Dei derelitti e del cui pene

Qualunque sia la discussione in corso

a prescindere dal motivo del nervoso

quando una donna si inalbera, le viene suggerito di incrementare la fruizione di membri maschili.

Che, prima di offensivo, è patetico e disarmante a livelli siderali (unico accostamento fattibile tra pisello e cosmo: a dispetto della percezione maschile, il cazzo non occupa il centro dell’universo).

Ma parliamo del perché, insieme all’omeopatia con lo zucchero, si narra la leggenda di mistici poteri taumaturgici associati all’uso del pene.

Perché, sono sicura esistano, ma riguardano in schiacciante maggioranza, gli uomini.

Come spesso accade, gli uomini non centrano il punto della questione:

a essere figo, rilassante e auspicabile è l’orgasmo.

E, per la donna, l’orgasmo non si identifica certo con “pene”

per un semplice motivo:

tutte le terminazioni nervose che fanno divertire un casino gli omini,

nelle donnine stanno da tutt’altra parte.

Fatevene-una-ragione.

Le vostre stantuffate, non sono la cura a tutti i mali;

le vostre misure, sono praticamente irrilevanti;

la vostra convinzione di essere bravissimi è un ovvio mix di feedback falsati ed ego smisurato.

A questo proposito, voglio fare un appello:

DONNE! (O chiunque si senta coinvolto)

dateci un taglio a dire ai vostri uomini che siete venute, che sono bravissimi, che hanno il cazzo migliore del mondo.

No: anche se loro dicono lo stesso delle vostre tette per compiacervi, è sempre meglio la verità.

UOMINI!

Quando dite di una donna arrabbiata

che avrebbe bisogno di cazzo

tiratelo fuori e roteatelo in un signor elicottero

perché – se davvero vi volete immolare

è molto più realistico come obiettivo

il

farci

ridere.

Lesbodrama – Mica ho finito, anzi: è solo l’inizio

Tempo fa, notavo in una delle compagnie che ogni tanto frequento, un certo tumulto.
Poteva essere tutto, poteva essere niente: se non mi concentro con ogni fibra del mio cervello, riesco tranquillamente a non accorgermi di robe che succedono praticamente sotto i miei occhi.

“Come non sapevi che fossero insieme? Ma se hanno passato tutta la serata del giro dei bar a limonarti attaccato!”

Vabé, saranno state alle mie spalle, dove non sono fornita di occhi.
In ogni caso, tendo al rincoglionito spinto
quindi
se persino io giunsi a rendermi conto che, sul finire di quell’estate, qualcosa non andava, significava che l’umanità stava sfiorando l’orlo dell’abis c’era un bisticcio peso in corso.

Preambolo: le due, al tempo del limone, erano ragazze che conoscevo poco, parte di una compagnia che ho frequentato trasversalmente a singhiozzo, negli anni. E proprio in quel periodo si stavano mettendo insieme.
La compagnia era piuttosto eterogenea e da baracca: ventenni carichi duri, in eterno trottolo tra tanti luoghi e regolarmente di ritorno a casa, personaggi stanziali ma solo in senso domiciliare, peri-trentenni con risvegli post-serata più difficili di altri. Tra i peri-trentenni come me, c’era anche Balli.

Per un paio d’anni, io e Balli ci siamo frequentate regolarmente.
Balli era una danzatrice con simpatie esoteriche – stronzate che io ho sempre detestato – ma a parte queste incongruenze, avevamo molte cose di cui chiacchierare, durante lunghi caffè esistenziali per le vie della città. Del resto, lei ha sempre avuto quel suo sapore mediorientale, e le boiate che riguardano energieincenso, tutto sommato le donavano, come fossero un’altra delle sue cavigliere tintinnanti.
Balli nutriva una certa antipatia per le lesbiche: trovava ormai fosse diventata una moda, aderire al profilo. Che aveva allontanato da lei una cara amica, Editta.

