Ucciderò un coinquilino

A dicembre ho traslocato.
Ormai cambio casa più frequentemente di quanto cambi blog
molto, più frequentemente.

Ora abito in una zona residenziale un po’ fuori dal centro con due ragazzi: un omonimo laureato in medicina che in attesa del test di specialità sostituisce dottori, fa definizione in palestra e nel tempo libero amministra una città immaginaria sul suo smartphone e uno studente fuori corso come me, del mio stesso anno di iscrizione.

Ho scelto questo posto prevalentemente perché il secondo lo conoscevo già: persona adorabile E., gentile, disponibile ai limiti dell’imbarazzante, sempre allegro e sorridente, molto bello, fissato con i lego e altre cose da pseudo-nerd che non ricordo come si chiamino, canta, saltella, si veste come mio nonno e come mia nonna nutre un amore viscerale per la Coop.
Non conoscevo l’entità della cosa però.
Adora anche seguire le vicessitudini – che volente o nolente subirebbe comunque – con P. che conosceva già e che ora oltretutto è un vicino di casa
(giuro – lo giuro – quando ho dato l’ok a venire qui, non ne avevo idea)
mi fa compagnia mentre fumo anche se non fuma, qualunque cosa gli chieda mi dà risposta affermativa, si produce in balletti insieme all’altro per celebrare con gioia quelli che a loro avviso sono eventi ballabili e succosi.
Almeno F. sta poco in casa.

Ieri ennesima puntata di scemodramma con P. e come premio è stata allestita in corridoio a una performance off-Broadway che deve aver nuclearizzato qualunque ormone nel raggio di ere geologiche.

Anche sua adorabile morosa glielo dice sempre: “Te sei fortunato che sei bello” perché effettivamente sentir cantare e ballare la colonna sonora del film dei Lego e – in rapida sequenza – la sigla de I Cavalieri dello Zodiaco con tanto di mosse giappofile, alla terza replica renderebbe inchiavabile persino il sogno erotico più inconfessato.

E niente.
Io lo ammazzo.

eh, già

Ultimamente guardo un sacco di commedie melense.
Per addormentarmi, cosa che i film seri o belli o interessanti non mi consentono di fare.
E poi – diciamoci la verità – c’è molto più gusto quando un film bello lo guardi con qualcuno e poi puoi parlarne bene, male, inutilmente fino allo sfinimento ed è un po’ che non mi accade.
Una decina d’anni forse, almeno: nel modo in cui intendo io.

Comunque – dicevo – le commedie melense.
Non ricordo in quale delle tante, un padre dice alla figlia qualcosa del tipo: “Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole
(ah, il film è “L’amore ha il suo prezzo”, carino!)
quelle immani cazzate partorite da sceneggiatori sui quali mi faccio sempre un sacco di domande:
ci crede sul serio?
ha iniziato sui diari delle medie o esiste una sorta di università del qualunquismo?
questi almeno se la ridono mentre campano su menate del genere?
In realtà mi chiedo anche cose meno acide, ma ho veramente molto sonno ora.

Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole“, no.
Può avere standard aspettative, speranze magari e decidere a quanti compromessi è disposta a scendere laddove si trovasse tra la numerosa schiera di persone che non sono tanto fortunate da raggiungere quella che vogliono e devono accontentarsi.

Io non lo so che vita sentimentale vorrei.
Di recente me lo sono chiesta, ma a prendere inevitabilmente il sopravvento non era tanto un progetto ideale verso il quale dirigermi, anche perché – sinceramente – io con i progetti seri sono uno schifo e la mia intera esistenza al momento ne è un fulgido esempio.
Di merda.
Non per autocommiserarmi, solo per chiarire che è tempo di ricostruzione.
Quando penso a una “vita sentimentale” a me viene solo in mente un eventuale “Chi“, mica un “Come“.
E a scegliere i chi faccio veramente
cacare
il
cazzo.

Ma a me interessa la persona che mi piace vedere ridere e che amo sentire parlare, che mi fa preoccupare se sta male o se si sente triste, che mi fa venire voglia di cavare gli occhi a chiunque si frapponga tra lei e quello che desidera.
Cose così.
Per il come… – boh – forse sarebbe il caso di iniziare a riconoscergli l’importanza che merita ma quanto poco me ne frega sta tutto nel nemmeno sapere come finire questa frase. Boh.

