Un pezzo

Una volta, una donna di passaggio si era trattenuta al bar più a lungo del dovuto.

Diacono, temporaneamente galvanizzato dalla recente lettura di un libro di auto-aiuto da cui aveva tratto incrollabili verità che avrebbe entusiasticamente interpretato fino alla settimana successiva, si era allargato a domandare: “Qual è la sua più grande ambizione?”

La donna gli aveva riposto, un poco sorpresa: “Io… non ne ho. Odio tutto quello che faccio, quando va bene. Quando va male, non m’importa al punto che, sarebbe lo stesso se lo facesse qualcun altro”.

Il suo sorriso era rilassato e gli occhi carichi di quiete e vuoto.

Percosso, ma ancora aggrappato alla cresta schiumosa della sua positività, Diacono aveva azzardato: “Beh… magari se ne parlasse con qualcuno di vicino… si sentirebbe meglio! Motivata!”

“È carino da parte sua, ma non posso dirlo a chi mi è vicino… L’unico mio desiderio, è che chi mi ama, non se ne accorga mai. Se lo venissero a sapere, perderei l’unico aggancio che ho a questa terra. Fingere di essere quella che credono sia, mi avvicina a come vorrei sentirmi. A sentire qualcosa”.

Lui non sapeva trovare di che rispondere, a quel punto.

Lei doveva avergli allungato la banconota solo per toglierlo d’imbarazzo. Mentre contava il resto da porgerle, frugava la mente alla ricerca di una ribattuta incoraggiante, ma non gli era riuscito di spremere altro che non fosse qualche goccia di sudore.

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