“Prima che si mettessero insieme ci vedevamo sempre, poi con il fatto che sua morosa ce l’ha con me, ormai non so neanche se sia viva o no. E se le va di uscire, dobbiamo sempre stare con anche tutte le altre, sembra sia diventato impossibile parlare io e lei”

A Balli dispiaceva, ma cercava di farsene una ragione. Probabilmente Editta era solo nella fase in cui, da poco innamorate, le coppie non riescono a scollarsi per più di cinque minuti; invece Balli, che aveva il moroso da qualche anno, ormai si sentiva più assestata. Ad ogni modo, avanti nei mesi, i rapporti tra loro ripresero ad avere l’intimità delle grandi amiche che si ritrovano dopo la lontananza.
Balli ha continuato a pensare che diventare lesbiche fosse una stupida moda, ma forse meno irritante dei pantaloni a zampa d’elefante.

Secondo me, più che una moda, si trattava di una strada che in un contesto amichevole, in più persone si sono sentite abbastanza a proprio agio da sperimentare. Sia per quelle che hanno proseguito, che per quelle che non lo hanno fatto, è stata un’esperienza che ha plasmato la propria personalità. Credo in meglio. Come disse una volta Editta:

Mi sono innamorata di una persona, è capitato che fosse femmina.

E questo è un tipo d’apertura che, nonostante io mi stupisca di non trovare dappertutto, hanno davvero in pochi.

Comunque, a parte pochi dettagli, le lesbiche sono insopportabili.

[Continua…]

Adele, cristiddio

 

Ieri ho ascoltato per la prima  volta Hello, l’ultimo singolo di Adele.
Beh mi sono sentita veramente una brutta persona:
blog e blog, fiumi di parole di lamentele e seghe mentali, poi – pensandoci bene – nemmeno mettendo assieme tutti i miei peggiori momenti causati da:
ex
lutti
accessi al pronto soccorso
momenti in cui medici incompetenti mi comunicavano diagnosi assurdamente gravi
funerali – nella top five quello di Silente 
tributi a Robin Williams – emotivamente sfiancanti
tributi a Rei – maledetto Raoul
Papà ho trovato un amico
Big Fish
Dumbo

credo di aver mai provato
manco un quinto
dello struggimento che esce melodioso e terribile dalla gola di ‘sta ragazza.

Non stavo neanche ascoltando il testo che mi sono venuti i lucciconi e desiderio fortissimo di vegetare eternamente sotto spesse coperte e una finestra socchiusa, dentro a una stanza in bianco e nero quando fuori è autunno.

Comunque, prendo il caffè e scrivo a B.
B. è un po’ in para e io odio che sia in para: è il cavaliere dal sorriso scintillante – non credo facciano armature della sua misura – che ogni volta mi fa sbronzare orribilmente, mi fa piangere tre ore ma ridere almeno quattro e ha frequenti problemi di cuore ma no come me che ieri andavo in giro con Holter e stampella – parevo travestita da sanitaria – e casco a pezzi: lui ha questioni di sentimenti e insomma, negli anni direi che i suoi ne hanno passate abbastanza.

Io ieri l’altro ho mandato una mail pippone lunga e articolata a P dove gli spiegavo perché
nonostante tutto questo tempo
e il fatto che formalmente ci siamo lasciati lo scorso febbraio
ancora non riesca ad avere un rapporto pacifico e neutro con lui, che – in sostanza – mi dice da ere “Il momento è passato, non mi piaci nemmeno più” poi vuole che mi comporti da pseudomorosa a chiamata.
La
bella
figa.
Comunque, gli ho scritto cercando di non risultare troppo pesante, secca e antipatica – probabilmente con scarsissimi risultati – e lui
dopo che ci avevo impiegato tutto il tempo di bus per andare e tornare dal cardiologo
e anche un po’ di più
e i mal di pancia continui che mi provoca da ere
mi
ha
risposto
“Ok”.
E ora – secondo lui – devo anche implorarlo per sapere cosa ne pensa.
Beh zà.
Son sei mesi che mi dice più o meno che gli faccio schifo e altrettanti che regolarmente cerca di spalmarmisi addosso.
Ma vaffanculo.

Allora io e B. ci stavamo lamentando delle reciproche storie
anche se i nostri ruoli sono abbastanza invertiti.

quindi
io metto a disposizione la mia infinita saggezza basata sul principio del “Chi non può fare, insegna“, appresa da anni di telefilm, romanzi melensi e cartoni animati per la prima infanzia con master presso la sede “Culo degli altri

e lui si legge il mio pippone – che adesso gli inoltro, in uno screen non ci stava – poi mi sgriderà.
Almeno lui – quando era il destinatario effettivo di pipponi – mi ha sempre dato soddisfazione.

