6 – Finisce così

“Oh, zintarola ‘d merda!”

“Guarda che ti butto giù dalla sedia”

“Eeeeh, zintaroòla ‘d merda, fai la violenta! Ti piacerebbe!”

[…]

“Ooooh, ma cosa dici Zintarooola!”

“Occhio Faggio, guarda che ti ributto giù dalla sedia”

“Come… quand’è che mi hai buttato giù dalla sedia?!!!”

“Ehm…Mezzo minuto fa…?”

Il funerale è andato, come vanno tutti i funerali.

C’era tanta gente, troppa per entrare nella soffocante chiesolina di borghetto. Gli anziani del paesino si dicevano tra loro, in dialetto: “Zugava a rugby, questi sono rugbisti” e in effetti tre diverse squadre sono venute a salutarti.

La cosa più triste è stato spiegare a un tuo caro amico, che per un anno allenò noi ragazze, passo passo cosa ti è successo, perché tu eri riservato e speranzoso ed è stata la prossimità all’ospedale e non a te a decretare chi sapesse cosa aspettarsi. Lui ha chiesto, io ho risposto.

È un dialogo che vorrei dimenticare e non ce la farò.

Sullo spiazzo di fronte all’ingresso, un odioso sole ci cuoceva il collo e un po’ la testa, la barista anglofona del minuscolo ARCI vicino (ci è rimasta la domanda di come sia finita lì) era entusiasta di aver venduto tante bottigliette d’acqua. “Siessanta botìglie!

Noi boh, si è aspettato fuori, vagato, pianto, parlato. Ogni volta che qualcuno si avvicinava non sapevo come sarei stata chiamata e – sarà stupido – ma quando uno dei tuoi amici di più lunga data, che fin da piccolo ha giocato con te, mi ha salutata con un mesto “Ciao Faggio“, è stato bello in un certo senso. Tiepido e familiare, nonostante il caldo asfissiante. Poi lo hanno fatto anche gli altri ed è stato un sollievo che questa vecchia gag non se ne sia andata con te. Finché qualcuno mi saluterà così, penserà in automatico anche a te, com’è sempre stato da otto anni a questa parte.

Per me resterai quello delle schermaglie nelle serate improvvisate, delle battute ripetute all’infinito come se ci conoscesse da sempre, quello seduto – brillo e molesto – tra un’altra decina di gigioni a prendermi in giro, per finire la serata sottobraccio accompagnandoti all’auto. Il ragazzone enorme, sgraziato, strano forte. Di tutti i modi in cui potrei farlo, scelgo di ricordarti quella sera lì.

Faggio Donna che mi scorta, ihihih”

Faggio, adesso ci fermiamo a bere un po’ d’acqua che non ti faccio guidare messo così”

“Oh, gli sbirri! Ihihihi”

“Vabè, siamo a piedi… guarda, ti prendo sottobraccio così passiamo inosservati. Se la pianti di oscillare”

Va là, zintaròla

Piantala Faggio, che non capisci un cazzo.

11 pensieri su “6 – Finisce così

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