Il mio cervello è una distesa di figurine scompagnate da vecchi album mai completati

Alck non mi parla più da qualche settimana, nel senso che non risponde ai miei messaggi, nonostante fossimo rimasti d’accordo di mantenere i contatti. “Mi fa stare troppo male”, aveva poi rescisso lui. Ma vedi un po’ di andartene affanculo. Le solite minchiate. Mentre io mi odio perché avrei proprio bisogno di parlare con lui, dato che la mia colonna vertebrale sembra fare bizze diffuse.

“Bene, lei lamenta una mancanza di sensibilità alla pianta del piede destro, ma le sue braccia sembrano stare molto peggio delle sue gambe… che interessante!”

“Grazie Dottoressa, modestamente non è la prima neurologa che me lo dice”.

Io per anni sono stata quasi esclusivamente con Alck (intendo proprio come quantità totale di tempo), con chi dovrei avvertire il bisogno di parlare di questa cosa, oggi che mi sono un po’ spaventata, mentre aspetto la risonanza “Urgente” a febbraio?

Il fatto che lui non se ne sia preoccupato minimamente, sapendo che potrebbe essere un nonnulla come una roba orribile (più tutte le sfumature nel mezzo, tendenti a infinito), mi fa davvero arrabbiare. Vabé.

Ma è inutile pensare a lui, averlo come sottofondo ai pensieri, perché è sempre stato un rapporto a senso unico e partecipante solitario. Però mi dava la – a tratti controproducente – percezione di non essere sola.

Io, da sola, mi perdo. Mi sciolgo nel tempo tra le lancette, divago dieci minuti e sono passate quattro ore. Fatico a tenere il passo, spesso, e nel restante tempo sclero e recupero 3-4 giorni in due, ma degli altri resto indietro. Mi serve una forma di disciplina.

Si può usare un blog, per questo? Si può scrivere online giocando al diario per dire ad alta voce quello che vorresti che qualcuno ti aiutasse a ricordare di fare il giorno dopo? Non lo so, ma penso mi tocchi provare. Anche perché il canone e il passaporto non sono questioni che si risolveranno da sole.

5 pensieri su “Il mio cervello è una distesa di figurine scompagnate da vecchi album mai completati

  1. Mia cara, mi spiace di quanto sta passando, veramente: ma, dall’alto dei miei 60 anni, non mi meraviglio della fragorosa assenza del suo ex in questa circostanza; gli uomini, quando servono, non ci sono mai. E anche se dovessero esserci, è come se non ci fossero. L’alternativa? Non so risponderle. Alcune si affidano alle amiche, ma io temo che il vero problema sia che quando si ha a che fare con i medici, fondamentalmente si è sempre soli. Di buono c’è che in queste occasioni ci si scopre molto, molto più forti di quanto si pensasse e questo vale in particolare modo per le donne. Ho visto donne trasformarsi in autentiche leonesse. Abbia fiducia in se stessa, non ha bisogno di nessun uomo per affrontare qualsiasi situazione.

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    • Grazie Silvan, ed è vero che siamo soli con il nostro corpo, in questi casi

      solo che sarebbe stato ovvio, da parte mia, dare un po’ di sostegno alla persona con cui ho passato davvero la stragrande maggioranza del tempo, per quasi 4 anni

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      • Eh! Avevo iniziato a scrivere che per gli uomini è il contrario, diventano mammolette tremebonde e SEMPRE hanno una o più donne intorno con cui condividere i loro problemi di salute; ma mi sembrava un’ovvietà, scriverlo. Non ho dubbi che lei, in circostanze analoghe, sarebbe stata presenza certa nella vita del suo ex, a prescindere dalla natura dei rapporti tra voi. Tranquilla, passa con l’età! Serve a risparmiare le energie.

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      • Vabbè, è la differenza tra un egoista e una persona mediamente non tale.
        Non penso mi passerà, e neanche vorrei, tra l’altro. A me piace dare una mano, fin dove posso.

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