Comunque, che uno riconosca quando è il momento o quando no, possiamo tutti star tranquilli:
prima o poi degli stronzi ci si deve liberare.

Dita incrociate, ma non culo stretto.

 

Come si è arrivati qui – P 12

Ormai è passato così tanto tempo da quando ho iniziato questo post e ancora di più da quando ho iniziato con P che nemmeno son più sicura di ricordarmi come si scrive e cosa volevo scrivere, ma mi conosco e lo scopo terapeutico di queste pipperelle infantili verrebbe tragicamente meno laddove interrompessi del tutto.
C’hottraumi da elaborare.
Tra l’altro il post precedente della Sega (Mentale) è tronco e non so perché, comunque insomma, non va considerato.
Riprendiamo le fila. 

Dopo il primo infrattament bacio con P, ero tornata a casa per qualche giorno.

Ricordo che mi aveva scritto la mattina dopo:

– Ci vorrebbe una di quelle tue pastiglie adesso
– Ancora mal di schiena?
– Già

  (Le ho sempre scelte per il colore brillante)

Nel frattempo, da un po’ ci si stava mettendo d’accordo in un gruppo diggente per andare a vedere Sin City 2.

sin-city-2-poster-mickey-rourke

Giorni di accordi-non accordi-discordi-concordi, del gruppo originale che avevamo avviato io e P in tempi non sospetti – producendoci nella tipica performance dell’inventare occasioni per vedersi laddove ne scarseggiavano di frequenti e sicure – eravamo in realtà rimaste io, lui e alcune compagne di squadra.

Appena rimetto piede a Ferrara e viene sera, esco – bevo -, arriva anche lui e ci si mette a parlare del film.
Ad un certo punto, confessa:
– Beh ti devo dire una cosa: io l’ho già visto.. avevo già promesso alla mia ex Allegra* che sarei andata con lei e i suoi amici… Non mi è piaciuto moltissimo, comunque torno a vederlo anche con voi!
– Ok, allora che lo torneresti a vedere a fare?
– Boh, così.
– Ma no!

Ho preso e me ne sono andata.
Si tratta di un mio must: prendo su e me ne vado e come i bambini piccoli piangono per comunicare un po’ tutto, pure io m’avvio dal nulla per le più svariate ragioni.
Lì probabilmente volevo sottolineare l’irremovibilità della mia decisione: sei voluto andare con loro? Va bene, ma non volerci venire pure con me.

Ah, i tempi in cui avevo le palle!
Almeno, teoriche.

Bene, vorrei aprire una parentesi su Allegra e sul perché di questa scelta nominativa: l’avessi chiamata Cagna – come pensavo di fare all’inizio – avrei collezionato chiavi di ricerca troppo imbarazzanti per il mio animo alla Suor Germana.

Ma devo confessare che non si tratta dell’unica ragione:
‘sta tipa è una di qualche anno più giovane di me e aveva attirato col suo fare da mignottone supponente, le antipatie di svariate mie amiche ma c’ho un’età per cui fare gratuito bullismo di gruppo mi rovina il karma.
Poi, è anche un po’ una martire.
C’ha avuto sì il momento sportivo  dove competeva insieme a numerosi altri squallori di piazza per trombarsi tutta la squadra maschile quindi un amichevole “cagna” calzerebbe a pennello;
successivamente però è stata un anno e mezzo con P
e
anche
se
lucidamente lo zerbinaggio emotivo è una cosa che non accetto né giustifico
praticamente è un feticcio al quale non riesco a sottrarmi.
Quindi – per tutta una serie di solidarietà differite – “Allegra” va benissimo.
Che poi, ad un certo punto regalerà un divertente colpo di scena.

