Un noir in famiglia – 2

Come dicevo, mia nonna T. ha tre sorelle e un fratello;

Zara, la sorella più grande, è quella che non sappiamo dove sia finita; di lei conservo ricordi di seconda mano, ad esempio le mille volte in cui la nonna mi ha raccontato che i fascisti la volevano trascinare in piazza per rasarle la testa, o quando si era presentata – decenni dopo – davanti alla bottega del vecchio forno per esibire la nuova acconciatura e dalla finestra due piani più su, la Rina le aveva strizzato una spugna diritta addosso.

Ne ho anche qualcuno di prima mano: lei vestita da esotica giapponesina al matrimonio di una delle nipoti (una figlia di mia nonna, mia zia), con due cespugli fiorati piantati ai lati della testa. Venticinque anni fa era strano vedere un’ultrasessantenne addobbata in quel modo, com’era strano – a meno di un lustro di distanza – che la stessa ultrasessantenne suggerisse alla me preadolescente di acquistare qualche perizoma leopardato. “Sono deee-liziosi!”

Ma la prozia Zara è sempre stata così: vanesia, garrula, inappropriata.

Si sposò già incinta; deplorevole, secondo la rigida diseducazione che mi avrebbe impartito nonna T., ereditata dall’ipocrita madre – mia bisnonna – secondo cui ogni donna che… secondo cui ogni donna è una puttana, soprattutto se gravida prima del matrimonio. Esattamente come lo fu lei, a sedici anni, fatto da cui tentò di distrarre i posteri occupandosi a ritmo serrato della diffamazione di qualunque altro essere femminile del Creato.

Dicevamo, Zia Zara si sposò già incinta del primo figlio, che non ricordo di aver mai incontrato, poi ne fece un altro: quello spiaggiato in ospedale con lo scroto al vento a cui accennavo ieri. Il marito era un pomposo ingegnere, maestoso a parole e mesto nei fatti, esattamente il suo tipo (dacché la prozia non ha mai avuto granché da spartire con la realtà). Ma era alto, titolato, spocchioso e limitato come molti degli uomini di successo di cui ho assistito al successivo declino finanziario e familiare. Irresistibile.

Zia Zara e il marito Zio Trombone, per molti degli anni delle infanzie dei figli, viaggiarono a destra e manca, spargendo boria in tutti i salotti, di qualunque provincia, ai quali il mestiere di lui fornisse l’accesso. Non che io pensi sia mai loro sorto il dubbio, ma sono convinta che, a domanda diretta, avrebbero difeso la deliberata assenza genitoriale, offesi e stupiti del fatto che qualcuno potesse trovare meno che perfetto un qualsivoglia aspetto di quella mondana condotta. Se ai figli non bastava avere genitori che garantissero loro un buon nome (la cui bontà scompariva dalle bocche di tutti appena abbandonavano la stanza) e una bella casa – e nient’altro – il problema era esclusivamente della progenie, non certo loro.

Così quei due bambini crebbero soli, l’uno (a me sconosciuto) nel totale rifiuto di qualunque regola impartita da lontano, senza contatto diretto, tipo quelle del fisco; l’altro trascinando un’irrisolta, protratta infanzia, in cui il bambino che manifesta i dispiaceri ingozzandosi di cibo, avrebbe atteso per sempre una mamma che arrivasse a sostituirlo con il suo abbraccio. Non sarebbe mai arrivata.

28 pensieri su “Un noir in famiglia – 2

      • In breve. Bis-nonna aveva due figli maschi ed si credeva di famiglia abbiente.
        Il figlio maggiore, mio nonno, si innamorò di mia nonna figlia di contadini cosa che, ovviamente, la fece andare via di testa. Nonna rimase incinta fuori dal matrimonio e per evitare scandali e urla scapparono a Milano.
        Pure l’altro figlio, più debole nel fisico e nel carattere, si innamorò ma non ebbe la forza di imporsi perciò la storia naufragò.

