Il video

Nonostante (com’è ovvio che sia) lo abbiano visto in pochi, esattamente come al bar, già tirare fuori il discorso solleva un sacco di osservazioni interessanti

metà delle quali erano già arrivate con il mini prologo nelle storie dei social (tipo Instagram)

quindi, se avete voglia di dire qualcosa a riguardo (su rivolgersi alla psichiatria, alla psicoterapia e quelle cose lì)

sarei molto curiosa di leggere.

Il video è questo qui:

https://youtu.be/fwfjabTMDDM

ma non è necessario che lo guardiate per dire la vostra.

17 pensieri su “Il video

  1. E’ un retaggio culturale che soprattutto nel nostro Paese è duro a morire. Probabilmente nella cultura anglosassone “andare dallo psicologo” ha tutta un’altra valenza o comunque non ha quel carico di negatività che ha qui da noi. Mia figlia ha preso psicologia all’università…speriamo bene! Chissà che prima o poi non cambino le cose anche dalle nostre latitudini

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  2. Io ho notato che le persone, quando parlano di se stesse, si definiscono volentieri simpatiche, socievoli, allegre, divertenti, persino “matte”: poi, magari, sono banalissime e insopportabilmente noiose. Però, ci ho fatto caso, non si definiscono mai intelligenti. Quando parlai di questa cosa, tra amici, mi dissero che definirsi intelligenti è da presuntuosi, te lo devono dire gli altri (cretini inclusi, presumo) perché non si è in grado di valutare da soli la propria intelligenza. Il che mi ha dato da pensare, visto che (in teoria) qualsiasi individuo ha dei parametri ben precisi riguardo all’intelligenza altrui e non vedo perché non dovrebbe essere in grado di valutare la propria. Che c’entra con il suo video? Il suo paragone con l’ortopedico mi è stato utile a trovare una risposta: il ginocchio si vede, è concreto; il cervello no, è chiuso all’interno della scatola cranica e non si può trapiantare. Tutti gli altri organi, ormai, non hanno più misteri, si possono sostituire o far funzionare comunque con vari espedienti: il cervello, no. E questa cosa, secondo me, spaventa molto la gente. Con tutto ciò che ne consegue. Insomma, nell’immaginario collettivo lo psichiatra è una sorta di stregone che ha a che fare con qualcosa di misterioso che i più non sono in grado di capire ed interpretare. Probabilmente ha ragione: bisognerebbe parlarne di più.

    Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ci sono andata solo una volta, da uno psichiatra: mi avevano detto che avevo dei problemi, perché ero molto stressata. Lo psichiatra mi disse che, nelle circostanze che avevo raccontato, sarebbe stato stressato pure lui e concluse che, secondo lui, il mio comportamento era perfettamente motivato e in linea con la situazione che stavo vivendo. Ed è finita lì. Anni prima ero stata da una psicoterapeuta, ma non mi era stata di nessun aiuto: anche in questo caso, erano le circostanze ad essere stressanti. Boh, forse non sono molto obiettiva in materia, non ho mai avuto grande considerazione dei medici: li considero alla stregua dei meccanici che mi fanno il tagliando alla macchina. A volte ti risolvono il problema, spesso te ne fanno venire altri.

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    • Secondo me, in coda al discorso del dover farselo dire se no è da cafoni, va anche il fatto che raramente qualcuno sa di essere stupido. Forse è impossibile.

      Sul ginocchio, sì: la gente concepisce con semplicità la rottura di un arto, perché è una cosa immediata e il funzionamento è intuitivo

      del cervello già sa pochissimo chi lo studia (l’anatomia microscopica e non è molto ben nota, come tutto funzioni in un insieme unitario è un altro discorso), figuriamoci chi non ha mai avuto a che fare con il discorso.