Comunque, P poi mi aveva ritrovata poche decide di metri oltre, sbronzella a chiaccherare con amiche
e mentre con le amiche chiaccheravo lui è intervenuto per dire qualcosa che non mi trovava d’accordo
al che ovviamente gli ho dato uno schiaffo
e – ops! – aveva suonato un po’ più forte di quanto pensassi
mi fa ancora ridere la sua espressione basita se ci ripenso
subito ho preso lui e la sua faccia stupita per un braccio e siamo andati via
alla prima svolta sulla sinistra l’ho sbattuto contro al muro
un gruppo di ragazzi è passato e ci ha presi in un po’ in giro e abbiamo riso con loro
poi ci siamo spostati verso il castello
a guardare le luci e i mostri marini che nuotano nel fossato
io fumavo una sigaretta e lui infilava le mani sotto alla mia maglietta
poi niente.. ci siamo andati a infrattare.

Donne Piuma e Donne Masso

Tra le tante becere generalizzazioni dell’animo umano alle quali penso mentre aspetto trascorra l’irragionevole tempo di cottura del mio riso integrale, stavo riflettendo sulle donne.

Tutto pur di non stendere.

Gli esseri umani – come fossero lipidi – sono soggetti a piu criteri di classificazione, non sempre una esclude l’altra (un lipide più essere sia trigliceride che insaturo), a volte sì (un fosfolipide non è un trigliceride, stando alla chimica di terza agraria).

Scusate, è che in questo periodo sto dando ripetizioni.

Una delle classificazioni possibili del genere femminile, che altrove si ritrova sotto altre definizioni, è quella che individua due grandi gruppi: le Donne Piuma e le Donne Masso.

Le Donne Piuma sono – ma dai – le più lievi.

Ridono graziosamente, parlano musicalmente, vestono adorabilmente.

È raro che custodiscano universi interiori. Possono essere ricche di contenuti ma di norma ne possiedono solo l’indice, non diventano gravi se non in brevi periodi di emergenze insulse e ti calano davanti come cadendo dal cielo, leggiadre e svolazzanti

Specie se attorno c’è calma piatta, perché – si sa – le Donne Piuma seguono un po’ l’aria che tira, indipendentemente dall’origine della brezza: cambio di stagione, tempesta in arrivo o frullar di piselli.

I pro delle Donne Piuma sono immediati e gradevolissimi:  

la compagnia garrula ma non petulante

la prospettiva semplice e ottimista 

la linearità dei bisogni ai quali il mondo pare non faticare nel soddisfare.

Le Donne Piuma sono spesso una mano santa

 

I contro sono altrettanto facili da prevedere: spesso incostanti, per alcuni noiose, tendono ad apparire irreali e transitorie e forse è proprio così la loro natura, passeggera.

Probabilmente a ‘na certa la Donna Piuma s’appesantisce, s’inzuppa, cade. E pure lei diventa pesantina ma finché non accade esisterà sempre la possibilità che – da un giorno all’altro – con lo stesso candore con cui ti ha amato, ti guardi negli occhi dicendoti CIAONE.

E di solito è un CIAONE vero: l’arietta difficilmente restituisce le cose perdute.

Al contrario le Donne Masso, che cagano il cazzo te lo chiariscono – non dico da subito altrimenti sarebbero estinte – entro il primo terzo del film che ci si fa quando si conosce qualcuno di nuovo. 

 

Le Donne Masso possono essere granitiche e inerziali, a moto lento e implacabile sono capaci di arare qualunque cosa gli si piazzi davanti, ma sono una certezza a cui camminare a fianco; 

ma possono anche essere valanghe pesantissime e lì servono piloni (non rugbisti, quelli delle sopraelevate) contro cui poter rimbalzare che reggano l’urto.

Per chi lo vede come pro, sappia che la  Donna Masso, resta.

Resta come un cane fedele, come un familiare anche senza esserlo, come un mollusco contagioso a seconda del caso resta, quindi serve pensare bene se si ha voglia di averci a fare veramente o no.

I contro sono – quasi sempre – tutti gli aspetti in cui è carente rispetto alla Donna Piuma.

Poi tra i due gruppi c’è continuità, interscambiabilità e commistione a tratti, ma è pronto da mangiare adesso.

Ricadute 

– Allora, se tu avrai delle ricadute, le ho anche io

– Ma che regola è Bek..?

