Continuo a stufarmi

Breve riassunto delle puntate precedenti:

Alck e io ci mettiamo insieme

inizio a stufarmi perché lui – esclusa la innegabile efficienza lavorativa – è una larva, nonché decisamente egoista (non in generale, solo per le cose che secondo lui non sono importanti)

parliamo

mi innervosisco

parliamo

continuo la psicoterapia

parliamo

mi rompo l’anima.

Ci lasciamo dopo 6 mesi, poi riparliamo, riprendiamo a vederci

torniamo “insieme” e dopo due mesi scarsi muore suo padre.

Sono trascorsi altri undici mesi e la solfa non è cambiata.

Io voglio le stesse cose di prima, talmente minime che sarebbe imbarazzante scriverle.

Non penso sia grave, considerare l’altro solo in funzione di sé. In termini logici lo capisco che lui preferisca qualcuno capace di essere ameba quanto lui e che non rompa troppo l’anima.

E a me va benissimo fare l’ameba sul divano: leggo, scrivo, sto sui social.

Il problema è che si tratta quasi sempre e solo di questo. Io, di prendermi su per stare tre notti a settimana a casa sua per fare questa “vita”, anche no. E se fino all’anno scorso avevo ancora voglia di parlarne per cercare una via di mezzo, ormai non mi va più. Sono solo triste, non m’importa parlare.

Dubito anche sia questione di lutto: banalmente, puoi essere addolorato quanto ti pare, ma non è possibile che per pianificare una mezza giornata fuori casa serva cautamente proporre l’idea e vedere se forse magari gli va.

Ho cercato di dilatare il mio tempo di diplomazia il più a lungo possibile.

Odio chiedere, è una cosa che ho dovuto faticosamente imparare a fare perché mi hanno insegnato che chiedere è una cosa sbagliata e i condizionamenti a cui si ha creduto sono difficili da togliere.

Ci ho provato e ho imparato accettabilmente, ma dover vivere chiedendo e sentirsi sempre dire dei sì che non sono mai veri, ormai mi ha resa insofferente.

Perché Alck, se mesi fa rispondeva “no” automaticamente a qualunque cosa, come un odioso riflesso monosinaptico, ha certo imparato a rispondere sì

ma finisce lì. Dice “sì” e poi basta.

Sono stanca.

Non posso contare su di lui. È peggio che stare soli, avere qualcuno che ti fa sentire costantemente in attesa di qualcosa, mentre – come una guardona – rimani appostata a osservare nella speranza che arrivi un cambiamento, un segno d’interessamento.

Non arriva mai.

Sono abbastanza sicura che nemmeno mi abbia mai detto che sentimenti abbia per me. Io non lo so. Non so questo e non so quanto conti questo primo anno con un carico di quel tipo, però una cosa la so:

qui non si tratta di grosse promesse non mantenute o di chissà che

ma se uscire di casa mezz’ora, andare a bere un caffè o qualunque cosa implichi alzarsi dal divano, se non interessa a lui personalmente, deve richiedere una settimana di preavviso e rimanere soggetto a diritto di recesso immediatamente precedente

io sono a posto così. Ho finito le risorse.

Non mi stupisce che – a detta sua – siano cose che gli hanno già detto tutte le sue ex.

Io adesso mi tengo gli occhi che pizzicano e pace. Ho altre cose a cui pensare adesso, ho un paio di cose che mi spaventano e preferisco aver paura da sola che con qualcuno che mi fa sentire sola.

Non dovevo mettermi a scrivere in bus: mi cola il mascara.

29 pensieri su “Continuo a stufarmi

  1. C’è un libro che si intitola “La metà di niente”, ed è così che mi sono sentita per anni nel mio matrimonio, la solitudine in coppia è devastante (ho in testa pure una canzone indie italiana che ne parla, non mi viene il titolo ma secondo me l’indie italiano ti fa pure cagare perciò meglio così). La spia de “attenzione pericolo, fuggire” mi si è accesa al tuo “cautamente”, non si dovrebbe MAI sentirsi in dovere di chiedere cautamente. Piuttosto il no secco, la discussione, ma il cautamente implica un sacco di cose, raramente positive. Io non lo avrei mai più accettato, ancora ho il tuo stesso condizionamento sul chiedere, ma mi obbligo a farlo e a pretendere qualcosa. Prima di conoscere Ale mi sono imbattuta in una persona con cui mi accontentavo delle briciole, del chiedere cautamente. Mi piaceva ma ho detto a me stessa che mai più sarei caduta in quell’errore. Saperti con la faccia a panda sul tram mi rattrista ma davvero, quando hai una relazione non dovresti sentirti in dovere di mediare pure un caffè di venti minuti.

