A voi succede?

Mi sento strana.

A parte qualche rogna prettamente fisica di cui – stavolta – dovrei venire a capo senza diventare cretina rincorrendo specialisti

(e che potrebbe essere qualcosa di dall’estremamente insulso all’estremamente orribile, ah!, che gioia essere testata da uno specialista della materia che stai studiando per il prossimo esame)

mi sento rimbalzare da uno stato all’altro – da una personalità all’altra – ogni dieci minuti, nell’ultimo mesetto.

Gestibile eh, niente di drammatico: penso una cosa e sei varianti del contrario al secondo, con un esito regolarmente indifferente.

È così, potrebbe essere colà, comì, più o meno suppergiù, quindi? Quindi sticazzi.

Ma queste palline sempre in moto che collidono tra loro senza causare grossi danni, non li ho solo io, vero?

La mia amica dice che lei non riuscirebbe a pensare costantemente (di recente ho provato a dirle ad alta voce le cose che mi passavano per la testa mentre l’ascoltavo, che neanche sono tutte perché posso pensare due cose insieme ma non vocalizzarle). Le ho risposto che lei ha una vita certamente più indaffarata della mia, con bambini e un ménage impegnativo. Mi ha risposto che non pensava così tanto neanche quando il massimo che doveva organizzare era andare a ballare nel weekend.

Alck nemmeno pensa come penso io.

Ho bisogno di conoscere persone nuove. Non perché non sia contenta di quelle che ho nella mia vita, bensì per la riduzione di interazioni che ho impostato poco prima della terapia.

Anni fa, quando ero io la pallina incontrollata che sbatteva nelle pareti del mio cranio, mi distraevo saltando da una persona all’altra, da una curiosità all’altra, da un’interpretazione all’altra. Mi manca il gioco di inquadrare le persone. Quindi tornerò a farlo, un po’.

È l’unica cosa che mi ha sempre interessata abbastanza da sedare il disordine dei miei pensieri.

Dato che mi ci vorrà qualche giorno per l’aperitivo abbozzato con una persona nuova, se vi va, ditemi un po’ cosa vi passa disordinatamente per la testa.

35 pensieri su “A voi succede?

  1. Chissà perché quelli di Reggio Emilia sono reggiani e quelli di Reggio Calabria sono reggini. Potrei ricorrere a wikipedia ma poi resterei con un mistero in meno e la cosa mi urterebbe. Quando mi imbatto in “500 Miles” dei Proclaimers non riesco a trattenere le lacrime, e siccome è l’autoradio ad appiopparmela a tradimento devo fermarmi il prima possibile, altrimenti farei un incidente ogni volta. Sento che la mia donna ideale mentre scrivo – domani chissà – potrebbe essere colei che negli spot del Mulino Bianco fa i plumcake e le piadelle (anche colei che butta in aria i fogli quando mi disconnetto da Aruba non è male). Oh, e a proposito di lacrime ed occhi, nel mio campo visivo è spuntato un puntino luminoso: sto per avere un’aura. Pastigliona, tienti pronta.

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  2. Che casino nella stanza, tra mezz’ora devo uscire, quanto le chiedo per le ripetizioni?, potrei mandarla in associazione, cazzo ho detto che mercoledi vado al corso, che casino nella stanza domani arriva Stella, non ho manco delle lenzuola pulite, però ho le federe, il mio cuscino nuovo è rimasto da lui, ancora non mi ha risposto, F non mi ha scritto, ma magari ci vediamo, ma quando?, un messaggio, no non mi ha ancora risposto, non è neanche F, non è che non mi vuole restituire il libro farà male vederlo, comunque le tipe dell’airbnb potevano dirmelo che è caduto il basilico, J che timidino diventa davanti all’avvocato, mi ricordo di te che ti spiavo da sopra quando stendevi, stavo con M, non ero felice, ora che potrei esserlo ho questo vuoto recente e pulsante dentro, un po’ lo coccolo un po’ mi paralizza a letto, che casino la stanza tra venti minuti devo uscore e domani arriva Stella, non credo sia una buona idea appoggiare la testa dove metto i piedi, diomio che casino

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  3. Ah sto specchio ha la cornice da 40, ma Silvia mi ha mandato la lista per Discipline Plastiche?, ah sto specchio ha le misure diverse, madò ma non ho portato la schiscetta mò che mangio, che palle sti specchi però, certo che questo potrebbe parlare più lentamente al telefono, non sento la radio merda, uh che mal di testa, ma dopo gli specchi che devo fare?, mio padre ha chiamato il cardiologo, cazzo però, uh come vorrei vedere Ale prima di venerdi, cazzo il capo spè che chiudo la pagina e tiro fuori sti specchi.

    E sono solo cinque minuti

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  4. Mah, dai sintomi, le consiglierei di prendere a martellate il cellulare. Io mi stanco molto fisicamente, in questi giorni, e non penso. Inoltre, non leggo, non sento musica, non guardo al tv e sto benissimo. Solo una cosa mi preoccupa. Non piango da anni e l’ultima volta ho pianto per rabbia, mi sembra una cosa molto grave: ci ho provato, mi sono sforzata, ho avuto persino delle ottime occasioni (un anno fa è morto mio padre), eppure … manco una lacrima. L’oculista mi ha persino prescritto le lacrime artificiali, dice che ho la sindrome dell’occhio secco e ti credo. Mmm, non mi viene da pensare altro. Che meraviglia!

    Ah, mi ha colpita il suo accenno all’inquadrare: qualche giorno fa, non riconoscendomi (tanto per cambiare) in una foto scattata con l’aggeggio malefico di un’amica (per dirla molto volgarmente, il suo cellulare) ho avuto una splendida intuizione delle mie: non sono mai stata fotogenica in vita mia, nelle foto vengo malissimo, come mi ha confermato chiunque. E, subito dopo, mi sono fatta la fatidica domanda: “Silva’, ma quando mai sei stata una facile da inquadrare?”. E tutto mi è stato immediatamente chiaro: quelli che vengono male nelle foto, non sono facili da inquadrare. Quindi, d’ora in poi, nessuna meraviglia.

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      • Se volessi passare per saggia, potrei risponderle che forse ho capito, dopo decenni, che le lacrime non risolvono un granché. Ma è più probabile che, allo stato attuale, non abbia nulla e nessuno per cui piangere. Da un lato è positivo, dall’altro è inquietante.

        Quanto al telefono, l’altro giorno la linea (fissa) era misteriosamente muta e non mi sono preoccupata neanche un po’. Poi ho pensato che era un pensiero sovversivo, in un’epoca in cui la gente si dispera perché ha la batteria scarica o ha dimenticato il telefono da qualche parte.

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      • Beh le lacrime non risolvono: possono essere liberatorie però… non penso sia necessario piangere per qualcuno e – così su due piedi – mi sembra positivo non aver da piangere per sé

        è vero: è un pensiero “sovversivo” e a me piace molto 🙂

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  5. Eh…dovrei cercare di mettere ordine tra iscrizioni fenicie perdute, biblioteconomi del ‘500, viaggiatori inglesi del ‘700, magazzini di arretrati, casse da scaricare, uso dei martelli, uso di pugnali, stacco sumo e tonno del pacifico (perché quello dell’Atlantico, va a sapere il motivo, è differente). Quasi sempre nel giro di 12/14 ore. Tu capisci.

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