Gli spartiacque – 3

Buttare giù su schermo questi giorni, è solo una scusa per rivedere il tutto in modo meno caotico e – chiuso il post – non pensarci per qualche minuto. Stamattina la camera ardente sarà di nuovo aperta e nel pomeriggio verrà celebrato il funerale.

Avrebbero preferito una celebrazione laica, ma qui sarebbe stato impossibile organizzarla per tempo. Ieri, Alck e la sua mamma sono andati a prendere accordi con il prete. Lui non ha voluto che io lo accompagnassi, lei – che conosce bene il figlio – ci ha tenuto a farlo.

Di tutte le persone che ho conosciuto ieri, quella che mi torna in mente e nelle orecchie con più insistenza, è il nonno. Padre del papà di Alck.

Si aggirava fuori dalla tenda che separava l’atrio dal giaciglio di suo figlio, con gli occhi spalancati; più che tristi, accesi di un misto di fuochi.

“Eh, ma io me l’aspettavo! Lo sapevo, che sarebbe successo. Vedi: mia moglie l’ha presa con disperazione, io con rabbia”.

Con giusto orgoglio, mi indicava la figura distesa, circondata dalla mamma che non si dava pace, dalla moglie con il suo fare mite e stremato, dalla sorella amaramente rassegnata.

“Vedi? Guarda che pezzo d’uomo è mio figlio! Che pezzo d’uomo che era…”

È vero: alto, quasi come Alck anche se non così secco. Alck da dietro sembra un po’ Jigen: magro-magro, lungo-lungo. Mi supera di una spanna. Normalmente, perché ieri avrei potuto raccoglierlo nel palmo della mia mano.

Il padre di suo papà ha ripetuto più volte quanto fosse solido il proprio figlio, sempre con il sorriso furbo di chi la sa lunga, di chi sta male ma non ha perso l’orientamento. Si è raccomandato di un po’ di cose, poi ci siamo persi e ripresi per un paio d’ore. Alla terza ora, per gli anziani genitori era il caso di andare a riposare un po’.

Alla terza ora, il peso del tutto era diventato troppo, per portarlo insieme a un carico di rabbia. Così, quell’anziano signore che si aggrappava al pessimo sarcasmo del Caso, ha lasciato l’appiglio e l’incrinata ironia che lo reggeva, si è dissolta. Anche i suoi occhi hanno perso il riferimento e hanno preso a vagare smarriti, insieme a quelli di tutti gli altri.

3 pensieri su “Gli spartiacque – 3

  1. Sono quasi certa di essere di un paio di generazioni precedenti ad Alck e se mi fermo e mi interrogo su un eventualità che è certezza riesco a solo dire: non sono pronta. Ci sono andata vicina un paio di volte e no, io non sono pronta. Non lo sì è mai. Seppellire un figlio è poi davvero una stortura della natura. Anche se tu hai 100 anni e tuo figlio 80. Non dovrebbe poter succedere.

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    • Alck ha 34 anni, il suo papà 60.

      Anni fa, ho frequentato un tizio di una ventina d’anni più vecchio di me, il cui padre non era giovane. Quando è morto, successivamente (siamo rimasti amici, in questi dieci anni), mi ha detto: “È brutto, ma è l’ordine delle cose. Io ho sepolto mio padre e mia figlia un giorno seppellirà me”.

      È così che dovrebbe essere, nei tempi minimo per noi umani in cui si riesca ad accettare.

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