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    • 🙂

      Alck ha anche cose positive eh. Anche parecchie.
      Non so esattamente come fosse la tua storia precedente, il mio “cautamente” è più che altro dovuto al camminare sulle uova sperimentale che mi viene automatico: per me è normale chiedere le cose in modo vario, per vedere se ho chi davanti risponde diversamente a un modo o all’altro. Più spesso negli ultimi mesi, perché non so mai se sta pensando a una delle cose che so lo appesantiscono.
      Però sono d’accordo nel dire che sia sbagliato, è che non è del tutto una sua responsabilità.
      Poi quando ci si sente giù le sole cose che si notano alzando gli occhi sono quelle negative.

      Comunque, non lo so. Proprio non so, adesso. Cosa voglio fare.

      Non dispiacerti troppo: sono riuscita a ridurre l’incidente di trucco a una piccola sbavatura rimossa

      fosse così semplice anche con il resto 😅

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  2. Ho troppi pochi elementi per dire cose sensate, però come dico anche ai miei due giovin virgulti, appena usciti entrambi da storie abbastanza lunghe e serie (soprattutto per la loro età), venirsi incontro va bene, cercare di accettare senza capire ok, sforzarsi per compiacere l’altro è giusto, ma tutto questo fino ad un certo punto. Arriverà un momento che dici “chi me lo fa fare?” e allora devi voltare pagina. devi, per te e in fondo anche per l’altra persona

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    • Oh beh, finché non riesco a capire come aprire il fascicolo sanitario online, l’unica cosa che posso fare è pensarci 😅

      Hai presente che bello è preparare l’esame di una materia clinica, ed essere testati da specialisti nella stessa materia? 😂

      Oscillo tra il “nooo, ma sarà ‘na cazzata” e “È LA FINE!”

      SUSPENCE!

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  3. La premessa è sbagliata: non troverà MAI un uomo al quale appoggiarsi. In compenso, ne troverà moltissimi che si appoggiano a lei. Quindi si appoggi a se stessa, le conviene. Il povero Alck dà quello che può. Se non le basta, cerchi altrove. Evidentemente, avete due visioni del mondo differenti, Non è giusto chiedere a qualcuno di stravolgere se stesso per compiacere l’altro. Anche se quasi tutti i matrimoni si basano su quello.

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    • Sono d’accordo
      penso anche due cose, però:

      serve un poco venirsi incontro

      una cosa che non sopporto, di tre, non gli è sempre appartenuta e penso dovrebbe scrollarsene. Lo penserei anche se si trattasse di un amico.

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      • Ok. Ma si ricordi che le persone non cambiano. A meno che non lo vogliano loro. Mmm, questo mi fa pensare che, probabilmente, il fatto che uno cambi per te equivale ad una sorta di pegno d’amore. Che sia questo il motivo per il quale è una questione fondamentale in tanti matrimoni? Eh, mi sa.

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      • Sono d’accordo che molti matrimoni siano fondati su pretese irreali

        io non sono sposata (neanche convivo) e non sono sicura di stare chiedendo cambiamenti

        sto chiedendo di non cedere all’ansia e di cercare di motivarsi, per lo più 🤷🏼‍♀️

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      • E se il suo Alck fosse depresso? Non credo sia un caso che stiate assieme: spesso i depressi sono attirati dalle emanatrici di energia e lei mi dà tanto l’idea di esserlo. Al contempo, le donne che emanano energia sono attirate da quelli che l’assorbono, il risultato, a distanza di tempo, non è molto confortante: appiattimento generale garantito.

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      • Oddio, non che io sappia 😅

        Comunque, “depresso” no, la depressione in senso clinico è un’altra cosa

        ma c’è qualcosa che non va e io non ho energie per starci troppo dietro, al momento. Faccio fatica io a non ricascare nei miei sintomi depressivi, figuriamoci…

        Comunque io per prima tendo all’inedia, per questo mi vengono regolarmente crisi claustrofobiche

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      • Mi sono “innamorata” di questo scricciolo. Con quel piano combina cose incredibili e sono invidiosa all’ennesima potenza. Suona a Milano il 7 novembre e a Verona il giorno successivo, se le piace il genere.

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  4. A un certo punto anche io avevo iniziato a sentirmi sola. A casa, a tavola, a letto, in macchina. A rimuginare per capire cosa fare, a sentirmi sbagliata, a cercare un punto di contatto. Ci ho messo un anno per capire che nessuno dei due era sbagliato, che il punto di contatto semplicemente non c’era più. Noi qua che leggiamo possiamo dire poco o tanto, possiamo portare le nostre esperienze ma alla fine le decisioni arrivano da sole.

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