Un’amica di recente, citando “La verità è che non gli piaci abbastanza”
(film simpatico, a parte la vicenda principale tra due imbecilli inscopabili dotati di un patchwork incompatibile di tratti a costituire personalità incoerenti) mi ha scritto una cosa tipo:
Se vuole stare con te farà di tutto per riuscirci“.

Altra troiata indecente.
A parte il fatto che potrei pure essere io a voler stare così tanto con qualcuno da voler fare di tutto per riuscirci, non ho capito il sessimo gratuito, ma al di là di questo: che è ‘sta passione per i giochi senza frontiere..?
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Non ho capito per quale assurdo motivo, stare con qualcuno dovrebbe essere una costante corsa a ostacoli fantasiosi

“Arriva il concorrente! Dategliene con le bastonate sui denti!”
“Eccola! Via alle badilate di merda”
“Pronti con i commenti anti-autostima!”

Perché negli ultimi anni mi sono prestata ad una serie di rapporti che in buona sostanza si possono riassumere in una disperata e all-consuming staffetta dichiaratamente senza alcun traguardo, dove al posto del testimone in mano arrivava solo cacca molliccia.

Forse la storia del farsi un’idea del tipo di vita sentimentale che si vorrebbe non è poi così sbagliata, inizio anzi a trovarla scientificamente coerente: fino adesso ho collezionato una quantità di cacconi tanto privi di consistenza che per forza scivolavano tra le dita.

Che poi: mi ci metto anche io eh.
Solo pochi sfortunati sanno quanto effettivamente io possa diventare cagaminchia.
Penso sia una gara dura e i miei avversari non sono stati da meno:

“Io sono la più demente”
“No io! E anche il più stronzo!”
“E allora io sono acida”
“E io capriccioso”

Ellamadonna
che
due
coglioni.
Sia in senso popolare che illustrativo.

Comunque, tutto questo per dire che – dopo l’ennesima pippa con P – sono veramente stanca morta.
Stanca morta e sgrammaticata, stando al messaggio che gli ho mandato dopo che ho cercato di recuperare un po’ di studio nelle ore notturne per far fronte all’ennesimo spreco di tempo collezionato discutendo con lui.
Di che, poi.
Di noi?
Ma non c’è mai stato nessuno “noi”, se non nelle mie fantasie malate.

Mi piacciono i film melensi anche perché sono infarciti di quel sentimentalismo che in linea teorica invidio ma che non riuscirebbe mai a essere parte di me, come un rossetto appariscente.

B prima mi ha mandato questa: pippodromo

la trovo adatta sia per me che per lui.

E insomma, niente: metto su l’ennesimo filmino melenso per dormire, cercando di pensare che infliggersi
trame complicate
persone annodate su se stesse per passione
balle su balle su balle
frasi come “Non le farei mai una cosa del genere” quando a me si può fare molto di peggio perché lei non sono io (buongiorno delicatezza!)
boh, non vale più la pena.

Fosse un doposbronza, almeno sarebbe fatto di cose già dimenticate.

Adele, cristiddio

 

Ieri ho ascoltato per la prima  volta Hello, l’ultimo singolo di Adele.
Beh mi sono sentita veramente una brutta persona:
blog e blog, fiumi di parole di lamentele e seghe mentali, poi – pensandoci bene – nemmeno mettendo assieme tutti i miei peggiori momenti causati da:
ex
lutti
accessi al pronto soccorso
momenti in cui medici incompetenti mi comunicavano diagnosi assurdamente gravi
funerali – nella top five quello di Silente 
tributi a Robin Williams – emotivamente sfiancanti
tributi a Rei – maledetto Raoul
Papà ho trovato un amico
Big Fish
Dumbo

credo di aver mai provato
manco un quinto
dello struggimento che esce melodioso e terribile dalla gola di ‘sta ragazza.

Non stavo neanche ascoltando il testo che mi sono venuti i lucciconi e desiderio fortissimo di vegetare eternamente sotto spesse coperte e una finestra socchiusa, dentro a una stanza in bianco e nero quando fuori è autunno.

Comunque, prendo il caffè e scrivo a B.
B. è un po’ in para e io odio che sia in para: è il cavaliere dal sorriso scintillante – non credo facciano armature della sua misura – che ogni volta mi fa sbronzare orribilmente, mi fa piangere tre ore ma ridere almeno quattro e ha frequenti problemi di cuore ma no come me che ieri andavo in giro con Holter e stampella – parevo travestita da sanitaria – e casco a pezzi: lui ha questioni di sentimenti e insomma, negli anni direi che i suoi ne hanno passate abbastanza.

