Se non ci fossi – credo – riusciresti ad inventarmi. Il Commento di B

B (il mio amico moltobbello, emigrato altrove, ex paturnia felicemente esitata in un rapporto moltoffigo) non conosceva la vicenda di M – né questo blog – e in qualche momento di chiacchiera di questi giorni, gli ho raccontato la saga.

Dopo una ventina di messaggi vocali spalmati in svariati giorni

il commento:

Beh Tazza, quel tizio è talmente caparbio nell’avercela con te
che inizio a pensare
abbia ragione lui.

Carissimo
dolcezza
forte parte del mio cuore

VACCAGARE

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eh, già

Ultimamente guardo un sacco di commedie melense.
Per addormentarmi, cosa che i film seri o belli o interessanti non mi consentono di fare.
E poi – diciamoci la verità – c’è molto più gusto quando un film bello lo guardi con qualcuno e poi puoi parlarne bene, male, inutilmente fino allo sfinimento ed è un po’ che non mi accade.
Una decina d’anni forse, almeno: nel modo in cui intendo io.

Comunque – dicevo – le commedie melense.
Non ricordo in quale delle tante, un padre dice alla figlia qualcosa del tipo: “Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole
(ah, il film è “L’amore ha il suo prezzo”, carino!)
quelle immani cazzate partorite da sceneggiatori sui quali mi faccio sempre un sacco di domande:
ci crede sul serio?
ha iniziato sui diari delle medie o esiste una sorta di università del qualunquismo?
questi almeno se la ridono mentre campano su menate del genere?
In realtà mi chiedo anche cose meno acide, ma ho veramente molto sonno ora.

Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole“, no.
Può avere standard aspettative, speranze magari e decidere a quanti compromessi è disposta a scendere laddove si trovasse tra la numerosa schiera di persone che non sono tanto fortunate da raggiungere quella che vogliono e devono accontentarsi.

Io non lo so che vita sentimentale vorrei.
Di recente me lo sono chiesta, ma a prendere inevitabilmente il sopravvento non era tanto un progetto ideale verso il quale dirigermi, anche perché – sinceramente – io con i progetti seri sono uno schifo e la mia intera esistenza al momento ne è un fulgido esempio.
Di merda.
Non per autocommiserarmi, solo per chiarire che è tempo di ricostruzione.
Quando penso a una “vita sentimentale” a me viene solo in mente un eventuale “Chi“, mica un “Come“.
E a scegliere i chi faccio veramente
cacare
il
cazzo.

Ma a me interessa la persona che mi piace vedere ridere e che amo sentire parlare, che mi fa preoccupare se sta male o se si sente triste, che mi fa venire voglia di cavare gli occhi a chiunque si frapponga tra lei e quello che desidera.
Cose così.
Per il come… – boh – forse sarebbe il caso di iniziare a riconoscergli l’importanza che merita ma quanto poco me ne frega sta tutto nel nemmeno sapere come finire questa frase. Boh.

Un’amica di recente, citando “La verità è che non gli piaci abbastanza”
(film simpatico, a parte la vicenda principale tra due imbecilli inscopabili dotati di un patchwork incompatibile di tratti a costituire personalità incoerenti) mi ha scritto una cosa tipo:
Se vuole stare con te farà di tutto per riuscirci“.

Altra troiata indecente.
A parte il fatto che potrei pure essere io a voler stare così tanto con qualcuno da voler fare di tutto per riuscirci, non ho capito il sessimo gratuito, ma al di là di questo: che è ‘sta passione per i giochi senza frontiere..?
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Non ho capito per quale assurdo motivo, stare con qualcuno dovrebbe essere una costante corsa a ostacoli fantasiosi

“Arriva il concorrente! Dategliene con le bastonate sui denti!”
“Eccola! Via alle badilate di merda”
“Pronti con i commenti anti-autostima!”

Perché negli ultimi anni mi sono prestata ad una serie di rapporti che in buona sostanza si possono riassumere in una disperata e all-consuming staffetta dichiaratamente senza alcun traguardo, dove al posto del testimone in mano arrivava solo cacca molliccia.