– Ho deciso così 

– Ah, ma tu son due anni che hai ricadute con lui e io solo una con P, è una lotta impari

– È lo stesso. Da adesso in poi è così 

– Vabè ho capito, ma tornaci finché ti pare se non ti fa stare male

– Eh, per ora! Magari tra poco torno a stare male, quindi regolati tu

Becky ha otto anni meno di me e il fatto che siamo confuse (eufemismi) uguale non è che sia molto consolatorio ma evidentemente mi riconosce una certa autorevolezza.

Oppure – più brobabilmente – cerca una capra espiatoria a cui attribuire le proprie debolezze.

Cazzo, non male come idea

Comunque le sue vicende sono più articolate delle mie, una sorta di Game Of Thrones senza tutti quei morti e un sacco di rugbisti.

Ha comunque aggiunto alla questione una nuova responsabilità:

gambe chiuse per il bene dell’umanità 

Caro Re

Caro Re

che hai gli occhi un po’ tondi e mesti 

che sei alto-alto e moro e io per la vostra razza ho un certo trasporto visivo 

che al momento sei triste e a guardarti adesso si fa fatica ad immaginarti felice – questo per dire che da qui può solo migliorare

che sei appena uscito dalla tua prima storia durata anni con l’unica – inspiegabilmente – finora donna della tua vita e ti auguro ce ne siano altre in quantità giusta e sufficiente a distrarti e rasserenarti e a farti impazzire in tutti i sensi possibili

metodico ed efficiente ti proponi di seguire il consiglio degli amici che è anche il mio: “scopa a caso” e lo fai con un contegno tanto timido e formale da risultare veramente poco credibile 

e spero l’unico consiglio che seguirai sul serio sia: fa solo quello che ti fa stare bene, non esistono regole su come ci piace essere

che sei molto più simpatico di quanto non si direbbe 

che se non ti si zittisce a suon di limoni la serata finisce che so tutto di pallamano ma ti dirò: non mi dispiace.

Caro Re che macchini di continuo considerazioni altisonanti e quando ti si chiede a cosa pensi non hai filtri nel rispondere perché non sai come si usano 

dimmi

ma comecazzo ti è venuto in mente di partorire paranoie sull’affetto dopo quattro mezze uscite sul fatto che potrei rimanerci male, non sai come si fa etc etc bla bla 

cioè: ci sta, per carità 

e normalmente non sarebbe un problema essere mentore/limone/demo/confidente

ma di ‘sti tempi mi manca il tempo mentale per il multitasking pseudosentimentale

facciamo che resto in tribuna a tifare.

Incroci – Sabato sera

– Ma ciao!

– Ciao! Ti vedo in forma Ine!

– Ah sisi sono stata due giorni a riposarmi, sono stata in barca, sto proprio bene!

– Si vede

[…] 

– Dovremmo vederci più spesso! Ho sempre pensato che avessimo cose in comune io e te! In fondo siamo state innamorate della stessa persona e la stessa persona è stata innamorata di noi quindi.. Ha senso no?

– Ahahaha, sisi sono d’accordo!

– Poi ti leggo sempre, ti leggevo anche quando non parlavamo 

– Ah beh ci sta, poi il mio facebook è pubblico..

– No, il blog

– Cazzo dici??

– Sì-sì leggevo il tuo blog, mi piace come scrivi

– Grazie, ma te sei fuori! Ahahaha mi hai stesa!

– Beh uno che scrive online lo fa per essere letto no? Quindi io ti ho letta! Dai prendiamone un altro e facciamo pagare al mio moroso!

Sabato sera sono uscita con il mio amico Atteoassi, tramite il quale venerdì ho conosciuto Re.

Atteoassi è un personaggio atipico: alto, secco, occhialini, ordinatino, metodico, bel ragazzo, zero filtri. Come un bambino:

– Beh Gei, che braccia..

Cosa dirà a Gei, l’amica di sua morosa che non vedevano da tanto e che li ospita in Sardegna dove lavora ogni volta che la vanno a trovare?

Beh Gei, che braccia… Grasse.

Io e Atteoassi ogni tanto usciamo: Mazz – la sua ragazza e mia amica che ci dovrei fare sei post solo per inquadrare il personaggio – me lo presta e ci prendiamo mine alcoliche di discreto livello.

Con la scusa che nelle ultime 24 ore si era sentito un po’ Castagna – prima che fosse morto – siamo usciti a far aperitivo.

