Spalla a spalla

Se Alck non ha apprezzato il senso d’inatteso della sorpresa di compleanno (comunque non un gran compleanno in partenza, date le circostanze)

ha allegramente accolto il programma aperto di ieri, che era partito come “Passa un mio amico sulle 16.00” ed è finito alle 23.40 con un gioco di società (ma quasi di ruolo) molto anni ’80 e quattro bimboni attorno a un tavolo che si litigavano in dialetto i “punti magia“.

“Ti sei offesa perché ieri si sono fermati a sorpresa?”

No, anzi: sono stata molto contenta dell’occasione (durante metà della quale, mi sono fatta una barca di sereni cazzi miei)

ma continuare a sentirsi chiedere: “Maseiarrabbiataperieri?” senza motivo alcuno, alla lunga fa un po’ unghie sulla retina.

Mettiamola così: ho vinto una carta “senso di colpa” completamente gratis. Non male.

In tutto questo, ho fatto un tentativo di video – come dicevo tempo fa – che non mi soddisfa, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Adesso sono arenata sul divano, spalla a spalla con Alck, il quale – dopo aver sentito una mazurca passare per tv – mi racconta tutto carico delle passate feste di paese, rendendomi impossibile riuscire ad articolare qualcosa di più.

Video qui (credo)

(Questo è solo un gadget che mi gasa, portato da un amico si Alck che vive all’estero

e sembra di fumarsi una bancarella di souvenir indiani finti e improbabili, di quelle dove si comprano le cose da freak)

7 pensieri su “Spalla a spalla

  1. Che splendore di ragazza!

    A parte questo, non vorrei sminuire la serietà della questione affrontata nel video. Quanto dice sulla reticenza è condivisibile, ma è comprensibile: affidare il proprio cervello a qualcun altro è cosa che spaventa molti, visto che perdere il controllo del proprio è associato ai fuori di testa. Sicuramente c’è un pregiudizio antico: la psichiatria richiama ancora ai manicomi, nonostante siano stati chiusi da un pezzo. Pure peggio se dallo psichiatra ci va una donna: la letteratura del secolo scorso pullula di donne in preda all’isteria che finivano in manicomio solo perché uscivano dai rigidi schemi di comportamento dell’epoca. Spesso ci finivano solo perché rompevano le balle al marito, a dire il vero. Ha visto il film Frances, con Jessica Lange e Sam Shepard? Lo guardi, è emblematico. Vabbè, è un discorso lungo, l’argomento è complesso, è tardi e mi fermo qui, per ora.

    Direi che il suo primo video-esperimento è ben riuscito.

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    • Grazie Silvan!

      Tra l’altro, utilissimo: non l’avevo mai pensata come “mettere il proprio cervello nelle mani di qualcun altro” e lo prendo come spunto 🙂

      Se il film è troppo triste, non so se lo guarderò (preferisco leggere cose impegnative: assistere mi urta troppo), comunque stasera butto un occhio e vedo di cosa si tratta!

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      • Più che triste, è agghiacciante: ma perché è una storia vera. Frances Farmer era un’attrice di Hollywood, una donna sopra le righe, per l’epoca in cui è vissuta: l’ha pagata cara. Era bellissima, come può vedere in questo video. Suggerisco di togliere il volume, il sottofondo “musicale” è un supplizio per le orecchie.

        Comunque, la capisco: neanche io riesco più a vedere film violenti o di guerra, non li reggo più.

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