Mi ha mollata anche lui

“Oooh, ciao! È un po’ che non ci vediamo!”

È vero: non vedo Zack da oltre un mese, sono arrivata in costosissimo ritardo causa Trenitalia – bestemmie – ed entro in sala d’aspetto mentre scola zucchine che hanno bollito troppo a lungo (ha una di quelle cucine nell’armadio e un po’ di panza).

Segue un riepilogo degli ultimi mesi, su tutto: me, le cose che voglio riuscire a fare, la concentrazione, Alck, la famiglia, il futuro.

Di Alck dice che siamo stati bravi: tra i suoi conoscenti e pazienti (lì per tutt’altro) parlare in coppia resta una cosa che nessuno ha voglia di fare. Li capisco: solo l’idea fa venire da vomitare, anche perché ti sembra di mettere in discussione il tutto.

Beh, per quanto brutto, una volta che inizi capisci molte cose. È come andare dal dentista, ma gratis.

Mi chiede aggiornamenti generali, poi a ‘na certa butta lì: “E pensi di aver ancora bisogno di me?”

“No… sì, boh…” rispondo. “Dipende”

“Da cosa?”

“Da un lato mi sento meglio, dall’altro chiudere così…”

“Guarda, dai messaggi che mi hai mandato quando non ci siamo visti, a me è sembrato che stessi continuando da sola il lavoro avviato insieme”.

È vero: imitare e riprodurre fa parte di me, emulare per l’esattezza.

Ho imparato a essere socialmente compatibile (chi non ci si è mai trovato, a non avere idea di come interagire al di fuori da casa sua, difficile capisca), ad avere una grafia che mi piacesse, a risultare divertente a tipi di persone molto diversi tra loro e così via per una lunga strada.

C’è chi ha fatto questi passaggi spontaneamente, c’è chi – come me – li ha ragionati e voluti, e ci è rimasto male ogni volta che non funzionava finché la cosa è andata come voleva. Vivere così è snervante.

Ho imparato anche la successione di ragionamenti che mi fa fare Zack, la logica con cui attraversare i ricordi peggiori, dove si trova la chiave per sbloccarli uno a uno (non so se tutti) in un lungo e lacrimevole videogioco molto cupo.

Non c’è un lieto fine, c’è solo da mettersi via molte cose.

“Quindi mi molli?”

Si agita un momento: “No no no, non dirmi così che mi sento cattivo!”

“Ma và, scherzo”

Quindi, come lui capisce al volo, anche io so di non aver più tutto quel bisogno di lui. Mi terrorizza che di qui in poi sia esclusivamente una mia responsabilità (come suppongo valga per tutti) però ci rivedremo saltuariamente per tenere le fila di quel gomitolo spanato che è il mio cervello, poi si vedrà.

Mi spiace che non abbiamo davvero finito nessuno dei percorsi “classici” aperti mesi fa, ma del resto, Zack lo aveva vaticinato:

“Te l’ho detto la prima volta che ci siamo visti: lo sapevo che con te sarebbe stato atipico”

poi mi ride un attimo in faccia. “Insomma, sei strana tu”.

Forse, è ora di valutare il prenderlo come complimento.

12 pensieri su “Mi ha mollata anche lui

  1. Boh, ogni tanto parlare in coppia aiuta. In fondo è un po’ come ruttare in pubblico dopo aver fatto una gran mangiata: lì per lì fa schifo, ma dopo ti senti meglio. Poi ovvio che se una coppia non fa che parlare e mettere tutto in discussione magari è il momento di farla finita…

    Piace a 1 persona

    • Beh, allora Zack o qualcuno di simile potrebbe piacerti!
      Però non so se tu ne abbia bisogno: nel mio caso, m’inceppavano il cervello e non riuscivo a sentirmi mai bene più a lungo di qualche ora. Non penso valga necessariamente per tutti…

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