Forse la storia del farsi un’idea del tipo di vita sentimentale che si vorrebbe non è poi così sbagliata, inizio anzi a trovarla scientificamente coerente: fino adesso ho collezionato una quantità di cacconi tanto privi di consistenza che per forza scivolavano tra le dita.

Che poi: mi ci metto anche io eh.
Solo pochi sfortunati sanno quanto effettivamente io possa diventare cagaminchia.
Penso sia una gara dura e i miei avversari non sono stati da meno:

“Io sono la più demente”
“No io! E anche il più stronzo!”
“E allora io sono acida”
“E io capriccioso”

Ellamadonna
che
due
coglioni.
Sia in senso popolare che illustrativo.

Comunque, tutto questo per dire che – dopo l’ennesima pippa con P – sono veramente stanca morta.
Stanca morta e sgrammaticata, stando al messaggio che gli ho mandato dopo che ho cercato di recuperare un po’ di studio nelle ore notturne per far fronte all’ennesimo spreco di tempo collezionato discutendo con lui.
Di che, poi.
Di noi?
Ma non c’è mai stato nessuno “noi”, se non nelle mie fantasie malate.

Mi piacciono i film melensi anche perché sono infarciti di quel sentimentalismo che in linea teorica invidio ma che non riuscirebbe mai a essere parte di me, come un rossetto appariscente.

B prima mi ha mandato questa: pippodromo

la trovo adatta sia per me che per lui.

E insomma, niente: metto su l’ennesimo filmino melenso per dormire, cercando di pensare che infliggersi
trame complicate
persone annodate su se stesse per passione
balle su balle su balle
frasi come “Non le farei mai una cosa del genere” quando a me si può fare molto di peggio perché lei non sono io (buongiorno delicatezza!)
boh, non vale più la pena.

Fosse un doposbronza, almeno sarebbe fatto di cose già dimenticate.

Adele, cristiddio

 

Ieri ho ascoltato per la prima  volta Hello, l’ultimo singolo di Adele.
Beh mi sono sentita veramente una brutta persona:
blog e blog, fiumi di parole di lamentele e seghe mentali, poi – pensandoci bene – nemmeno mettendo assieme tutti i miei peggiori momenti causati da:
ex
lutti
accessi al pronto soccorso
momenti in cui medici incompetenti mi comunicavano diagnosi assurdamente gravi
funerali – nella top five quello di Silente 
tributi a Robin Williams – emotivamente sfiancanti
tributi a Rei – maledetto Raoul
Papà ho trovato un amico
Big Fish
Dumbo

credo di aver mai provato
manco un quinto
dello struggimento che esce melodioso e terribile dalla gola di ‘sta ragazza.

Non stavo neanche ascoltando il testo che mi sono venuti i lucciconi e desiderio fortissimo di vegetare eternamente sotto spesse coperte e una finestra socchiusa, dentro a una stanza in bianco e nero quando fuori è autunno.

Comunque, prendo il caffè e scrivo a B.
B. è un po’ in para e io odio che sia in para: è il cavaliere dal sorriso scintillante – non credo facciano armature della sua misura – che ogni volta mi fa sbronzare orribilmente, mi fa piangere tre ore ma ridere almeno quattro e ha frequenti problemi di cuore ma no come me che ieri andavo in giro con Holter e stampella – parevo travestita da sanitaria – e casco a pezzi: lui ha questioni di sentimenti e insomma, negli anni direi che i suoi ne hanno passate abbastanza.

Io ieri l’altro ho mandato una mail pippone lunga e articolata a P dove gli spiegavo perché
nonostante tutto questo tempo
e il fatto che formalmente ci siamo lasciati lo scorso febbraio
ancora non riesca ad avere un rapporto pacifico e neutro con lui, che – in sostanza – mi dice da ere “Il momento è passato, non mi piaci nemmeno più” poi vuole che mi comporti da pseudomorosa a chiamata.
La
bella
figa.
Comunque, gli ho scritto cercando di non risultare troppo pesante, secca e antipatica – probabilmente con scarsissimi risultati – e lui
dopo che ci avevo impiegato tutto il tempo di bus per andare e tornare dal cardiologo
e anche un po’ di più
e i mal di pancia continui che mi provoca da ere
mi
ha
risposto
“Ok”.
E ora – secondo lui – devo anche implorarlo per sapere cosa ne pensa.
Beh zà.
Son sei mesi che mi dice più o meno che gli faccio schifo e altrettanti che regolarmente cerca di spalmarmisi addosso.
Ma vaffanculo.

