Un noir in famiglia-5

La disfatta economica di mezza stirpe sancì la distruzione di un sistema famigliare provato dalla mancanza di educazione ai sentimenti e da una generosa dose di disturbo mentale, accuratamente coltivato di generazione in generazione. Da Zia Zara, confinata nella sua mente e nella casa del fu secondo compagno, in quando usufruttuaria (anche se aveva raccontato a tutti di essersi risposata), si ricevevano in famiglia regolari bollettini dall’assurdo contenuto: schiere di ammiratori devoti – stando a Zara – le riempivano le giornate di stima e adorazione. Questo per anni.

Ma, in tempi recenti, il naturale decadimento dei corpi aveva prevalso sulle contrastanti versioni che i membri della famiglia rinfacciavano, l’uno sull’altro: Gherardo, figlio di Zara, giaceva ansante in un letto della pneumologia di un ospedale; nel letto di un altro ospedale soffriva la moglie, dolorante per la caduta, subita proprio alla dimissione dal precedente ricovero appena concluso;

e, di punto in bianco, la consulta delle prozie e Nonna T aveva realizzato che nessuna aveva più avuto notizie di Zia Zara. Dunque, nel giro di pochi giorni l’anziana ma stabile parte solidale della rete famigliare si era mossa: telefonate su telefonate per capire cosa fosse successo all’ormai novantenne Zia Zara, prima agli altri parenti prossimi, poi alle autorità locali rispetto alla sua residenza, poi a quelle della nostra zona per chiedere cosa si potesse fare per ritrovarla.

L’altro figlio di Zia Zara, Enea (fratello di Gherardo), affermava belligerante di essere in contatto con i carabinieri di mezza Italia, di stare per incontrare un avvocato;

le altre due sorelle di Nonna T, più in forze, pianificavano una trasferta per indagare sul campo.

Poi, all’improvviso (per quanto mi è dato sapere) il ritrovamento: anche Zia Zara era ricoverata. La ricostruzione del motivo appariva fumosa e più versioni si erano ammucchiate nello spazio di poche ore: prima che l’avessero rinvenuta priva di sensi, di fronte all’ingresso del nosocomio; subito dopo pareva che fosse stata prelevata dal suo appartamento, delirante, su segnalazione di un medico di zona che tutti noi eravamo convinti fosse vero solo nelle sue ben note fantasie. Indipendentemente dalla dinamica dei fatti, le due sorelle di Nonna T si erano subito messe in viaggio, per le poche ore di tragitto che – superati i settantacinque – pongono una sfida non da poco.

Un paio di giorni dopo, il bollettino ricevuto da Nonna T non sembrava dei migliori: “T, dovresti vederla: non sembra neanche lei! È confusa e non ci riconosce, è disfatta“. A casa mia, nessuno ha mai indorato una situazione clinica.

Nel frattempo Gherardo, prigioniero del suo enorme corpo disfatto, gorgogliava ricoverato, maltrattando medici e infermieri e chiunque si desse da fare per curarlo. Fino a quando, di punto in bianco e contrariamente al parere dei dottori, aveva deciso di firmare per la dimissione e si era trascinato a casa. Tutti si erano stupiti dell’incosciente mossa e – chi meglio lo conosceva – aveva iniziato a domandarsi cosa lo avesse condotto a tale, irrazionale decisione. Doveva esserci un motivo.

Pochi giorni dopo, in seguito a qualche telefonata tra le sorelle ormai rientrate e Zia Zara, sempre ricoverata, la mancanza di risposta da parte di quest’ultima al cellulare che le era stato fornito dalle parenti, aveva spinto le stesse a telefonare all’ospedale.

“La paziente non si trova più ricoverata nella nostra struttura, non so dirle altro”.

Persa ancora. Una prozia peggio che un mazzo di chiavi.

2 pensieri su “Un noir in famiglia-5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...