Le mestruazioni e-d-io e cose sparse

Le ultime settimane sono state tanto reali e poco virtuali, che avverto il senso di disagio tipico di quando si realizza di essere stati troppo assorbiti da Internet, in quel periodo.

Qui si sta esagerando.

Zack mi ha effettivamente sbloccato il cervello: ho ripreso con gli esami e tolto il primo mattone, a cui è seguito un secondo mattone e in questi giorni arranco faticosamente cercando di farne un terzo, con scarse speranze, causa tre-mattoni-di-fila-sono-difficili-anche-per-le-persone-normali (neologismo).

Devo ammettere una cosa: finché sei dentro a un cervello pieno di spazzatura, capisci che c’è un ideale migliore a cui aspirare, ma è tutta teoria: la pratica, non importa quanto tu sia conscia dell’entità della situazione, ti lascerà sempre stordita.

Non avevo idea di come ci si sente, con la mente rassettata. È un po’ come se, da sempre, avessi camminato tenendo in mano ogni… (sto pensando all’analogia ma non ne trovo una sia soddisfacente che autobiografica, quindi:)

è come se da sempre avessi camminato con ogni attrezzo necessario a una giornata di pesca, in mano. Contemporaneamente. Perdendo di continuo pezzi e senza ordine né struttura, con ogni scossone della vita reale a farmi cadere le braccia, condannandomi a ricomporli nel loro precario squilibrio ogni volta da capo; finché qualcuno non mi ha insegnato come assemblare una cassetta per riporli. È molto strano non sentirmi più sovrastata da tutto quel casino.

Anche Alck è d’aiuto in questo: mi limita nelle ricadute e tendenzialmente mi ascolta, o finge.

Ad esempio, un paio di mesi fa, non so perché mi è venuto in mente un racconto che si chiama “Il muro dei gelsomini”, letto e riletto allo sfinimento nell’anno scolastico in cui le pagine del testo di Lettura lo contenevano. Neanche so se si parla di (fine) elementari o medie, ricordo solo le facciate su cui la storia era stampata, con i margini decorati da cespugli stilizzati ad acquerello. L’autore raccontava delle “sortite” che faceva da bambino, lungo i bastioni della città con la giovane madre, per agguantare quanti più gelsomini (ma in altre stagioni cacciavano fiori diversi) possibile, da mettere a macerare nel vaso di alcool e farne profumo.

Scrivo dal bus e l’autista sta ascoltando qualcosa che dubito sia granché di partenza, ma l’acustica della testa del veicolo lo sta tramutando nella performance di un’ipotetica boyband elegiaca a tratti pop, probabilmente bollywoodiana.

Nel frattempo sono arrivata da Alck prima e al mare poi.

Comunque, ore fa, avevo iniziato il post per dire che voglio fondare la mia personale religione; nella mia teologia Dio è donna ed Eva le ha trombato il marito (o la moglie).

Se no, tutto questo astio, non si spiega.

[continua…]

7 pensieri su “Le mestruazioni e-d-io e cose sparse

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