Allora io e B. ci stavamo lamentando delle reciproche storie
anche se i nostri ruoli sono abbastanza invertiti.

quindi
io metto a disposizione la mia infinita saggezza basata sul principio del “Chi non può fare, insegna“, appresa da anni di telefilm, romanzi melensi e cartoni animati per la prima infanzia con master presso la sede “Culo degli altri

e lui si legge il mio pippone – che adesso gli inoltro, in uno screen non ci stava – poi mi sgriderà.
Almeno lui – quando era il destinatario effettivo di pipponi – mi ha sempre dato soddisfazione.

Comunque, che uno riconosca quando è il momento o quando no, possiamo tutti star tranquilli:
prima o poi degli stronzi ci si deve liberare.

Dita incrociate, ma non culo stretto.

 

Back Again

perché “indietro ancora” suona male, per chi non crede nelle rincorse.

Comunque, stamattina ripensavo a B

È passato a trovarmi quest’estate, è stato molto bello rivederlo, passare una giornata soli io e lui in cui a ‘na certa è entrato in modalità psicanalisi e mi ha fatta piangere tre ore è una giornata con altre amiche in cui almeno non ho pianto ma in entrambi i casi ho bevuto e fumato molto.

Voglio una sigaretta, cazzo.

Comunque, B chiaccherando ci aveva fatto ascoltare un messaggio vocale di sua morosa.

Non mi ricordo, ma l’ho raccontata la storia della morosa di B?

Vabè, sta di fatto che ha messo in viva voce il suo messaggio vocale e ha ragione: sembra “un cazzo di cartone animato” perché vive a Shangai da molto tempo e lui – giusto perché si lamenta di quanto sia asiaticizzata – le ha regalato cinque lezioni di pole dance.

E io l’ho pensato perché il cazzo di autobus

che mi porta a lezione

non è vero che fa così perché ha il cambio automatico!

fa così 

per scoraggiare gli anziani come me

che non hanno più il fisico 

a ostinarsi con ‘sta cazzo di università.

La selezione naturale ora ha nuovi orizzonti e per combatterla ad armi pari – specie perché alla fermata sentivo l’esigenza di una flebo – serve una preparazione fisica di livello altissimo per bilanciare quella  resistenza che gli anni si sono portati via.

La voglio fare anche io la pole dance perchéaognicurvahorischiatolavitaecheccazzosaràunannolunghissimodiomio.

Io vi avviso che in questo post ci sono elementi confusi e bestemmie.

Sono stata dalla dermatologa lunedì e a quanto pare la mia epidermide rappresenta per quel tipo di specialista ciò che per un astronomo è rappresentato dal cosmo:

fibroma, neo tal dei tali, neo così neo colà, tuberoma, infiltrazione lipidica (oh lipidico a chi!) dissù, lesione ulcerosa diggiù e tutta una serie di nomi che a me francamente sticazzi.

Oltretutto, la dottoressa – forse la prima dermatologa competente che abbia mai visto in tutta la mia vita – è evidentemente di origine mediorientale;
il dato si avverte non tanto a prima vista, considerato che i suoi tratti così su due piedi li avrei attribuiti d’elezione ad un retaggio ellenico, quanto ad un primo ascolto.

Eterno.

Infinto.

Diocristo.


– Ecco come possiamo osservare questo tipo di lesione blablablablablabla – la quale si differenzia dal blablablablabla – non troppo diverso a prima vista ma in processo patogenico estremamente differente blablablablabla – il quale potrebbe ricordare il blablabla etc

– Ok.. lo compro

Le informazioni erano talmente tante e la cadenza così caratteristica e ipnotica che
dopo tre minuti di termini specialistici centrati e puntuali
su un argomento sviscerato con estremi puntiglio e competenza
ed un numero ineffabile di subordinate
ormai ubriaca della sua voce

ero convinta si parlasse di tappeti.

Mai incontrato un personaggio simile, fuori da un bazar.