Atteoassi nei panni di Cupìdo è inguardabile, non ha la minima idea di come rendersi utile ma in compenso si agita moltissimo 

  quindi mentre venerdì parlavo tranquilla con ‘sti tre sconosciuti – ancora ignara del fatto che la mia fosse irruzione in una serata reunion tra amici che non si vedevano da dieci anni – mi prendeva continuamente da parte e con la discrezione di uno spacciatore per liceali e inizia a bisbigliare:

Sì ma guarda che se ci vuoi provare fallo adesso eh che poi non so se ci spostiamo, chissà quando lo rivedo poi quindi non so se dopo ti posso aiutare

Pat-pat, annuire e via.

Re mi guardava, io guardavo lui, tornato a casa mi aveva aggiunta su fb, lineare.

Insomma, sabato aperitivo: una bottiglia per noi due e alla seconda ci ha raggiunto Re, finita la terza ci siamo spostati nel Barpreferito e lì ho incrociato Ine.

Ora, non fraintendetemi: mi sono divertita molto con tutti ed è stata una bellissima serata

io e Re siamo rimasti a parlare fino alle tre dopo aver perso di vista gli altri

abbiamo un po’ limonato perché sono per il free-lemon dopo il quinto bicchiere e comunque mi andava

poi ci siamo sentiti, accordati per rivederci, nessun problema

ma vince la serata Ine, da un paio d’anni felicemente ex di M, la quale per lungo tempo è stata la cosa più simpatica di lui e che per chissà quanto mi ha letta nell’ombra. 

 

Come si è arrivati qui – P 8

Ho sempre dato importanza alla prima impressione.

Sono convinta che – contesto permettendo – la prima volta in cui si incontra qualcuno, le abituali misure comportamentali messe in atto per adattarsi o vendersial prossimo, vacillino.

Questo assestamento permette di scorgere, magari per pochi istanti, ciò che tendiamo a voler nascondere dietro di noi e – se si fa attenzione – della nuova conoscenza rimane, oltre ai dati volontariamente espressi, una traccia meno palpabile ma spesso veritiera. Non tutti riescono a coglierla, alcuni nemmeno si capacitano esista, io la becco al volo.

Qualcosa di simile si ottiene anche all’osservazione ripetuta – casuale, impersonale – dello stesso soggetto. Ci sono persone che non suscitano direttamente il nostro interesse a nessun livello in particolare  e nonostante questo incameriamo dati random su di loro. Almeno, a me succede.

La mia nozionistica su P non era granché.

Mi dava una sensazione, basata su appunti apparentemente sconnessi – l’incrocio nel corridoio del CUS un pomeriggio, il suono della risata insincera intercettata per caso una sera al bar, l’espressione sul viso quando non pensava di essere visto – di vago disagio.

Non ricordavo i quaranta minuti in cui mi aveva cagato il cazzo una notte d’agosto nella mia cucina l’anno prima ma avevo chiaro in mente il suo sguardo, fissato a un punto che non sapevo dire, in chissà quale spazio di ormai tanto tempo fa. Lo sguardo di un animale notturno.

Che non ci ero andata lontano: è un fornaio.

Era fine settembre e dopo qualche chiacchera avviata dall’inedita condivisione dello stesso spazio prossemico avevamo iniziato a cercarci di proposito.

Un pomeriggio qualunque  post-partitella tra i ragazzi, fuori dal bar del CUS ci trovavamo seduti vicini nel cerchio di voci e sedie. Stava guardando altrove distratto, a una mia affermazione si era girato rapidamente e mentre chiedeva “Scusami?” aveva appoggiato la sua mano destra sulla mia coscia sinistra.

Eravamo già stati vicini: al ritorno dal Padova Pride Village, nella sua auto.

Quella notte, sul sedile posteriore altri due ragazzi: Gna che era salito affermando “Tazza stai davanti tu che fai compagnia a P” e Bo, crollato sul sedile posteriore biascicando “Mghgh”.

Ero ormai sobria, avevo badato per ore al mio amico Rugbista che – al solito – versava in uno stato pietoso da metà serata e a quel punto sapevo aspettarmi due ore scarse di sonno prima della Magnafinal, un giro di sette km in campagna, sotto il sole, a tappe enogastronomiche. Non mi sentivo in vena di chiacchere e non mi sentivo a mio agio, ci mancava di dover tenere compagnia a quel tizio un po’ gentile e un po’ inquietante.