        Una cinquantina di anni dopo mia nonna è entrata in dialisi e veniva accompagnata in ospedale dal servizio taxi assieme ad altri due pazienti. Il più giovane un giorno se ne esce raccontando che la madre lo accompagnava sulla via dove abitava nonna in bicicletta, dicendogli che lì stava suo padre.

        Carramba, nel taxi dei dializzati c’erano zia e nipote che non sapevano di esserlo.

        Piace a 1 persona

  1. Wow, che meraviglia! Il moralismo e il finto perbenismo hanno generato fiumi di storie interessanti. L’attuale “libertà” di costumi è di una noia mortale.

    Io ho ben poco da dire, se non che le mie ave materne hanno avuto tutte due cose in comune: sono morte a centinaia di chilometri da dove erano nate (in altre nazioni) e hanno mandato al diavolo i mariti da giovani, andando a lavorare e tirandosi su i figli da sole. Il che, visto che parliamo del secolo scorso, non è niente male. Mia madre ha rispettato solo il primo punto: un tumore al seno a 42 anni le ha cambiato i piani e l’ha distratta dai suoi propositi di libertà, proprio mentre meditava di seguire l’esempio delle antenate. Per reazione, preoccupata della “tara” familiare (come la definiva lei), decisi che sarei stata la prima della sua famiglia che si sarebbe impegnata per avere un matrimonio duraturo. Anche le sue sorelle, infatti, hanno involontariamente seguito le orme delle ave: una è rimasta vedova con quattro figli, l’altra ne ha messi al mondo due, avuti da padri diversi e senza mai sposarsi.

    Piace a 2 people

    • Davvero: che noia i placidi risultati di una vita più equilibrata 😂

      Miseria Silvan, che rapporto complicato con l’altro sesso!
      Però il suo matrimonio duraturo mi comprova che – almeno in buona parte – l’impegno lo rende possibile. Il ché mi fa piacere.
      Sarei curiosissima di conoscere suo marito!

      "Mi piace"

      • Mah, un sacco di fatica per avere la consapevolezza che il matrimonio è contronatura. È assurdo rimanere tutta la vita con lo stesso uomo, specie se si ha ben poco in comune. Quella tigna lì poteva essere utilizzata meglio, ma lo so oggi. E oggi è tardi. Ribaltare la propria esistenza, passati i cinquant’anni, è solo patetico e persino ridicolo: l’ho visto accadere alle mie amiche. Quindi, mi attengo al motto materno, più volte ripetuto. Hai voluto la bicicletta? Pedala!

        Piace a 1 persona

      • Il problema è che, quando si è giovani (e con poca autostima), il Bianco vuole il Nero e viceversa, in base a quella sorta di cannibalismo che porta i vecchi a mettersi con giovincelle (vedasi Briatore), illudendosi di riprendersi la giovinezza. Così l’introverso musone sarà folgorato da quella piena di vita, l’ignorantona dal laureato, la sedentaria da quello che non sta fermo un attimo. Dopo di che le vie sono due: o si distrugge la figura dell’altro/a, per dimostrare a se stessi che si è migliori, o gli/le si rompono i coglioni perché cambi. Ma la certezza è che il Bianco e il Nero danno il Grigio: e, dopo un po’, si nota. Quindi, visto che con il passare degli anni e l’esperienza l’autostima è cresciuta, si cerca di recuperare la parte più autentica di sé: così il Nero si mette a cercare uno Nero come lui e il Bianco fa altrettanto. La triste realtà è che, nel frattempo, è passato tanto tempo e indietro non si torna:
        Inoltre, se a 20 anni ti bastava che uno fosse bello e non fosse un idiota, dopo decenni le esigenze aumentano a dismisura, da ambo le parti. Quando lo si è finalmente capito, ci si può consolare col fatto che si è diventate sagge abbastanza da rendersi conto che gli uomini sono tutti uguali e uno vale l’altro. Ovviamente, escludendo ladri, stupratori e assassini.

