Un noir in famiglia

Si sono perse le tracce della prozia.

Non credo che siano poi così tante le famiglie disfunzionali capaci di prodezze del genere; almeno, non in ogni cazzo di ramo del proprio malato albero genealogico.

La nonna T., quella che mi ha cresciuta, tra le sue tre sorelle e singolo fratello, è la meno assurda.

Userò nomi di fantasia solo perché tra noi parenti sono più frequenti le lettere d’avvocati che i pranzi di famiglia e taggherò nei prossimi giorni i post in cui ho raccontato in passato di alcuni di loro (qualora qualcuno avvertisse l’insano desiderio di approfondire il grado di disturbo). Per adesso, seduta nella corriera che mi scaricherà dritta dritta di fronte a casa di Alck, inizio a raccontare.

Qualche settimana fa nonna T. è finita improvvisamente ricoverata per un forte dolore al torace e senso di mancamento. Mia nonna è abbastanza ipocondriaca, sia perché ha avuto numerose rogne fisiche (di qui l’allerta costante), sia perché adora raccontare a chiunque di aver affrontato l’ennesima indagine, lasciando intendere di trovarsi costantemente in bilico tra la vita e la morte. Le piace così.

Ad ogni modo, dato che avevo presente le sue ultime analisi del sangue, l’angiografia dello scorso autunno, l’andamento medio della pressione di questi mesi e la sua alimentazione abituale, ero abbastanza certa che fosse in perfetta forma cardiovascolare. Infatti lo era: il ricovero è stato doveroso perché si è presentata in pronto soccorso di venerdì, giorno scomodo per richiedere gli accertamenti necessari al suo tipo di accesso. Alla fine si è fatta qualche pedalata sotto sforzo, godendo dei complimenti per la resistenza e forma muscolare da parte di dottori e infermieri, per poi tornare a casa con una fantasmagorica storia in più da raccontare, ispirata e liberamente adattata dalla realtà.

La causa dello scompenso era un carico di agitazione, che da una quindicina di giorni le gravava sulla fiction.

Un suo nipote, figlio della sorella maggiore, era stato ricoverato dopo che un’amica (o collaboratrice, non ricordo) di famiglia, lo aveva rinvenuto sul pavimento di non so quale stanza di casa sua. Era lì da due giorni. Se fosse stata presente, lo avrebbe trovato prima la moglie, ma la moglie era già ricoverata da qualche giorno, non chiedetemi per cosa. Però posso dire che, mentre stava lasciando l’ospedale, è caduta fratturandosi due vertebre, vincendo così almeno almeno altre tre settimane di degenza, in perfetta sincronia con il delizioso marito sporco, obeso, diabetico grave per scelta. Praticamente uno Sporcelli di Roald Dahl ma infermo, che di lì a poco avrei avuto il dispiacere di apprezzare in tutta la sua grottesca rotondità, scroto incluso.

Ora devo scendere dall’autobus, ma il resto devo proprio raccontarlo.

8 pensieri su “Un noir in famiglia

    • No guarda adesso inizio a scrivere il seguito, perché la storia per me è relativamente assurda

      ma per qualcuno da fuori, che non ha la barra del dramma familiare alta quanto la mia, potrebbe essere ancora più strano 😅

      "Mi piace"

    • Una SEGA familiare, se si parla della mia. Fuori come copertoni tutti.

      Non l’ho mai scritta in modo coerente, a parte qualche sprazzo qua e là, perché loro semplicemente non vogliono (alcuni, altri la incoraggiano) ma direi che, finché resta su questo blog, si può fare 🤷🏼‍♀️

      Piace a 1 persona

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