Carramba

In centro di paesello si dispiegano forze superiori: orde di Carabinieri vestiti a festa – un po’ cardinali, un po’ transessuali, con quei cappotti addobbati -, impiegati comunali in improbabili mise che vorrebbero essere formali ma si bloccano sulle camicie a quadri inguardabili dal ’73, curiosi a orlare i marciapiedi.

Chiedo a Fonzie – il barista che da piccolo aveva un chiodo nero e nessuno lo ha scordato – perché la piazza sia diventata un cazzo di parcheggio.

“Eh, ma questi mica possono camminare, scherzi?”, risponde

e io mi domando se sia per ceto, età o perché esista il dubbio che non abbiano ancora imparato.

Ma la verità è che questo è solo un momento per tergiversare: mi caco sotto, non solo per l’effetto del caffè mescolato a sigaretta.

Mi caco sotto perché tutti i miei progetti, campati nell’aria nervosa della mia testa, a partire dalla prossima settimana avranno un anno di tempo per realizzarsi, e più che un anno di tempo è un anno di soldi.

Un anno di euro – scandito in parsimonia – per avere uno spazio in cui stendere i capitoli alle pareti, tutti impacchettati nel mio pc, nell’insana aspettativa che possano rendere almeno un terzo di quanto mi costerà concluderli

un anno per capire se il mio cervello parzialmente riordinato sia in grado di mantenere le promesse, che ha stretto avventato a destra manca fino a qui

un anno per vedere se si naviga o si affonda.

Bah, non lo so.

Sarebbe più adulto avere paura e non provare nemmeno, diventare responsabile, cercare un lavoro vero, cambiare.

Peccato che – al momento – tra tutti i dubbi su cui potrei cascare, l’unica certezza è che non m’interessa l’alternativa di un mesto galleggiare.

21 pensieri su “Carramba

  1. Mezza, galleggiare no, non ora, non ancora almeno.
    E spero non arrivi mai il momento, ma se toccherà andare a fondo il galleggiamento non farà così schifo, ma è per natura condizione transitoria e soprattutto mai, mai, mai per scelta. Io faccio il tifo!

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  2. Boh, io sono anni che mi sono specializzata a fare il morto, guardo in alto e non vedo niente intorno, il che è confortante: intorno c’è solo gente che si agita o fa finta di saper nuotare, con bracciate improbabili e respirazione maldestra, ingollando acqua salata. Moltissimi quelli che affogano. Molto meglio farsi cullare dalle onde e respirare piano, guardando il cielo e le nuvole. Ma lei è giovane, è giusto che pensi che, muovendo forsennatamente braccia e gambe e ingollando acqua salata, possa arrivare da qualche parte.

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