Io ieri l’altro ho mandato una mail pippone lunga e articolata a P dove gli spiegavo perché
nonostante tutto questo tempo
e il fatto che formalmente ci siamo lasciati lo scorso febbraio
ancora non riesca ad avere un rapporto pacifico e neutro con lui, che – in sostanza – mi dice da ere “Il momento è passato, non mi piaci nemmeno più” poi vuole che mi comporti da pseudomorosa a chiamata.
La
bella
figa.
Comunque, gli ho scritto cercando di non risultare troppo pesante, secca e antipatica – probabilmente con scarsissimi risultati – e lui
dopo che ci avevo impiegato tutto il tempo di bus per andare e tornare dal cardiologo
e anche un po’ di più
e i mal di pancia continui che mi provoca da ere
mi
ha
risposto
“Ok”.
E ora – secondo lui – devo anche implorarlo per sapere cosa ne pensa.
Beh zà.
Son sei mesi che mi dice più o meno che gli faccio schifo e altrettanti che regolarmente cerca di spalmarmisi addosso.
Ma vaffanculo.

Allora io e B. ci stavamo lamentando delle reciproche storie
anche se i nostri ruoli sono abbastanza invertiti.

quindi
io metto a disposizione la mia infinita saggezza basata sul principio del “Chi non può fare, insegna“, appresa da anni di telefilm, romanzi melensi e cartoni animati per la prima infanzia con master presso la sede “Culo degli altri

e lui si legge il mio pippone – che adesso gli inoltro, in uno screen non ci stava – poi mi sgriderà.
Almeno lui – quando era il destinatario effettivo di pipponi – mi ha sempre dato soddisfazione.

Comunque, che uno riconosca quando è il momento o quando no, possiamo tutti star tranquilli:
prima o poi degli stronzi ci si deve liberare.

Dita incrociate, ma non culo stretto.

 

Come si è arrivati qui – P 12

Ormai è passato così tanto tempo da quando ho iniziato questo post e ancora di più da quando ho iniziato con P che nemmeno son più sicura di ricordarmi come si scrive e cosa volevo scrivere, ma mi conosco e lo scopo terapeutico di queste pipperelle infantili verrebbe tragicamente meno laddove interrompessi del tutto.
C’hottraumi da elaborare.
Tra l’altro il post precedente della Sega (Mentale) è tronco e non so perché, comunque insomma, non va considerato.
Riprendiamo le fila. 

Dopo il primo infrattament bacio con P, ero tornata a casa per qualche giorno.

Ricordo che mi aveva scritto la mattina dopo:

– Ci vorrebbe una di quelle tue pastiglie adesso
– Ancora mal di schiena?
– Già

  (Le ho sempre scelte per il colore brillante)

Nel frattempo, da un po’ ci si stava mettendo d’accordo in un gruppo diggente per andare a vedere Sin City 2.

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Giorni di accordi-non accordi-discordi-concordi, del gruppo originale che avevamo avviato io e P in tempi non sospetti – producendoci nella tipica performance dell’inventare occasioni per vedersi laddove ne scarseggiavano di frequenti e sicure – eravamo in realtà rimaste io, lui e alcune compagne di squadra.

Appena rimetto piede a Ferrara e viene sera, esco – bevo -, arriva anche lui e ci si mette a parlare del film.
Ad un certo punto, confessa:
– Beh ti devo dire una cosa: io l’ho già visto.. avevo già promesso alla mia ex Allegra* che sarei andata con lei e i suoi amici… Non mi è piaciuto moltissimo, comunque torno a vederlo anche con voi!
– Ok, allora che lo torneresti a vedere a fare?
– Boh, così.
– Ma no!

Ho preso e me ne sono andata.
Si tratta di un mio must: prendo su e me ne vado e come i bambini piccoli piangono per comunicare un po’ tutto, pure io m’avvio dal nulla per le più svariate ragioni.
Lì probabilmente volevo sottolineare l’irremovibilità della mia decisione: sei voluto andare con loro? Va bene, ma non volerci venire pure con me.

Ah, i tempi in cui avevo le palle!
Almeno, teoriche.

Bene, vorrei aprire una parentesi su Allegra e sul perché di questa scelta nominativa: l’avessi chiamata Cagna – come pensavo di fare all’inizio – avrei collezionato chiavi di ricerca troppo imbarazzanti per il mio animo alla Suor Germana.

