Dei derelitti e del cui pene

Qualunque sia la discussione in corso

a prescindere dal motivo del nervoso

quando una donna si inalbera, le viene suggerito di incrementare la fruizione di membri maschili.

Che, prima di offensivo, è patetico e disarmante a livelli siderali (unico accostamento fattibile tra pisello e cosmo: a dispetto della percezione maschile, il cazzo non occupa il centro dell’universo).

Ma parliamo del perché, insieme all’omeopatia con lo zucchero, si narra la leggenda di mistici poteri taumaturgici associati all’uso del pene.

Perché, sono sicura esistano, ma riguardano in schiacciante maggioranza, gli uomini.

Come spesso accade, gli uomini non centrano il punto della questione:

a essere figo, rilassante e auspicabile è l’orgasmo.

E, per la donna, l’orgasmo non si identifica certo con “pene”

per un semplice motivo:

tutte le terminazioni nervose che fanno divertire un casino gli omini,

nelle donnine stanno da tutt’altra parte.

Fatevene-una-ragione.

Le vostre stantuffate, non sono la cura a tutti i mali;

le vostre misure, sono praticamente irrilevanti;

la vostra convinzione di essere bravissimi è un ovvio mix di feedback falsati ed ego smisurato.

A questo proposito, voglio fare un appello:

DONNE! (O chiunque si senta coinvolto)

dateci un taglio a dire ai vostri uomini che siete venute, che sono bravissimi, che hanno il cazzo migliore del mondo.

No: anche se loro dicono lo stesso delle vostre tette per compiacervi, è sempre meglio la verità.

UOMINI!

Quando dite di una donna arrabbiata

che avrebbe bisogno di cazzo

tiratelo fuori e roteatelo in un signor elicottero

perché – se davvero vi volete immolare

è molto più realistico come obiettivo

il

farci

ridere.

Parentesi: avete scassato le balls

Pensate sul serio di potervi fare un’opinione su necessità, composizione, effetti, categoria, rischi, benefici dei vaccini

leggendo articoli di giornale a caso?

E di avere pieno diritto di discuterne con professori che campano studiando e spiegando quelle materie?

Allora la prossima volta che vi capita di stare male, non andate in ospedale
andate in edicola.
Deficienti.

I maschi sono strani

“E poi… e poi.. tu non volevi baciarmi davanti ai Gobbi!”

P cinque settimane fa riguardo alla mia riluttanza verso le effusioni in pubblico di fronte al solito bar dopo circa due settimane di messaggi nel novembre 2014, incontrovertibile argomento a favore della sua tesi: non-so-forse-non-è-così-pensa-quello-che-ti-pare-non-è-che-non-abbia-sentimenti-per-te-sei-come-mia-madre etc. (Testuale)

“Il “disagio” deriva solo in piccola parte da ciò; deriva poi in gran parte da come ti sei comportata con me nel periodo 2008-2011 e dall’impossibilità oggettiva di vivere qualsivoglia rapporto “normale” tra me e te (lo dò come dato di fatto, non sto dando la colpa a nessuno)” (Copia-incollato)

M. quattro giorni fa, palesando come sia arbitraria la connotazione che negli anni acquisiscono i ricordi – pensare che mi pareva lo stronzo fosse lui 2015 compreso – e confermando di appartenere alla tribù dei Tu Non Me La Conti Giusta, manica di imbecilli che pur di non consumare la quantità di realismo a loro disposizione, se la prendono con te.