Figa comunque, nonché piuttosto diretta:

– Dunque come possiamo dedurre da […blablablabla…] potrebbe trattarsi di eczema, fungo, fungo cresciuto su un eczema o lupus.

Per quanto riguarda la lesione ulcerosa osservata […blablabla…] la osservi per una settimana in modo da sapere se rimarginerà o se si tratta di tumore. 

Lo ammetto: Lupus e tumore nella stessa frase, non me lo aveva ancora detto nessuno.
(Oltretutto qui “tumore” è nell’accezione più banale e easy della storia della patologia: lesioncina del cazzo, via il neo).

Ma Lupus sì, porcodioladro madonnatroia.

Che due coglioni.

Ora: non sto male.

Diciamo che ognuno – meno i più fortunati – convive con piccoli o grandi disturbi e se ne fa una ragione. Tipo che mi sono lussata un dito ormai cinque mesi fa e mi fa ancora male, ma ad essere infiammatori cronici e scegliere uno sport da contatto LOL.

Sto molto meglio anche solo dell’anno scorso, diciamo che negli ultimi due anni e mezzo è stato tutto un migliorare con qualche zig-zagamento in ricadute più o meno lunghe ma siamo arrivate a essere sul pezzo (io e le mie cinque personalità).
Rimane che non ho una diagnosi.
Ho una signora autoimmunità che è un campo sfumato parecchio – figuriamoci se potevo avere una cazzo di malattia precisa – dove non esistono vere e proprie soluzioni.

Ho rivoluzionato il mio stile di vita a più livelli possibile, per stare bene e finalmente smettere di fare la bambina, la malata o qualunque cosa fosse quello che stavo non-facendo.
Anche perché il sintomo psichiatrico era il più invalidante di tutti, anche di tutti gli altri assieme (e ho svariati blog a testimonianza).

Però
anche se so
che finché resto ligia
sto bene
perché anche se i libri di medicina non ne parlano abbastanza per gli infiammatori cronici e autoimmuni lo stile di vita può fare davvero la differenza

un nome di merda è sempre un nome di merda.
Lupus è un nome di merda e fa parte dei miei porcodio di diritti cagarmi sotto, anche solo dieci minuti.

E a me nessuno abbraccia mai perché potrei aver paura.
Non per male: ho abituato tutti a un grado estremo di impassibilità, veder piangere me – per paura poi! – farebbe venire un attacco di panico a tre quarti delle persone che conosco.
Son tre anni che mi nominano a più riprese e in diverse sedi il Lupus, ogni volta lo racconto ai miei – in modo molto tranquillo – e loro ogni volta cascano dal pero.
Lo rimuovono completamente!
Mi vedessero in crisi dovrebbero andare loro in terapia per un annetto almeno.

Che poi in realtà non me ne farei neanche un cazzo di abbracci o pacche sulle spalle perché è una cosa che non mi piace all’atto pratico, ma mi piacerebbe sapere che esiste la possibilità.

Si desidera sempre quello che non si può avere, a quanto pare: manco un gesto, solo la disponibilità a farlo.

Vabè, dovessi continuare a lamentarmi di ‘sta cosa andrei avanti per sempre ma non ho tutto ‘sto tempo.

E poi va reso merito all’unico uomo della mia vita che ama farmi piangere per ore e tenermi le mani – strano feticcio il suo – ed è anche l’unico a cui lo lascio fare e poi dimentico tutto perché questi agguati emotivi partono alla seconda bottiglia netta con zero contenuto gastrico e sono poche le persone al mondo che riescono a farmi bere tanto (senza ripiegare per primi)
mangiare nulla
raccontare tutto.
Va là che ci dividono due continenti per la maggior parte del tempo e posso continuare a “fare la dura”.
Va là che torni – quasi – spesso e che stavolta abbiamo passato insieme ben due giornate e anche se non sei tra quelli che conosco da più tempo né con il quale mi sia vista chissà quante volte, tu di me sai più di chiunque altro.

Lui per questo c’è: per la possibilità, la teoria, la pratica.
Nessuno di noi due però ha idea del perché.