Ma devo confessare che non si tratta dell’unica ragione:
‘sta tipa è una di qualche anno più giovane di me e aveva attirato col suo fare da mignottone supponente, le antipatie di svariate mie amiche ma c’ho un’età per cui fare gratuito bullismo di gruppo mi rovina il karma.
Poi, è anche un po’ una martire.
C’ha avuto sì il momento sportivo  dove competeva insieme a numerosi altri squallori di piazza per trombarsi tutta la squadra maschile quindi un amichevole “cagna” calzerebbe a pennello;
successivamente però è stata un anno e mezzo con P
e
anche
se
lucidamente lo zerbinaggio emotivo è una cosa che non accetto né giustifico
praticamente è un feticcio al quale non riesco a sottrarmi.
Quindi – per tutta una serie di solidarietà differite – “Allegra” va benissimo.
Che poi, ad un certo punto regalerà un divertente colpo di scena.

Comunque, P poi mi aveva ritrovata poche decide di metri oltre, sbronzella a chiaccherare con amiche
e mentre con le amiche chiaccheravo lui è intervenuto per dire qualcosa che non mi trovava d’accordo
al che ovviamente gli ho dato uno schiaffo
e – ops! – aveva suonato un po’ più forte di quanto pensassi
mi fa ancora ridere la sua espressione basita se ci ripenso
subito ho preso lui e la sua faccia stupita per un braccio e siamo andati via
alla prima svolta sulla sinistra l’ho sbattuto contro al muro
un gruppo di ragazzi è passato e ci ha presi in un po’ in giro e abbiamo riso con loro
poi ci siamo spostati verso il castello
a guardare le luci e i mostri marini che nuotano nel fossato
io fumavo una sigaretta e lui infilava le mani sotto alla mia maglietta
poi niente.. ci siamo andati a infrattare.

“Maturità”

Le scuole superiori son casermoni di cemento brutti qui

il livello di biodiversità nel prato inselvatichito è enorme e testimoniato dalla costellazione di ponfi di varia forma e pruriginosità che mi han simpaticamente ricamato addosso

Presente un costante viavai di studenti e genitori che vengono a vedere i quadri, ancora nessuna decapitazione

L’aria è appiccicosa perché “Rovigo sta tra due fiumi”, manco a catechismo

La batteria è quasi scarica, io ho la cacca ma mi ostino a fumare, ho con me da studiare ma non mi va

Quanto cazzo ci mette P?

  

Come si è arrivati qui – P 10

Io e P ci eravamo infrattati a sorpresa quella sera, direi.

In parte, lo direi: è una di quelle persone che non mi ha lasciata indifferente dalla prima volta in cui ci ho parlato.

Anzi la seconda, visto che la prima era stata nella mia vecchia cucina l’anno precedente e la rimuovo così spesso che anche scrivendo la frase sopra in realtà mi riferivo alla scorsa estate.

È strano l’effetto che mi fa ripensare alla piazza di nove o dieci mesi fa. 

E ricordo molto bene la sensazione incompleta che avevo passando il tempo con lui all’inizio: era chiaro che ci fosse interesse reciproco ma non avrei saputo dire di che tipo, pensavo si trattasse di una di quelle intese indolore e nonostante sapessi a grandi linee che il suo stile di vita era diverso da quello degli altri nostri amici (anche i lavoratori di lunga data non hanno orari così vincolanti ed essendo per lo più dipendenti, ritmi meno cinesi) a volte sembrava di avere a che fare con un bimbo, per entusiasmi e testardia.

Cosa che ai miei occhi malati costituisce una condizione necessaria ad andare via di testa: mai piaciuta la gente pacata, tranquilla, lineare.

Ma poi, a chi la voglio dare a bere?, sapevo perfettamente che sarebbe stato un pasticcio gigante ma non avevo idea del punto da cui avrebbe preso il via e la cosa mi intrigava, mi intrigava moltissimo.

“Mi ricordo che una volta, fuori dal bar del CUS, ti ho vista e ho pensato che prima o poi io e te avremmo scopato”

mi ha detto poi lui, tempo fa.

