La chimica di base, Satana, il suicidio e quelle cose là

Qualche giorno fa ricevo il messaggio di un vecchio… amico? Direi che ormai siamo amici, ma questa amicizia inizia anni e anni dopo il periodo in cui frequentai la sua comitiva. È un amico di M., il primo ragazzo che ho avuto, per questo lo conosco.

La prima volta che ci ho riavuto a che fare, dopo che le nostre strade si erano divise da un pezzo, è stato ormai almeno un lustro fa. Non ricordo come sia andata ma ho vivida nella mente la sensazione di stranimento che ho avvertito aprendo i social un giorno: avevo la home di FB piena di suoi post chiaramente deliranti, pieni di minacce e oscenità nei confronti di un paio di persone che conoscevo anche io.

A essere sincera non mi era mai stato molto simpatico quando eravamo quindici-sedici-…-ventenni, ma insomma: una situazione di quel tipo andava al di là. Lo contattai e da lì continuai a sentirlo sporadicamente. Non era in forma, non rispondeva in modo coerente e si capiva essere nel pieno di un delirio maniacale.

L’ho saputo dopo com’era andata la diagnosi e tutta la vicenda, attestata a un certo punto su un momento di compenso (quando lo psichiatrico si ribecca, in breve) nel quale ci vedemmo per prendere un caffè. Una strana esperienza, non ricordo se ne ho mai scritto, perché – pur essendo lui sotto terapia – rimasi colpita da quanto era sfumato il passaggio tra percezione della realtà e percezione alterata. Non avrebbe dovuto stupirmi: noi leggiamo la realtà attraverso il nostro cervello, mica attraverso i nostri sensi. Gli organi di senso veicolano al cervello dei segnali che vengono integrati a più livelli (quindi ogni tanto non si integra bene e abbiamo cose come le illusioni, quando – distratti o stressati – crediamo di aver intravisto una figura che poi era altro o sentito di lontano qualcosa che non c’è). Se il suo cervello gli diceva certe cose, per lui erano vere, mica cazzate. Ed è normale così, nel quadro patologico. Tuttavia, stare a guardarlo mentre scivolava da un racconto completamente realistico a qualcosa che non poteva essere accaduto, mi è rimasto impresso. Ricordo che la sua espressione cambiava rapidamente: da sorridente e rilassato quale era stato fino a quel punto, aveva corrugato le sopracciglia e spalancato gli occhi, sembrava incattivito. Non mi piaceva (nonostante fosse chiarissimo che non ce l’avesse con me, assolutamente); così, con il pretesto della tazzina o dello zucchero o qualcosa del genere, cambiai argomento e la deriva si concluse così.

Poi non ci sentimmo qualche anno, fino a una seconda uscita, davanti a una bottiglia di vino. Un’altra fase di compenso, un altro periodo di ripresa dopo la ricaduta di cui quella sera mi avrebbe poi raccontato. Un altro momento di sollievo, perché non aveva ancora capito che il sollievo è un’illusione da prendere con le pinze, quando si parla di certe malattie. Quella sera ci divertimmo entrambi ed entrambi ce ne stupimmo, dichiarandolo soddisfatti. A prescindere dalla sua malattia, il tempo lo aveva smussato e arricchito, e non era più l’adolescente molesto che avevo conosciuto. All’epoca era propositivo e fiducioso verso il futuro e i suoi racconti sull’esperienza psicotica mi avevano fatta scompisciare dal ridere.

“Io praticamente sentivo la voce del diavolo che mi chiamava, e poi c’era questa macchina che passava sempre sotto casa mia correndo, quando pioveva, ed era la macchina del diavolo. Però mi hanno detto che non c’era una macchina.

Poi mia zia, dato che stavo malissimo e mia madre non sapeva come fare, mi ha portato a Lourdes. In corriera con un sacco di gente, così a un certo punto io sapevo di essere in autobus con Gesù, Dio e Satana. Geniale, no?”

“No vabbè, sarai stato malissimo! Ma che idea era?!”

“Ah non lo so, comunque poi ero anche in camera con Dio”

Rido anche adesso, ripensandoci.

Ma il mio mal di testa spinge più forte e adesso smetto di scrivere. Continuerò domani, so che lo farò perché è una storia che ho bisogno di metabolizzare.

18 pensieri su “La chimica di base, Satana, il suicidio e quelle cose là

    • Ciao caro

      te scherzi ma il modello credo me lo avesse descritto, se non nominato

      ma stai parlando con una che ci ha messo venti minuti a descrivere il simbolo di una nota casa automobilistica a un fidanzato, il quale, sospettoso, dopo un po’ ha puntato il dito indicando il volante, chiedendo “questo?”

      Ed era quello 😬

      Come stai?

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      • Quanto a macchine sono messo come te! Riconosco appena la marca della mia, le Polo. E delle Ritmo mi ricordo perché mi capitò di usarne una antidiluviana, dimenticata da chissà chi, per impratichirmi nelle manovre, e naturalmente lo sterzo era così duro da stroncarmi le braccia, ecco perché per me è l’auto del demonio.
        Sto bene, grazie, o quantomeno sono asintomatico anche perché murato in casa da due settimane, da bravo cittadino senza cani né passione per la corsa.
        In altre sedi vedo che te la cavi discretamente 😉 ma comunque come va, come va?

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      • Io sto bene, stavo meglio all’asilo però

        l’esperienza della dissociazione sta tornando forte e chiara, ma non mi dispiace: un po’ mi mancavo, fatta a pezzi.

        Comunque niente mi squassa troppo, quando riguarda me (per ora).

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      • Mamma mia, potrei essere io. Sono riuscita a salire sulla macchina di un perfetto e allibito sconosciuto solo perché era nera, come quella da cui ero appena scesa prima di entrare in un negozio. Il marito, che aveva fatto inversione a U e mi attendeva dall’altro lato della strada, piangeva dal ridere. Che figure di merda …

        Ben ritrovata, a distanza di mesi.

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      • Oddio Silvan, anche mia nonna ha fatto lo stesso identico sketch, ormai quarant’anni fa, facendo ridere tantissimo mio nonno 😂

        Ben ritrovata, ho avuto un piccolo problema di ansia e l’idea di scrivere anche una sola sillaba mi faceva venire da piangere.

        Come va?

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      • Compatibilmente con la situazione, direi che va bene, grazie. Mi spiace che l’ansia abbia vuoto il sopravvento, pensavo si fosse solo annoiata di star dietro al blog e la immaginavo a fare cose più divertenti. A quanto pare, mi sbagliavo. Però sono lieta che sia in buona compagnia, credo faccia bene anche a lui la sua, di compagnia.

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