      Poi è una di quelle cose che serve davvero uno sforzo fisico, per capire: mettersi lì, apprendere le materie base… perché di fatto è un tema specialistico.
      Un disastro insomma 🙄

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  3. D’accordissimo. E’ una questione culturale, in Italia più che in altri paesi, convengo con coloro che, con te, l’hanno già fatto notare. La vergogna è assurda. Il pregiudizio peggio. Un buon modo per provare a smantellarli è parlarne, parlarne, parlarne. Come hai fatto tu (tu ne scrivi anche). Fossi in te, continuerei con questi video, peraltro di primo acchito ironici e divertenti (hai lo skill). Magari i prossimi più brevi, d’effetto, incentrati su aspetti specifici, sfumature, piccoli esempi e dettagli che fanno riflettere. Diciamo che con questa intro hai rotto il ghiaccio, ma soprattutto hai dato un tuo primo ulteriore contribuito (audio/video) a scalfire il tabù. E hai fatto benissimo.

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    • Eeeeh, troppo gentile

      ma grazie per i suggerimenti! Più brevi ci ho pensato anche io (tagliuzzandolo, questo sono riuscita ad accorciarlo solo poco più di tre minuti)

      ma imparerò!

      È più difficile di quanto sembri (e un po’ imbarazzante) 🙃

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      • Ma no, ė perché è il primo. Si ricorda quanto era imbranata quando ha imparato a guidare la macchina? Ora scommetto che guida senza manco accorgersene. Con i video sarà lo stesso, visto che la trovo già abbastanza disinvolta e per nulla impacciata: parte avvantaggiata, insomma. E poi ha una buona dose di ironia, caratteristica che associo da sempre all’intelligenza, un meraviglioso sorriso aperto e quello sguardo innocente spalancato sul mondo: tutte caratteristiche che faranno dimenticare qualsiasi pecca a chi la ascolta davvero!

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  4. Un mio carissimo amico, ormai anni fa, dopo un lungo periodo di silenzio e allontanamento, in cui lui era avvolto nella sua patologia, mi chiamò, raccontandomi che aveva visto una psicologa, che questa lo aveva invitato a contattare anche uno psichiatra, che aveva preso l’appuntamento e che era spaventato ma convinto di stare facendo la cosa più giusta per lui. Cosa che è effettivamente stata, essendosi rivelato un incontro fondamentale per la sua vita, sotto molteplici aspetti.
    Chiamò me perché supponeva che non mi sarei troppo sconvolta (sottostimava, mentre me lo diceva al telefono ballavo felice per la stanza, mandavo baci al cielo, celebravo questa rinascita) ma non è stato che l’inizio. Da lì in poi iniziò a fare una riflessione simile alla tua e, a sua volta, avviò una crociata personale perché si potesse, DOVESSE, parlare di patologie psichiatriche con la stessa tranquillità di quelle fisiche. In questo mi ha coinvolta, attenzione sempre a non usare i termini a cazzo e soprattutto tentativo di infilare l’argomento “è come avere il diabete o la gastrite” ad ogni piè sospinto. Così, per normalizzare il tema, a prescindere dal racconto personale. Quello che abbiamo verificato, nella nostra piccola esperienza personale, è che l’effetto è di ottenere un sacco di confidenze, sul tema, quasi tutte motivate dal “non mi vergogno/imbarazzo a dirti che” mi chiudevo a piangere nel bagno perché avevo sospeso le cure, mentre adesso le ho riprese e il bagno lo uso solo per espellere liquidi o solidi, ma non dagli occhi (ad esempio).
    Perché una cosa è venuta fuori, dalla somma delle esperienze, in primis quella del mio amico. Che spesso si affronta la cura psichiatrica con l’idea che inizi e finisca (come la riabilitazione del ginocchio rotto), poi si scopre che non è così, che forse sarà cronica, che forse ti accompagnerà per tutta la vita e questo moltiplica il senso di inadeguatezza sociale, che invece non ci sarebbe di fronte ad una patologia cronica e solo fisica, appunto come il diabete.
    (Perdona il pippone, ciao sono una lettrice assidua e silente)

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