‘Sta rottura di cazzo della felicità

L’altra sera, chiacchieravo con Lalù.

“Oh ma hai visto Famoso Cuoco Salutista?”

“Chi…?”

Famoso Cuoco, quello delle ricette salutari…”

“Ah, quel mezzo cazzaro che sosteneva esistessero le prove che i latticini fanno venire il cancro? Ho presente: lui e la Ferragni mi escono di continuo nei suggerimenti Instagram e almeno lei parla solo di quello che sa”

“… Sì, va bene…”
(quando parto per la tangente, Lalù mi fa finire ma non si perde con me perché stringe il filo)
“… quindi non hai visto cos’ha fatto?”

“Noneeee, spiega”

“Ah niente: sembra abbia mollato la sua compagna e adesso stia con un tipo, nelle storie di Instagram mette un sacco di filmati di loro due”.

Ne parliamo un altro po’, poi il discorso muore lì.
Il giorno successivo, quando mi compare un’immagine del suddetto tra i post suggeriti, apro e vado a vedere e pare proprio sia così.
Avanti ancora un paio di giorni, caso vuole sia il suo compleanno e posti (lui) una vecchia foto da bambino, che io apro e di cui leggo la didascalia senza far subito caso sia sua.

Un panegirico sul fatto che i quaranta siano la decade della coscienza di sé e del capire, dato incontrovertibilmente sostenuto da studi scientifici (?), del lasciarsi finalmente alle spalle certe persone e un’altra fila di banalità olimpioniche.

Ma io dico, ti sei riprodotto tre anni fa con una tipa che era tua morosa da anni
non potevi arrivarci prima?
Che preferivi il pisello non ti aveva mai solcato i pensieri?

Banalissimamente, io m’incazzo perché m’immedesimo nella figlia.

Ma ti pare che tuo padre lasci tua madre, perché dopo tre anni dall’avvenuta fecondazione (e a pochi mesi da post melensi sulla vita famigliare) ha capito di aver trovato se stesso?
Prima dormiva?
Ma chi è, Joey Potter? Almeno nella serie TV lei aveva 16 anni.

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(Ho cercato senza successo la scena di Dawson sbronzo al proprio compleanno, che percula Joey e la sua ricerca di se stessa, guardando sotto al tavolo e dietro al divano).

Ora, al di là della critica diretta
(sìsì, ognuno ha cazzi di cui non si sa da fuori, bla bla bla, politically correct come se questi sketch fossero una nnnovità sul panorama mondiale)

la mia domanda sarà sciocca:

è legittimo anteporre la propria felicità a quella delle persone coinvolte nelle scelte compiute?

Perché, se la matematica non m’inganna, qui si è 2 – 1.

E la cinna, ora piccola e sicuramente curata attentamente da entrambi i genitori (bla bla bla politically correct) fisso che non uscirà indenne da una roba del genere.
Poi, non è che la ex compagna meriti meno solidarietà perché è adulta: passare dalla famiglia fastidiosissima di cocainomani apparenti stile pubblicità Mulino Bianco a una alla Özpetek, insomma… Non dev’essere facile.
Mica l’avevano scelta a caso, la nata sconsolata Margherita Buy.

Altro esempio: tipa nel paese di fianco al mio, che mollò il padre del proprio figlio
per il nonno.
Ma comecazzo ti viene in mente…?

Non lo so.

Capisco che chi vive il dissidio interno personale e cazzi e ammazzi, è persona a sua volta e non infallibile bla bla bla

ma a me continua a sembrare una grave ingiustizia, il continuo fare i propri comodi, a prescindere da chi lasci indietro.

Anche perché il rincorrere a tutti i costi la felicità – reso evidente che è solo della tua che ti frega – porta inevitabilmente a collezionare vittime: sono pochi i rapporti unicamente popolati da estatica gioiaCum fegna?
Cambiamo ogni volta che ci tira il culo? Passiamo la vita usando gli altri

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come serial filler?

Riempiamo i nostri vuoti con gente a caso finché ne ha, poi una volta esaurita la funzione, addio-ciaociao-aufwiedersehen-goodbye?
Boh, a me ‘ste cose fanno venire nostalgia dei tempi in cui mia nonna era vigorosa e implacabile e se non arrivava al bersaglio con lo schiaffo pedagogico, ti tirava dietro granate di coca-cola in lattina (che vendeva in bottega: munizioni infinite).

Non so: sbaglio io?
Sbaglio io nel pensare che lo scopo della vita non sia sentirsi sempre al Luna Pork e che sia da codardi del cazzo arrogarsi il diritto di rompere ogni patto, tanto si può?

Più che in altre occasioni, mi pare appropriato un: ficcatevela in culo, ‘sta cazzo di felicità.

