Non so scrivere un incipit

Può anche essere che io abbia già postato questa parte, ma se non lo ricordo io – da diretta interessata – dubito sia rimasto a qualcun altro, nel caso.

Con la terapia dell’anno scorso, ho iniziato a scrivere un romanzino che per un po’ ha vagato perduto nell’immanente disorganizzazione delle mie settimane. Ora, cercando di rimanere fedele a una tabella di marcia che trovo sensata, vorrei finirlo in tempi non biblici.
Il legame con la terapia è abbastanza impalpabile: quando si è chiarito che la mia personalità fa un po’ il cazzo che le pare, oltretutto al plurale, Zack mi ha parlato delle varie strategie con cui le porzioni separate possono venirsi incontro. Nel mio caso, la più congeniale è la scrittura e così è nata una storiella con cinque personaggi principali che incarnano ognuno un tratto autonomo della mia personalità. Lo spunto poi ha preso la sua strada: non sono cinque me che parlano, sono solo cinque persone attinenti alle mie cinque porzioni, modellate su visi noti o inventati con cui ho a che fare da un po’.

Solo che, come spesso accade quando si scrive, temo di aver perso di obiettività. Non è efficiente continuare a riscrivere la stessa parte e sto procedendo;

vorrei – se qualcuno ne avesse voglia – un feedback sulla prima facciata o poco più.
Here you are:

 

1

L’ingresso della donna elegante e ricciuta in cappotto leggero rischiava di provocare una disastrosa reazione a catena al bancone del bar. Lo squillante “Buongiorno!” avvisava i clienti più esperti di scalare di un passo: se fuori pioveva arrivava grondante; nei giorni di commissioni, caricata di pacchi ingombranti. Era buona cautela farsi più in là.
Carissima, il solito?” sapeva il barista; tipo paziente che rideva rivolto al beccuccio sbuffante.
Gli era bastato il lamento dell’avventore di turno: un colpo di coda della borsa gigante aveva centrato l’ennesimo fianco.
Oh, mi perdoni… Sì grazie Dido, doppio macchiato!”
Il barista eseguiva senza più indagare il tipo di danno: da copione, il cliente ferito si sarebbe voltato con un sopracciglio per aria e poi col disappunto smontato in un soffio dal sorriso di lei.
Arrivava regolarmente quattro mattine su sette, trafelata, per gustarsi in pace una buona mezz’ora a sorbire un ordine o due – sempre lo stesso – sfogliando il giornale.
Il caso voleva che a qualche minuto dal suo allegro saluto il bar si vuotasse, scandendo gli orari di una clientela per lo più abituale;
così lei e il barista – Dido per tutti – scambiavano qualche parola su loro e sul mondo, con in sottofondo il risonante stormire di tazze che lui caricava e spediva diritte a lavare.
Dove andremo a finire di questo passo?” sospirava, raggiunto il fondo di tazzine e giornale.
Si preparano tempi bui” rispondeva lui, e notandola incupita cambiava argomento: “Figlio e marito? Resistono?”
Lei rideva e lo informava sugli (a sua detta) inspiegabili sinistri sofferti dai cari.
Una volta il marito aveva infilato quatto quatto la testa nel baule dell’auto, proprio mentre lei si affrettava a serrarlo per scappare a lavoro. Gli ci erano voluti giorni, per superare la contusione.
Poverino, dopo ha farfugliato qualcosa… diceva di essere lì da cinque minuti a cercare un qualche attrezzo, ma io proprio non lo avevo visto…”
Un’altra volta, il figlio non si era accorto che lei – ovviamente – puliva l’armadio delle scarpe sito al soppalco, lanciando dabbasso le paia malconce. “Per fortuna, da quando è entrato nella squadra di rugby, le prende al volo!” cinguettava contenta.
Dido aveva dapprima smesso di celare, poi di avvertire qualunque sorpresa: era evidente che i maschi di casa fossero ben allenati a superare la naturale selezione, soavemente incarnata da lei. Se fosse stata un’altra, si sarebbe chiesto come i due sopportassero tanta follia; invece, avendola di fronte, annuiva comprensivo.
È ora che vada… Ecco, dovrebbero essere giusti”
Benissimo cara” Dido non contava il malloppo di spicci: ormai la sua mano pesava gli importi. “Ti aspetto stasera con le Sorelle?”
Ma che giorno è oggi…?! Ah! Sì! Certo! Scappo!”
Il barista si era portato la mano alla fronte: un signore, entrando, l’aveva salvata dallo scontro col vetro. O forse aveva salvato il vetro da lei.
Tutto tranquillo, al Bar Sacramento.

Ditemi voi:

Qual è un tema, di cui pensate non si dica abbastanza?

Per amor d’ordine:

1- Dove: in famiglia, alla TV, sui social, dal parrucchiere… etc.

2- Cosa: contraccezione, guerra, sentimenti, libri

3- Perché: interesse di nicchia, legato alla geografia, scabroso…

Se non vi è ancora venuto in mente nulla, qual è l’argomento di cui parlereste volentieri, ma per cui vi manca l’interlocutore adatto?

Un’emozione che non so (suggerimenti ben accetti)

“Pronto, Dr Zap?”

“Sì…?”

“Sono Tazza…”

“Ah, ciao!”

“Mi stavo chiedendo… lei dov’è? Perché lo studio è chiuso…”

“Sì, abbiamo appuntamento alle dieci… Ma sono le dieci! Un quarto d’ora e arrivo!”

Click.