“Sono arrabbiato con Morosetta perché dovevamo andare alla Coop e aveva detto che sarebbe venuta a prendermi alle 19.10, allora alle 19.20 l’ho chiamata e lei ha detto che non avevo confermato e che sarebbe arrivata (poi non ha neanche risposto subito) ma io le ho detto che poteva fare a meno a quel punto;
quindi mi sono fatto la strada a piedi sotto alla pioggia e lei è arrivata al supermercato, le ho detto di uscire dal mio campo visivo altrimenti avrebbe solo peggiorato la situazione, lei è rimasta.
E lo sapeva che dovevo fare la pastafrolla per il pasticcio di maccheroni – piatto forte della cena del mio compleanno al quale ha perso il diritto a partecipare – e che la frolla deve stare in frigo almeno 12 ore.
Poi aveva detto 19.10, un orario troppo specifico per dimenticarsi e in seguito asserire che non era sicura ci fossimo messi d’accordo definitivamente” (fedele riassunto) 

Coinquilino En sul bisticcio che lo ha reso muto una sera, intrattabile per le 18 ore successive e di umore altalenante oggi.
Morosetta – bandita dal compleanno di ieri – oggi è venuta “a prendere la sua roba” e “ha solo peggiorato la situazione, perché ora mi serviranno altri due giorni per sbollire”

seriamente

Ucciderò un coinquilino

A dicembre ho traslocato.
Ormai cambio casa più frequentemente di quanto cambi blog
molto, più frequentemente.

Ora abito in una zona residenziale un po’ fuori dal centro con due ragazzi: un omonimo laureato in medicina che in attesa del test di specialità sostituisce dottori, fa definizione in palestra e nel tempo libero amministra una città immaginaria sul suo smartphone e uno studente fuori corso come me, del mio stesso anno di iscrizione.

Ho scelto questo posto prevalentemente perché il secondo lo conoscevo già: persona adorabile E., gentile, disponibile ai limiti dell’imbarazzante, sempre allegro e sorridente, molto bello, fissato con i lego e altre cose da pseudo-nerd che non ricordo come si chiamino, canta, saltella, si veste come mio nonno e come mia nonna nutre un amore viscerale per la Coop.
Non conoscevo l’entità della cosa però.
Adora anche seguire le vicessitudini – che volente o nolente subirebbe comunque – con P. che conosceva già e che ora oltretutto è un vicino di casa
(giuro – lo giuro – quando ho dato l’ok a venire qui, non ne avevo idea)
mi fa compagnia mentre fumo anche se non fuma, qualunque cosa gli chieda mi dà risposta affermativa, si produce in balletti insieme all’altro per celebrare con gioia quelli che a loro avviso sono eventi ballabili e succosi.
Almeno F. sta poco in casa.

Ieri ennesima puntata di scemodramma con P. e come premio è stata allestita in corridoio a una performance off-Broadway che deve aver nuclearizzato qualunque ormone nel raggio di ere geologiche.

Anche sua adorabile morosa glielo dice sempre: “Te sei fortunato che sei bello” perché effettivamente sentir cantare e ballare la colonna sonora del film dei Lego e – in rapida sequenza – la sigla de I Cavalieri dello Zodiaco con tanto di mosse giappofile, alla terza replica renderebbe inchiavabile persino il sogno erotico più inconfessato.

E niente.
Io lo ammazzo.

Adele, cristiddio

 

Ieri ho ascoltato per la prima  volta Hello, l’ultimo singolo di Adele.
Beh mi sono sentita veramente una brutta persona:
blog e blog, fiumi di parole di lamentele e seghe mentali, poi – pensandoci bene – nemmeno mettendo assieme tutti i miei peggiori momenti causati da:
ex
lutti
accessi al pronto soccorso
momenti in cui medici incompetenti mi comunicavano diagnosi assurdamente gravi
funerali – nella top five quello di Silente 
tributi a Robin Williams – emotivamente sfiancanti
tributi a Rei – maledetto Raoul
Papà ho trovato un amico
Big Fish
Dumbo

credo di aver mai provato
manco un quinto
dello struggimento che esce melodioso e terribile dalla gola di ‘sta ragazza.

Non stavo neanche ascoltando il testo che mi sono venuti i lucciconi e desiderio fortissimo di vegetare eternamente sotto spesse coperte e una finestra socchiusa, dentro a una stanza in bianco e nero quando fuori è autunno.