 

15 pensieri su “‘Sta rottura di cazzo della felicità

  1. Serial filler è meravigliosa, vorrei averla detta io. Aver appreso dell’esistenza dell’analisi transazionale mi ha illuminato sulla questione che solleva nel post. Le relazioni sono transazioni, né più né meno; non c’è da stupirsi se il fine di tali transazioni sia farsi i propri comodi, anziché quelli altrui o porsi persino il problema se sia giusto farlo. Che dire? Io, mio padre l’ho disprezzato per molto meno e torniamo a quanto avevo scritto qualche tempo fa in un commento ad altro suo post: i genitori possono essere delle autentiche merde ed è gratificante superare quell’orrendo mix di devozione e rispetto nei confronti dei genitori che ricorda tanto l’atavico timore di un dio qualsiasi. Sono solo due poveri diavoli pieni di difetti e con qualche pregio, in preda alla frustrazione per chissà quale ambizione: il problema è che si aspettano venerazione e affetto, cosa possibile finché non arrivi a conoscerli un po’ meglio. Dopo di che si può mandarli entrambi affanculo. Proprio ciò che auguro alla povera figliola.

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    • Eh, c’è chi la vede così ed entro certi limiti sono d’accordo
      MA!
      da testimone trentennale di storie e poi famiglie molto ben riuscite, non riesco proprio a immedesimarmi in quell’ottica lì.
      Se costruisci una famiglia non lo fai per viverci dentro a tempo determinato: ne diventi un muro portante. Tutto il resto, per me sono cazzate.

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      • Vabbè, se entriamo nell’ottica di tutto ciò che richiede l’uso del condizionale (si dovrebbe, bisognerebbe, sarebbe meglio, ecc.) parliamo di illazioni. Sarebbe auspicabile un maggior senso di responsabilità nelle relazione, ma prima bisognerebbe eliminare fisicamente quelli che si comportano di merda o, almeno, castrarli. Lo trova realizzabile? Io no.

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      • Lol, ma no 😂

        Però mi intristisce la dilagante visione usa e getta del tutto.
        È come la plastica: nata per durare e impiegata per involucri e cannucce che si buttano dopo l’uso. Che cazzata.

        Allo stesso modo, ci sono rapporti da cui non si può prescindere, che non si dovrebbe neanche poter pensare, di appallottolare e buttare via così.

        (Questa similitudine me la riciclo tra l’altro).

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      • Sì, sono pienamente d’accordo con lei. E’ anche vero che alcuni sanno gestire efficacemente separazioni, divorzi, allontanamenti: alla fine, immagino sia questione di intelligenza applicata alle relazioni personali. C’è modo e modo, insomma. E poi si può essere molto presenti pur essendo molto lontani.

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      • Già, sono d’accordo.

        Ma la mia dubbio riguarda più il causare grandi sconvolgimenti, giustificandosi con il desiderio d’inseguire la propria felicità.

        Il tizio dell’esempio non è che si sia separato: ha variato sponda. Buon per lui, ma qualunque figlio/a passerebbe la fase (sperando la passi) di sentirsi un errore, parte della vita che il genitore ha vissuto per menzogna.

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  2. la mia vicina un giorno è tornata a casa due ore prima del previsto. Non l’avesse mai fatto
    Ha trovato il marito a letto con un uomo..nel SUO letto!!
    A lei è cascato il mondo addosso, ovviamente non era al corrente del vizietto del marito e lui codardo col cavolo che l’ha svelato
    Ovviamente il marito ha fatto la valigia e ora vive con l’amante
    La cosa che non capisco è che ci vogliono 15 anni di matrimonio e due figli per capire che ti piace un uomo piuttosto che una donna?
    Mistero!

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  3. Sguazziamo nella miseria e le appiccichiamo insignificanti ma gloriose frasi come:
    “…ora sono concentrata/o su me stessa/o”
    “Perché me lo merito”.
    Tutti ce le siamo sentiti dire, e per me la pasta di chi ho davanti si misura essenzialmente su un fatto, da qualche anno a questa parte: quanto riesci a non replicare sugli altri questo trattamento.
    Finora, il mio counter è allegramente a quota 0.

    E poi mi hai fatto ricordare dell’introduzione di Gaber a Il Dilemma:
    “E con questa smania di dare ascolto ai brividini del cuore, si disfano allegramente le coppie e gli amori nascono come funghi, in una strana euforia in cui il fallimento sembra una normale conclusione.”
    I brividini, già…

    Ciao Tazza 😉

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    • Già, proprio così

      e per carità: entro certi limiti, ci sta.

      Quando però si mette in ballo tanto, secondo me bisogna pensarci prima.

      Poi oh: magari qualcuno che cresce con il mito della felicità, non sarà mai in grado di fare a meno del “brividino”, ma si comporti di conseguenza, senza che la debba pagare qualcun altro.

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