Le strade erano tranquille alle quattro del mattino, dalle retrovie i mugugni di Gna e i “feermati ferrmati!” di Bo, spezzavano le chiacchere generiche tra me e P.

L’auto scivolava senza far rumore, P tampellava lo stereo e pensavo che mi piaceva guardarlo guidare e che Bo cazzomadonna avrebbe potuto bere meno: tre pause vomito, due con:

  • Accostamento in autostrada subito dopo una salita

– Arrivo alla piazzola di sosta!

– ‘N ce la ‘accio ‘n ce la ‘accio

Bo pensa bene di stroncare aprendo la portiera verso la corsia, visibilità posteriore causa dislivello, minima

Bo una macchina!

Sfangata la decapitazione per mezzo secondo

  • Fermata spontanea ad un posto di blocco 

– Supero l’auto della polizia e mi fermo!

– ‘N ce la ‘accio ‘n ce la ‘accio

Vabbè…

Da un certo punto del tragitto in poi, mentre P  scherzava, cantava o mi sgridava continuavano a salirmi da non so dove pensieri. “Mah.. Ma no.”, lo valutavo ed era un “no” ripetuto, che dimenticavo ogni volta in cui ricominciavo ad ascoltarlo.

Nel pomeriggio post partitella facevo lo stesso: lo guardavo, pensavo “no” e mi piaceva quello che diceva 

“no” e mi rilassava il suono della sua voce 

“no” e trovavo divertente il suo inclinare la testa

“no” e se le storie – qualunque storia – sono fatte di tocchi e di gesti e di parole, per me è nella sua mano sulla mia gamba che questa è iniziata.


Pippone di pipponi – Good feeling 

Ieri sera, mentre stavo al Beer Shop di Z con P, dalla playlist è partito un pezzo dei Violent Femmes, che non era questo, ma me lo ha fatto venire in mente 

won’t you stay with me, just a little longer

Sono uscir a con P perché GMO Aveva scritto una cosa en Ci teen wolf che la legged se 

(Lol, avevo lasciato la tastiera in inglese e mi divertiva stare a vedere cosa veniva fuori)

Dicevo, sono uscita con P perché avevo scritto una cosa e ci tenevo la leggesse.

Tutto nasceva da una frase che mi aveva scritto due aprile (e o i?) fa B, a proposito del fatto che facessi sentire le persone sbagliate.

Faticavo ad afferrare cosa intendesse, o meglio: comprendevo il concetto, ma mi era oscuro come io riuscissi ad operare questa magia cattiva, specie su personaggi dotati inconfutabilmente di grande autostima ed ego smisurato. 

Ho sempre pensato di saperci fare con le parole.

Non come autrice di post stucchevoli o  pipponi a cui arrivavano in fondo solo segaioli mentali di calibro olimpionico – e la mia amica JU, lei adora i miei pipponi – bensì come emittente, quando è importante che il messaggio giunga forte e chiaro al ricevente.

Le mie epistole paranoidali sono sempre state precise nello spiegaremotivare e, quando ritenevo che il ragionamento fosse troppo ostico per una persona normale, esemplificare.

Ottenuto che il contenuto della mia testa si trovasse chiaramente espresso su una qualsivoglia superficie, per me il lavoro era finito.

Qualche sera fa P mi ha detto che non sentiva più come nei passati mesi. Era contento di vedermi, di trascorrere la serata insieme ma non avvertiva più quel trasporto che lo aveva spinto a voler stare con me.

Non che la cosa mi fosse sfuggita: dalla scelta delle emoticon nei messaggi alla frequenza con cui si faceva sentire a cosa sceglieva di raccontarmi piuttosto che no,  era evidente; ma mentre io – che non mi sentivo molto diversamente – lo trovavo fisiologico superabile dopo sette mesi per metà litigati, per lui si trattava di un punto d’arrivoC’est la vie.

Infatti gli avevo appena detto che si poteva pure lasciar lì tutto, perché ero triste sentendomi la sola a cui importasse, non per altro. Mi sarebbe piaciuto andare avanti, davvero.