Il Dr Zap è sparso come pochi, quindi nella fretta di iniziare e in quella di finire – comunque oltre i nostri 50 minuti – per non far troppo attendere la paziente successiva che ha un forte schema d’abbandono

(“Visto che stiamo facendo i tuoi, che schema ha forte, qualcuno che dopo 15 minuti se ne va?”

“Lo schema ho-un-lavoro…?”)

ho scordato di chiedergli un’opinione su una cosa che mi è successa.

Anzi: una cosa che ho sentito, dentro un’altra che sta succedendo.

Il tizio con cui da meno di un mese… boh, l’altro giorno, mentre cazzeggiavamo nel letto, mi ha detto:

“Tu puoi dire che non lo sai, cosa stiamo facendo. Puoi dire che scopiamo, che ci vediamo, con le tue amiche mettila come ti pare. Io ti dico che stiamo insieme. Anche se tu non lo sai, stiamo insieme“.

Dopo un transitorio attacco di panico, mi è venuta una roba nell’addome, che non so cosa sia.

Non è una sensazione spiccatamente bella o brutta. Però è forte.

È come se il mio intestino tenue, avesse fatto flessioni il giorno prima.

Se lui dice “Stiamo insieme“, a me viene questo sconosciuto nodo, che non è scorsoio, che forse tiene ammainate larghe vele. È un nodo grande e teso, che non dà fastidio. Forse è lì da prima, forse l’ha allacciato lui.

Quando ci muoviamo, camminiamo, i nostri muscoli alternano contrazione e rilascio per permettere alle articolazioni di funzionare e procedere.

Quando ci troviamo su un terreno incerto, e il nostro scopo non è andare via, ma restare in equilibrio, allora tutti i muscoli sono più o meno tesi, per non farci cadere.

Non so cosa sia: non so se le emozioni o le budella possano funzionare come un ginocchio o un’anca, o se si tratti di qualcosa che segue la logica dei sentimenti, quel gran cosmo sconosciuto.

Mi va bene che ci sia, è solo che – come a un osso o a un polmone – mi piacerebbe poter dare a quella cosa, un nome.

I giochini da diario – Liebster nonsoché 

Grazie Adriano Luciani per la nomination.

Di norma i questionari così li snobbo ma per fonta: mi ricordano i test su Cioè e Top Girl di quando ero al liceo, il pacco di questi tra blogger è che non ti esce un profilo inventato alla cazzo di cane da un editor sottopagato che medita il suicidio e scarabocchia ovvietà, grazie al cielo di ‘sti tempi c’è Rob Brezsny.

Comunque adesso fumo una paglia e lo faccio e poi vi nomino, però non ho la minima intenzione di venirvi a contare i follower perché sticazzi (perché andrebbe nominata solo gente con meno di tot follower)

(faccio la sostenuta per darmi un tono, poi ho di nuovo minacciato i coinquilini di sequestro di stoviglie e sono calata nel ruolo)

(mi piacciono le bistecche crude, agli astanti sconvolge sempre)

Comunque: ora rispondo alle domande, poi nomino dieci di voi è rispondete alle mie.

(Daidaidai!!)

Mie risposte: 

1. Qual è il libro che salverai dall’universo quando Internet ci mangerà tutti? 

Uno solo no, ma proprio dovessi scegliere, qualcosa che non ho ancora letto e me lo farei consigliare da P

2. Quale libro ti penti d’aver letto?

L’insostenibile leggerezza dell’essere: lo leggi da teenager e pensi 

Noperchecc’é, alla fine è peso, la sua para ci sta” 

poi smetti di ammazzarti di canne ogni giorno e ti accorgi che è solo uno stronzo che strofina i capelli su vulve a caso poi manco si lava la testa prima di tornare dalla sua donna, la quale dovrebbe fare un corso di autostima o rottura nasi.

Kundera paraculo dimmerda.

3. Quale titolo di quale libro definirebbe perfettamente il senso del tuo blog?

Boh, Guerra e Pace?

4. Se ci potesse essere una canzone di sottofondo costante al tuo blog, quale sarebbe?

Scrivo quando sono presa male e quando sono presa male è difficile che ascolti musica.

Però questa mi fa sempre sentire bene ma non c’entra e un post c’ha questa di sottofondo 

5. Qual è lo stato d’animo che speri suscitare nei tuoi lettori?

Nessuno in particolare, scrivo per me

6. Qual é lo stato d’animo che alla fine della fiera susciti realmente nei tuoi lettori?

Non so del blog, i destinatari dei miei pipponi mi dicono sempre che li faccio sentire male, pace.

7. Esiste un film che abbia realmente condizionato la tua maniera di rapportarti al cinema?

Non mi pare 

8. ..E alla vita?

Men che meno

9. Qual è la cosa che più ti infastidisce in un blog altrui?

L’altisonanza, perché è un difetto che ho anche io suppongo 

10. Che ti importa, realmente, del mondo reale? 

Molte cose, quelle serie soprattutto, tipo mangiare

Adesso vi faccio le mie domande che saranno molto banali perché a me piace così: 

1- Cosa ti piace del virtuale?

2- Cosa ci cerchi dentro?

3- Perché un blog?

4- Mai conosciuto gente dalla rete?

5- Se la risposta alla 4 è “sì”, l’opinione precedente era realistica? Se no, perché no?

6- Cosa manca al virtuale per essere meglio?

7- E al reale?

8- Ti leggono persone che ti conoscono live o il blog è anonimo?

9- Sei felice, in linea di massima?

10- Quali sono i commenti ai post che ti fanno girare i coglioni?

Domande per: 

Famigliacomponibile

Yaxara

Nanalsd

Re

Lapo

Tuttotace

Danitrip77

Giovol

Giornoalterno

Albucci

Lo so che non tutti lo faranno ma sticazzi