Mi sento in colpa perché non mi sento in colpa

Che poi non è nemmeno vero, quindi ho questo disagio che si mescola con le budelle, e appena mi distraggo passa.

Prima della terapia, ogni volta, ogni storia non era altro che il mettere in atto la stessa scenetta. Cambiavano gli attori nel ruolo di co-protagonista, ma sempre quello cercavo di fare. E quando finiva (inevitabilmente) mi buttavo a capofitto in un’ondata di disperazione alla quale sapevo di non potermi sottrarre.

Che poi, era sempre la mia disperazione solita, e le mie storie una scusa per finirne sommersa una volta in più.

Stavolta no: ci ho provato tanto, a tratti troppo. Ho fatto molto di quello che penso bisogna fare per stare in una coppia. Non è andata. Non mi sento così male. Anzi: non mi sento male per niente.

Sarà che, nel tempo, avevo avuto una piena che la metà basta. Sentirsi sempre ignorati è snervante, sfiancante, opprimente. Mi sembra di essere scorretta a non sentirmi peggio, ma ho pianto tanto negli ultimi mesi… non piangevo così da nemmeno so quanto. Ogni giorno mi svegliavo e piangevo, come se per purgare fluidi la solita urina non fosse abbastanza. Ogni mattina facevo il funerale alla storia tra me e Alck.

Dovrei sentirmi più triste, più abbattuta perché alla mia età non è poi tanto presto per essere sole? Dovrei sentirmi sconfitta? Ultimamente, sentivo una fitta di frustrazione ogni volta che internet mi mostrava qualcosa di bello che qualcun altro aveva fatto.

Ho passato una vita a dirmi che facevo schifo perché non riuscivo a sentirmi come si sentono le persone attorno a me. A fare le cose che fanno loro, quindi al momento mi sento disorientata.

Oggi ho tirato fuori il materiale di una storia che avevo iniziato a scrivere anni fa, a lavorare sulle parti già buttate giù: dare un senso a passaggi confusi, mettere giù uno schema di verifica perché i richiami tornino, cominciato un elenco di elementi da inserire. Mi sono sentita felice come non mi sentivo da anni. Mi ci sono persa dentro per ore: mi piaceva leggermi. Rimandavo da mesi il riprenderlo in mano: avevo un convinto terrore che mi avrebbe fatto tutto schifo, che mi sarei fatta schifo per aver pensato che fosse decente. Invece mi piace, mi piace tanto.

È anche parte del motivo per cui mi trovo in questo appartamento, sconclusionato come la mia mente: finire due libri. Ma non ne avevo più le forze. Ero troppo occupata a essere qualcuno che si fa andare bene tutto, uno di quei circoli viziosi che si instaurano gradualmente e ti ubriacano di bruttura.

Non riesco a sentirmi male, non riesco a sentirmi infame, non riesco a dispiacermi davvero per come sto facendo sentire Alck. Mi sento così bene che potrei addormentarmi dalla serenità (detto da me, equivale a una dichiarazione d’amore all’Universo). Non vorrei che lui stesse male. Finita l’arrabbiatura credo sia una tra le cose che voglio meno al mondo.

È che non riesco a vederla come una mia responsabilità.

12 pensieri su “Mi sento in colpa perché non mi sento in colpa

  1. Va che gli ultimi mesi di matrimonio mi svegliavo e, a scelta, vomitavo l’anima oppure avevo una colica. Ho perso 5 kg in venti giorni. Quando me ne sono andata e ho detto basta ero rinata. Il funerale al mio rapporto era stato lungo anni, mai stata più felice di quando mi ha messo alla porta. Ero in cassa integrazione, povera e con due figlie piccole. Ma cristo che felicità

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  2. Quello che non ti fa sentire in colpa è la consapevolezza d’aver fatto tutto quello che potevi.
    E il tuo male, le tue tristezze, le hai già masticate, digerite e metabolizzate mentre eravate ancora insieme. Parlando per esperienza personale, poche cose sono peggio che esser da soli pur stando con un’altra persona, vivendo nella stessa casa.
    Adesso c’è solo da ripartire, come stai già facendo.
    Hugs

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  3. Alla fine sono schemi che tornano sempre uguali finché non interrompi il giro. C’è tanta normalità nel sentirsi bene con sé stessi, ti auguro di continuare a stare su questa nuvola di inspiegabile leggerezza ancora un po’ e di vaporizzare i sensi di colpa.

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  4. Uff, la colpa mi sta stretta per principio. Quindi noto questa singolare alternanza nel titolo, che forse le è sfuggita e che reputo molto più importante per farmi un quadro della sua situazione attuale: “mi sento … non mi sento”. Interessante.

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