It always seem like you’re leaving when I need you here just a little longer

Ho sempre pensato che – purché la base fosse presente – i rapporti migliori siano quelli costruiti insieme, di qualunque dimensione sia la fatica necessaria, cali emotivi compresi.

Quando P ha palesato a parole il suo pensiero, è come se qualcosa avesse fatto CRAC! nella gabbia toracica. Non all’altezza del cuore, più facile fosse un alveolo che doveva lasciar spazio al Lucky Strike Naturale Rosso che in questi giorni fumo direttamente arrotolando il pacco.

little voice says I’m going crazy 
to see all my worlds disappear

Ok, tranquy baby, nessun problema: non ce la si può prendere con qualcuno per i sentimenti che prova.

Ce la si potrebbe prendere per la tempistica, irrispettosa del mio bisogno di concentrarmi su altro in quel momento, per il fatto che un po’ penso fosse un fuoco preventivo in risposta ad un mio “dobbiamo parlare” (peraltro di una cazzata) di qualche settimana prima ancora in sospeso, ma in fondo sticazzi.

Il punto è che ha rotto qualcosa. Non mi succedeva da anni, era una sensazione che avevo completamente dimenticato.

Allora mi sono chiesta se le parole che avevo usato con lui nei mesi quando ero arrabbiata – molto arrabbiata – non gli avessero fatto quello che lui aveva appena fatto a me, se non gli avessi io per prima spezzato i sentimenti, se veramente lo avessi fatto sentire sbagliato

Per questo gli ho scritto.

Sei facciate con la bic blu dove gli spiegavo che non volevo, che non avevo fatto apposta e che mi dispiaceva tanto.

Gli ho detto che quando stai molto tempo senza provare sentimenti capita di scordare che alcuni di loro esistano, che non volevo fargli male ma non pensavo di stargliene facendo, che non aveva nulla di sbagliato.

Ho scritto molte cose: non volevo rimanesse più calcato nel suo ricordo di noi il fatto che lo avessi bombardato con granate di parole, volevo ricordasse i momenti in cui abbiamo riso e ci siamo picchiati, quelli in cui era bello vedersi arrivare da lontano, le zozzerie quando sotto c’erano più emozioni che lenzuola.

E altre cose ancora.

Risultato: mentre passavo il tempo che gli serviva a concludere la lettura con l’ultimo post di Ortolani, P andava disperandosi

Non

ci

becco

mai

Credevo gli avrebbe fatto piacere, magari un po’ effetto come ne aveva fatto a me scriverlo ma non volevo farlo sentire male.

“Mi hai messo una roba addosso”

“Scusa..”

Ma insomma, uno ti dice che sostanzialmente non gliene frega nulla di stare con te, che:

“Potremmo uscire ogni tanto e vedere come va”

“Ma spiegami: nel mentre posso uscire con altri se voglio?”

“Beh certo”

quindi – stringendo – trattasi di un “restiamo amici” poi, mi si agita in quel modo per qualche parola gentile. 

Va là che non ho riso mentre leggevo Ortolani..

Vague sketch of a fantasy 
Laughing at the sunrise  
like he’s been up all night

Nemmeno stavolta sono riuscita a non colpirlo, a non farlo sentire male per qualcosa che gli volevo far sapere.

Posto ormai che P probabilmente è un po’ delicato, mi chiedo se sia questione di incompatibilità con le persone che tipicamente sollevano il mio interesse o se sia incompatibile con i sentimenti in generale.

“Ma guarda.. Mi scrivi queste cose, mi fanno questo effetto.. e tu sei lì così… calma”

Baby, non sono calma: sono sconfitta. La partita è finita e io ho perso. Che dovrei fare, piangere? Se lo facessi ti sentiresti meglio?

Mi rendo conto di apparire indifferente, quello che potevo comunicarti l’ho fatto abbracciandoti, cercandoti, scrivendoti, non siamo mai stati tranquilli abbastanza a lungo perché riuscissi a farti vedere qualcosa di diverso dall’affetto e dalla durezza e non sono capace di iniziare ora.

Questa è una stanca, quieta resa.

Ooo slippin’ and slidin’, what a good time but now have to find a bed that can take this weight