Ma non mi ci vedevo con lui, non mi ci vedevo parlando e per questo ogni volta in cui mi saliva il pensiero partiva in automatico un “No.”;

non mi ci vedevo passeggiando, perché si capiva che è uno occupato tutto il tempo a pensare ad altro e non vede mai dove sei tu;

non mi ci vedevo ordinando da bere perché dopo averne parlato almeno in tre occasioni – “no, non bevo rum” – ancora mi chiedeva se ne volessi;

non mi ci vedevo con lui la sera in cui ci siamo baciati nella piazza lunga piena di gente e poi ancora lungo la strada verso il parcheggio – più volte senza vedermi in nessuna di quelle

in auto, mentre parcheggiava vicino a casa mia, 

camminando, verso il parchetto del sottomura, fino alle panche di pietra.

Poi

quando dopo mezz’ora passata a menarsi e baciarsi mi ha presa stretta e infilato le mani lungo la schiena, sotto la maglietta, è stato come se da sempre dovessero trovarsi lì.

Ad ogni modo: era il finire di un’estate noiosa, una sera fresca come altre mille

e mentre mi copriva nella penombra sui sedili abbassati dell’auto recuperata al preciso scopo, mi pareva che non avrei dovuto essere da nessun altra parte.

È successo altre volte poi, così: senza pensieri, due o tre.

Poco dopo – quasi subito – sono iniziate le rogne.

Orcoppio – fanculo P

Son così guasta che sbaglio le bestemmie censurate nelle chat con le amiche.

P a dieci giorni da un mio esame luuuunghissimo ha ben pensato di farmi l’unica cosa che non doveva fare.

Perché non ci ha pensato, era triste, è capitato.

(No non ha scopato con qualcun altra, ancora più patetico)

E io adesso non ho tempo per scrivere e sentirmi meglio, non ho voglia di fare altro che insultarlo, non ho modo di calmarmi.

Volevo scrivermi il promemoria perché – come avevo detto tempo fa – non è finita finché non ho finito di scriverla  quindi pare che quest’anno avrò di nuovo i temi per le vacanze.

Quanto mi girano i coglioni

Nella mia personalissima esperienza non è il sonno della ragione a generare mostri: è il Veneto.

Analfabeti, leghisti, rugbisti e P.

Ho mandato gli screen della lite di ieri a Zia Gnocca e ha preso le difese di P – cuore di mamma – perché come Cuginetta, ha la maturità.  

 

No: non è un ’96, è che per tre motivi circa smise di andare a scuola – a metà della quinta e “con una media di tutto rispetto” diceva di lui 7 – per iniziare a lavorare e anche perché ha la testa dura come una colonna di tufo.

Dopo l’ennesimo molla della saga, non mi sono voluta imporre di non vederlo più per non dimenticare quanto sia coglione e quindi non ricaderci di faccia e sentimenti.

Funziona.

Comunque, lui si è sempre battuto le palle di essere rispettoso delle mie esigenze, tempistiche cazzi e ammazzi, troppo occupato a parlare di bicipiti con quei ritardati dei suoi amici.

Quindi 

caz

so.


Ricette un po’ punk

Io sono fissata con la colazione.

A pranzo posso pure biassare tonno al naturale scunzo e tristi fagioli bianchi che odio, il tutto mescolato a riso senza sale e pesto genovese

per cena è regolare che io bissi – a volte senza che abbia fatto nulla di così grave da meritarmelo – il pasto precedente

ma

lcolazione 

la
pretendo

seria

Altrimenti la giornata non parte.

Qualche volta la faccio al bar – pastesenzaglutine-dotato – ma preferisco farla a casa e oggi, presa ispirazione da un video in cui fanno la maialata con la Nutella, ho realizzato la mia versione – molto più sana – di zozzeria mattutina

1 Impasto per pancake in padella, quando inizia a far le bolle – quindi ad acquisire consistenza – aggiungere cioccolato  

2 Ricoprire con un altro po’ d’impasto  

 

3 Mandare questa foto a P così rosica (“io sto mangiando insalata invece”)  

 

4 Mettere questa su Fb, così rosicano tutti  

 

Impasto pancake:

quantita casuale farina bianca senza glutine 

quasi la stessa quantità di cui sopra ma di farina di grano saraceno 

una busta di lievito non vanigliato

una dose random di bicarbonato (la farina senza glutine se no lievita poco, se lo aggiungete ad un impasto normale immagino prenderà vita, cercherà di conquistare la città e dovremo chiamare gli Avengers) 

un uovo 

olio di semi

metà latte e metà acqua fino a che vi pare