Per fortuna che ci sei – a cadenze più o meno regolari – tu, B.
E
checché tu ne dica
che ce la posso fare, che sono diqquà e dillà e cazzi e ammazzi
considerato il momento
la condizione attuale
l’ansia
il tempo
l’orcodemonio

iniziare a smettere di fumare sabato è stato proprio tempismo di merda.

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buon compleanno anche a te!

Bon finalmente un minuto x sedermi e scriverti tanti auguri! Ti voglio bene anche se non ti vedo, anche se ti sento poco, anche se non sei veneta….. Ti voglio bene e ti auguro una vagonata di cose che ti facciano star bene e sulle quali tu possa fare dell ironia esilarante…. Un bacione 

Ciao pirone

che non sarò veneta ma i sostantivi per gli altoni li abbiamo anche qui in Emilia;

ho pensato di aspettare la fine del caffè per farti gli auguri ma sono ancora annebbiata e non mi vengono in mente cose simpatiche o brillanti o sticazzi, ho solo un po’ di quello che mi viene in mente quando penso a te: un sorrisone gigante, l’aria di chi fa disastri, un fegato che probabilmente inizia ad abbisognare revisione, capelli neri e un sacco di strada da fare.

Buon compleanno baby, gustati questa tappa e sii felice.

Io e B compiamo gli anni a due giorni di distanza e questa è solo una coincidenza, che nonostante gli anni e i 10000 km di distanza ci vogliamo ancora bene, mi fa quasi piangere un po’ 

(ho le mestruazioni, sarà quello)

non lo avrei mai detto, ma – come sempre – mi sorprendi, a essere ancora “qui”.

   
 

Tre anni fa

Tre anni fa c’è stato il terremoto e ieri – anniversario – tutti i social erano impestati di wannabe traumatizzati di stocazzo.

A noi andò quasi bene, nonostante il paese ne porti ancora i segni e qualcuno – pochi ma sempre troppi – ci abbia lasciato la pelle, nonostante sia servito un qualche mutuo in più per riparare i danni e con chi te la prendi poi, nonostante quell’idiota sensazione di incertezza che procura il non potersi fidare nemmeno della terra sotto ai piedi.

Se già durante le scosse il vittimismo non era tra le mie priorità a tre anni di distanza mi pare ridicolo leggere di gente che paventa tragiche ripercussioni e commossi ricordi, specie se ferraresi, perché lì – a parte essersi ribaltato l’arredamento del quarto piano – veramente non è successo un cazzo di niente.

Dopo essere stata a L’Aquila il mio limite di sopportazione – già fisiologicamente basso – per le fregnacce altrui – è crollato miseramente.

A casa invece c’era da capire cosa stava succedendo: la scossa che stava iniziando sarebbe stata più forte della precedente? Ci avrebbe tirato giù il soffitto? La fanculo di chiesa davanti al mio portone sarebbe finalmente caduta così da poterci liberare dalla pericolante e limitativa denominazione di zona rossa?

Ci siamo cacati sotto.

Poi io avevo la febbre alta e la bronchite e a Nonna Tì avevano cavato un rene da una settimana quindi lo stato di reattività domestica non era dei migliori ma il mio culo allettato era diventato esperto nel misurare magnitudo e solo quando la scossa era da 4 in su mi preoccupavo di un possibile crescendo.

Avegna d’ander?
– No no questa era piccola

Siamo diventati tutti un po’ geologi – grazie alle lezioni del mio Zio Piz che lo è davvero – un po’ ingegneri – per amici e periti che ci hanno insegnato a capire quali pareti sono più pericolose o meno a seconda del suono rimandato bussandole -, un po’ strippati perché la paura genera una bolla comune dalla quale poi non è immediato uscire. 

Ma noi l’avevamo arredata camping style.

 La notte del terremoto, qualche ora prima che ‘sta rogna infinita iniziasse, avevo conosciuto una persona nuova e ad essere sinceri, se si deve vedere quando nel bicchiere c’è rimasto qualcosa

amici e familiari ne sono usciti illesi 

il paese è ancora tutto un po’ un cantiere ma io amo le gru

l’appartamento sottosopra e il cacarsi addosso non hanno mai spento il ricordo della serata che era appena trascorsa

 

Tre anni di pare, B

È stato un piacere.