“Mio padre” mi ha mandato un messaggio

Poco fa, mi sono trovata questo, su wapp:

“Un giorno mi spiegherai perché hai deciso di non accettare nessuna richiesta di vederci o almeno di sentirci, hai una sorella che stravedeva per tè e la Cristina che non chiedeva altro che di conoscerti almeno nei momenti che decidevi di esserci ma ti prego non deludermi”

Metto qui la mia risposta, perché ho bisogno di metterla da qualche parte e perché non voglio obbligare nessuno a leggerla.

Ho solo bisogno che sia altrove, oltre che nella mia testa.

Non l’ho neanche riletta, se non sommariamente per sostituire i nomi propri

e questo non è neanche un terzo di quello che avrei avuto da dire.

“Non ho rifiutato proprio niente

non c’ero a S. Stefano né il sabato successivo perché avevo altri programmi e non avevo un gran interesse a liberarmi per marcare il cartellino, perché di questo si trattava.

Mia sorella non stravede per me come io non stravedo per lei ed è normale così, non ci conosciamo.

Con tua moglie non ho proprio niente, anzi: invidio molto mia sorella perché ha una mamma normale e infatti l’avrei fatta diventare mora a suon di madonne ogni volta che l’ho sentita risponderle da cazzo, come fai anche tu.

Mi sono succhiata un anno di psichiatra e di terapia, per imparare a gestire una testa fatta di buchi lasciati da altri

lo scorso luglio ho passato circa 4 giorni rovesciata in casa da sola, incapace di muovermi e mangiare. Se n’era accorta persino la nonna per telefono, che non stavo bene.

Forse, se la tua idea di fare “da padre” alla figlia accidentale contemplasse più di un messaggio ogni sei mesi, avresti fatto a meno di sentirti offeso perché non c’ero al compleanno dell’Eleonora.

Dato che non ho memoria di qualcosa che tu abbia fatto per mostrare interesse nei miei confronti – neanche una partita di pallavolo, che io ricordi – e tutto è sempre largamente stato sotto il minimo sindacale di genitorialità

(ti basta un rapido confronto con l’esperienza di crescere una figlia sul serio, che hai fatto poi)

ma ti sei premurato in più occasioni di sottolineare che non fossi voluta, come se mia madre l’avessi ingravidata io (di cui una per telefono, più di un’ora a ribadire il concetto, neanche fossi tarda, mentre facevo pulizie in cucina)

e che chi mi ha sempre:

portato e preso da scuola,

accompagnata dal dottore,

passato del tempo con me quando stavo male,

spiegato le cose

e messo toppe dove avrebbero dovuto esserci dei genitori,

pagato spese perché (se ricostruisco bene) per una decina di anni è stato più rilevante pippare e fare paracadutismo che pagare gli alimenti per me

secondo te (chi si è accollato tutto questo) è una merda, che di certo ha avuto come massimo problema nella vita avercela con te

e per svariate altre ragioni che non ho proprio voglia di elencare adesso

io al momento non ho granché da dirti né troppa voglia della solita recita.

Mi ci è voluto un terapista per realizzare che ho passato metà della mia vita a farmi schifo perché esistevo quando non avrei dovuto e perché ero un peso per tutti, svogliatamente passato da un parente all’altro.

Me l’ha dovuto spiegare un estraneo, che non era colpa mia e che dovevo smetterla di cercare un sistema per ammazzarmi che non fosse troppo di disturbo a Trenitalia, o a chi avrebbe eventualmente trovato un corpo tra le palle.

Mettere insieme un “come” e un “dove” con il minor disturbo possibile, ti assicuro che non è facile.

Io ci ho provato, a farmelo andare bene prima e poi a fingere che mi andasse bene e questo è il risultato.

Ti ho anche ripetuto più volte, un anno e mezzo fa: “Torno a casa, dimmi qualcosa quando ci sei per fare due passi anche al percorso vita”.

Non mi hai cagata neanche lì, pace.

Al momento, per cortesia, preferirei essere lasciata stare.”

27 pensieri su ““Mio padre” mi ha mandato un messaggio

    • Vabé, io dal punto di vista affettivo ho avuto sfiga da un lato e un enorme salvagente dall’altro, altrimenti sarei finita a farmi le pere a 15 anni

      ma quando vedo dei pessimi genitori, non sai quanto avrei voglia di picchiarli.

      Quasi di più di quando sento mia sorella fare la stronza con sua madre, cosa che ha imparato da “mio padre”, il quale immeritatamente ha trovato una persona che non ha creduto abbastanza in se stessa da finire con uno come lui.

      Sono proprio di buon umore, stasera.

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    • Non è vero che non conta: se non avessi avuto i libri da bambina, le persone dell’Internét, prima di quelle nel mondo fuori con cui non mi veniva da raccontare granché,

      non so né dove, né se sarei ancora da qualche parte, a oggi 🙂

      Grazie!

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  1. Forse dovrebbe leggere queste righe anche lui….e, tornando a quello che ci dicevamo di là, chissà se il suo mi dispiace sarebbe autentico. Forse sì, ma questo certo non lo causerebbe e non rifarebbe a te quello che ti ha tolto. Ti abbraccio inutilmente anche Io!

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  2. Ho avuto un’esperienza con molte similitudini rispetto alla tua. Un padre latitante che a distanza di anni si ricorda di avere dei figli.
    Fai bene a scriverne quando la rabbia ti assale. Fa bene rileggere a distanza di tempo. Non per giurare il coltello nella piaga ma per evitare che il tempo possa ammorbidire certe sensazioni.
    Un abbraccio

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  3. Tutti meritiamo di esistere, anche se qualche volta mettere insieme un’apparente banalità come questa può richiedere uno sforzo titanico.
    Fine della particina da maestrino, un abbraccio sincero, Tazza.

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  4. vale quel che vale ma la mia sensazione leggendo è stata che lui non realizzi la situazione come la realizzi tu. A me pare che vi rinfacciate lo stesso concetto: lui dice che lo abbandoni, tu dici che ti abbandona.Puoi ritrovare un equilibrio di sufficiente efficienza senza risolvere questa cosa?

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    • Lui mi rinfaccia di abbandonarlo dopo non avermi cagata da quando sono nata ma aver capito – in parte – quanto aveva fatto schifo dopo aver avuto una figlia in casa

      il suo sistema allora per giustificare le proprie mancanze è stato ripetermi che lui comunque non aveva fatto apposta a ingravidare “mia madre”, con tanto di dettagli non richiesti sulla sera in questione

      insultare chiunque abbia fatto qualcosa per me, durante tutta la mia vita, tacciandolo di avergli impedito chissà ché (ovviamente non vero)

      e dichiarare che mi voleva molto bene, la volta all’anno in cui ci vedevamo.

      Ora, io per lui ho sempre provato un netto disgusto, perché non ci ho mai avuto confidenza, tantomeno la voglio ora.

      Mio padre è stato mio nonno, è morto quando ero bambina e fine.

      Questo è un cazzaro, che non ha fatto niente di utile per me, ma si è sempre premurato di farmi sentire di merda e io mi sentivo obbligata a fingere di essergli affezionata, perché mi hanno insegnato a fare così.

      La soluzione, temo sia che se ne resti affanculo dov’è.

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  5. Difficile commentare un pezzo così personale: servirebbero delicatezza e maestria con le parole. Ti dirò solo che spero che la scrittura possa aiutarti (secondo me permette di far fluire sentimenti che rischiano di opprimerci). Un abbraccio.

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