Comunque, prendo il caffè e scrivo a B.
B. è un po’ in para e io odio che sia in para: è il cavaliere dal sorriso scintillante – non credo facciano armature della sua misura – che ogni volta mi fa sbronzare orribilmente, mi fa piangere tre ore ma ridere almeno quattro e ha frequenti problemi di cuore ma no come me che ieri andavo in giro con Holter e stampella – parevo travestita da sanitaria – e casco a pezzi: lui ha questioni di sentimenti e insomma, negli anni direi che i suoi ne hanno passate abbastanza.

Io ieri l’altro ho mandato una mail pippone lunga e articolata a P dove gli spiegavo perché
nonostante tutto questo tempo
e il fatto che formalmente ci siamo lasciati lo scorso febbraio
ancora non riesca ad avere un rapporto pacifico e neutro con lui, che – in sostanza – mi dice da ere “Il momento è passato, non mi piaci nemmeno più” poi vuole che mi comporti da pseudomorosa a chiamata.
La
bella
figa.
Comunque, gli ho scritto cercando di non risultare troppo pesante, secca e antipatica – probabilmente con scarsissimi risultati – e lui
dopo che ci avevo impiegato tutto il tempo di bus per andare e tornare dal cardiologo
e anche un po’ di più
e i mal di pancia continui che mi provoca da ere
mi
ha
risposto
“Ok”.
E ora – secondo lui – devo anche implorarlo per sapere cosa ne pensa.
Beh zà.
Son sei mesi che mi dice più o meno che gli faccio schifo e altrettanti che regolarmente cerca di spalmarmisi addosso.
Ma vaffanculo.

Allora io e B. ci stavamo lamentando delle reciproche storie
anche se i nostri ruoli sono abbastanza invertiti.

quindi
io metto a disposizione la mia infinita saggezza basata sul principio del “Chi non può fare, insegna“, appresa da anni di telefilm, romanzi melensi e cartoni animati per la prima infanzia con master presso la sede “Culo degli altri

e lui si legge il mio pippone – che adesso gli inoltro, in uno screen non ci stava – poi mi sgriderà.
Almeno lui – quando era il destinatario effettivo di pipponi – mi ha sempre dato soddisfazione.

Comunque, che uno riconosca quando è il momento o quando no, possiamo tutti star tranquilli:
prima o poi degli stronzi ci si deve liberare.

Dita incrociate, ma non culo stretto.

 

Vaccini – Perché non ha senso discuterne

Non ha un cazzo di senso discutere di vaccini perché (serie limitata di moto in pausapaglia):

  1. Sono tra i farmaci più testati al mondo, casualmente testandoli – la commercializzazione di un farmaco è considerato l’ultimo step della ricerca – le malattie che contrastano, vanno scomparendo
  2. A non vaccinare i vostri minchiosissimi paffutelli rospi le spese le fanno i bambini, non i genitori 
  3. No, non è meglio prendere una malattia e guarire piuttosto che vaccinarsi, perché se si prende il morbillo – ad esempio – poi si guarisce, c’è comunque la possibilità che si annidi nel cervello e anche a distanza di anni provochi una cazzo di encefalite, non sempre letale ma spesso e comunque con altre conseguenze orribili 
  4. Chi non vaccina mette a rischio i bambini in età pre-vaccinale e se io avessi un figlio che muore perché un cazzo di hippie ignorante gli ha starnutito addosso, penso sarei legittimata ad ammazzarlo
  5. Imbecilli che leggono due facciate di stronzate su fb e pensano di conoscere sufficientemente argomenti su cui la gente si ammazza di studio per anni andrebbero interdetti dalla rete e dalla riproduzione perché così facendo fanno del male

Paglia finita, potrei andare avanti ma non ho tempo, poi si può pure parlare dei danni del fumo, ma n’altra volta.

Ah, goodmorning difterite in Spagna manica di genitori idioti che tanto amano il terzo mondo, l’ebola vi deve venire.