        Piace a 1 persona

      • Mi spiace per questa visione: discordo 😅

        Nella mia famiglia disfunzionale ci sono almeno tre matrimoni di estremo successo, tutte relazioni iniziate presto.
        Sarà stata sicuramente in parte fortuna, ma credo la maggior parte del merito sia frutto di oculatezza e capacità 🙂

        "Mi piace"

      • Si, non avevo valutato questo punto di vista. Avevo preso in considerazione solo quello di una madre che, una volta usciti di casa degli ipotetici figli, riprende in mano la propria vita. Che è una posizione che mi viene facile individuare. Dovrebbe venirmi naturale pure quella che dite voi, visto il mio passato, ma resto pur sempre una Pollyanna

        Piace a 1 persona

      • Uff, sgattaiolano tutti dietro questa scusa … Sembra che abbia un piglio aggressivo, boh. Ho sempre pensato che, quando si contestano i miei modi, è perché non si ha nulla da controbattere sulla sostanza di ciò che dico. E poi i miei modi mi piacciono moltissimo: quando vado a rileggermi i battibecchi di anni fa, rido come una matta. E mi riconosco. Quelli altrui, invece, non li riconosco proprio. Ma perché non li ho mai conosciuti davvero. Lo sa che su Internet circola un sacco di gente con problemi di identità? Io non ne ho mai avuti. Probabilmente dipende da questo. L’identità è come l’odore con cui si marca il territorio: quando torni in quel territorio, devi riconoscerlo per forza, il tuo odore. Altrimenti, è come se lì non ci fossi mai stato.

        E poi, ora che ci penso, io qui nel suo blog non ho mai battibeccato con nessuno, manco con lei. Di che si lamenta?! Comunque, martedì scorso, cercando un posto nel parcheggio strapieno dell’ospedale, dopo vari giri vedo finalmente uno che sale in macchina, nella mia stessa direzione di marcia e mi metto pazientemente in attesa che concluda le sue manovre. Dopo qualche secondo, arriva uno contromano e, palesemente intenzionato a parcheggiare lì, mette la freccia. A quel punto gli ho fatto notare che c’ero io, ero nella direzione di marcia ed ero arrivata prima. Lui mi ribatte che aveva incrociato il signore più giù (?) e gli aveva promesso il posto (!). Il signore in questione, sorridendo imbarazzato, non ha confermato. Incurante, come si sono concluse le manovre del precedente occupante, il posto l’ho occupato io. Il sessantenne, visibilmente contrariato, mi ha dato della maleducata: dopo di che, dando prova della sua conoscenza in materia di educazione, mi ha mandato a quel paese, assumendo quei bei toni che tutti i sessanta/settantenni furbini hanno. Io, sfacciata, mentre gli passavo accanto a piedi, mentre era in fila in macchina, gli ho consigliato di farsi consegnare una lettera di prenotazione del posto, la prossima volta che si fosse messo d’accordo con qualcuno. Inutile dire che si è adombrato ulteriormente, aggiungendo improperi vari. Non so se i miei modi siano stati maleducati o aggressivi, non mi sono posta il problema, ma ho pensato a quante altre persone poteva aver fregato allo stesso modo, in precedenza. Secondo me, parecchie. Eh, per una volta, gli è andata male.

        Piace a 1 persona

      • Bellissima storia 😂

        qualche battibecco qui lo ricordo, ma poca roba, sicuramente non con me.

        Comunque mi limitavo a riportare i fatti: anche io mi diverto molto leggendola, Silvan 😬

        "Mi piace"

      • Dipende da cosa si intende per patetico: ne ho visti molti, di personaggi che si sono persi alla rincorsa della passata illusione di libertà, facendo solo danni. È il “come” che rende patetica o meno una scelta, secondo me…

        "Mi piace"

      • Si, non avevo valutato questo punto di vista. Avevo preso in considerazione solo quello di una madre che, una volta usciti di casa degli ipotetici figli, riprende in mano la propria vita. Che è una posizione che mi viene facile individuare. Dovrebbe venirmi naturale pure quella che dite voi, visto il mio passato, ma resto pur sempre una Pollyanna

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...