. Dimenticavo. Che ne è del suo progetto video?

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      • 😂😂😂 povero Alck!

        Però è corretta l’osservazione, solo che manca di un dato: Alck è molto riservato, e anche se non diffondo tra conoscenti questo blog, qualcuno dei miei amici lo legge e cerco di essere misurata prevalentemente per la sua privacy. Con chiaro risentirne nell’aspetto qualità.
        Peccato: ha paturnie molto interessanti!

        Video: domattina, visto che avrò a disposizione sia monte ore che postazione, collaudo un paio di tentativi. Sono entro i tempi prospettati, quindi tutto bene (poi ovviamente mi sono venute in mente altre seimila cosa che neanche Spielberg, ma è già tanto se spiccicherò parola).

        In questi giorni sto cercando di mettere avanti un romanzo (che non so se sia) breve, per averlo pronto alla fine di ottobre e vedere se me lo considera qualcuno o se lo caccerò su Amazon da me.

        Aggiornamenti conclusi.

        Comunque la West ha definitivamente vinto il mio cuore quando ha spiegato come l’acqua da piccoli sia più buona bevuta dalla tazza anziché dal bicchiere e da adulti viceversa. Un’adulta che lo ricorda, per quanto mi riguarda, non ha bisogno di molte altre credenziali.

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      • Che bello, c’è ancora qualcuno che si preoccupa della riservatezza altrui, che meraviglia. Lei è una mosca bianca!

        In bocca al lupo per il suo esperimento!

        P.S. Non ricordo di aver mai bevuto acqua da una tazza, anche perché la bevo da sempre gelata e gassata. In tazza non direbbe niente. Però in tazza ci prendo il caffè doppio la mattina, allungato con un po’ di latte tiepido.

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      • Diversamente, non la prenderebbe benissimo 😂
        Non che gliene freghi del blog o controlli, anzi…

        Crepi grazie! Secondo me nel giro di qualche giorno, il primo lo metto qui.

        Infatti l’acqua in tazza piace se si è bambini
        da adulti il bello finisce. Peccato: era bello sentirsi felici per un recipiente 🙂

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  2. “Troppo nudi se si parla davvero”
    Bella questa frase la faccio mia
    Non potevi scrivere cosa più veritiera
    Troppo spesso si dicono cose a metà per celare la parte più profonda di noi stessi…e così non si arriva mai al dunque..non conoscerai mai realmente la persona che si ha davanti..o accanto!!

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