Cose che mi irritano moltissimo – 1

1 – Adulti che rivolgendosi a bambini parlano come deficienti

2 – Gente in tenuta supertecnica lungo le mura esterne della città che cammina a lentezza imbarazzante

3 – Lui che ti dice “Ma smettila che non sto uscendo con nessuno” solo per darti due colpi

4 – Che lui ancora respiri

5 – Adulti che rivolgendosi a bambini parlano come deficienti a sordi, sotto la mia finestra

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eh, già

Ultimamente guardo un sacco di commedie melense.
Per addormentarmi, cosa che i film seri o belli o interessanti non mi consentono di fare.
E poi – diciamoci la verità – c’è molto più gusto quando un film bello lo guardi con qualcuno e poi puoi parlarne bene, male, inutilmente fino allo sfinimento ed è un po’ che non mi accade.
Una decina d’anni forse, almeno: nel modo in cui intendo io.

Comunque – dicevo – le commedie melense.
Non ricordo in quale delle tante, un padre dice alla figlia qualcosa del tipo: “Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole
(ah, il film è “L’amore ha il suo prezzo”, carino!)
quelle immani cazzate partorite da sceneggiatori sui quali mi faccio sempre un sacco di domande:
ci crede sul serio?
ha iniziato sui diari delle medie o esiste una sorta di università del qualunquismo?
questi almeno se la ridono mentre campano su menate del genere?
In realtà mi chiedo anche cose meno acide, ma ho veramente molto sonno ora.

Ogni donna ha la vita sentimentale che vuole“, no.
Può avere standard aspettative, speranze magari e decidere a quanti compromessi è disposta a scendere laddove si trovasse tra la numerosa schiera di persone che non sono tanto fortunate da raggiungere quella che vogliono e devono accontentarsi.

Io non lo so che vita sentimentale vorrei.
Di recente me lo sono chiesta, ma a prendere inevitabilmente il sopravvento non era tanto un progetto ideale verso il quale dirigermi, anche perché – sinceramente – io con i progetti seri sono uno schifo e la mia intera esistenza al momento ne è un fulgido esempio.
Di merda.
Non per autocommiserarmi, solo per chiarire che è tempo di ricostruzione.
Quando penso a una “vita sentimentale” a me viene solo in mente un eventuale “Chi“, mica un “Come“.
E a scegliere i chi faccio veramente
cacare
il
cazzo.

Ma a me interessa la persona che mi piace vedere ridere e che amo sentire parlare, che mi fa preoccupare se sta male o se si sente triste, che mi fa venire voglia di cavare gli occhi a chiunque si frapponga tra lei e quello che desidera.
Cose così.
Per il come… – boh – forse sarebbe il caso di iniziare a riconoscergli l’importanza che merita ma quanto poco me ne frega sta tutto nel nemmeno sapere come finire questa frase. Boh.

Un’amica di recente, citando “La verità è che non gli piaci abbastanza”
(film simpatico, a parte la vicenda principale tra due imbecilli inscopabili dotati di un patchwork incompatibile di tratti a costituire personalità incoerenti) mi ha scritto una cosa tipo:
Se vuole stare con te farà di tutto per riuscirci“.

Altra troiata indecente.
A parte il fatto che potrei pure essere io a voler stare così tanto con qualcuno da voler fare di tutto per riuscirci, non ho capito il sessimo gratuito, ma al di là di questo: che è ‘sta passione per i giochi senza frontiere..?
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Non ho capito per quale assurdo motivo, stare con qualcuno dovrebbe essere una costante corsa a ostacoli fantasiosi

“Arriva il concorrente! Dategliene con le bastonate sui denti!”
“Eccola! Via alle badilate di merda”
“Pronti con i commenti anti-autostima!”

Perché negli ultimi anni mi sono prestata ad una serie di rapporti che in buona sostanza si possono riassumere in una disperata e all-consuming staffetta dichiaratamente senza alcun traguardo, dove al posto del testimone in mano arrivava solo cacca molliccia.

Forse la storia del farsi un’idea del tipo di vita sentimentale che si vorrebbe non è poi così sbagliata, inizio anzi a trovarla scientificamente coerente: fino adesso ho collezionato una quantità di cacconi tanto privi di consistenza che per forza scivolavano tra le dita.

Che poi: mi ci metto anche io eh.
Solo pochi sfortunati sanno quanto effettivamente io possa diventare cagaminchia.
Penso sia una gara dura e i miei avversari non sono stati da meno:

“Io sono la più demente”
“No io! E anche il più stronzo!”
“E allora io sono acida”
“E io capriccioso”

Ellamadonna
che
due
coglioni.
Sia in senso popolare che illustrativo.

Comunque, tutto questo per dire che – dopo l’ennesima pippa con P – sono veramente stanca morta.
Stanca morta e sgrammaticata, stando al messaggio che gli ho mandato dopo che ho cercato di recuperare un po’ di studio nelle ore notturne per far fronte all’ennesimo spreco di tempo collezionato discutendo con lui.
Di che, poi.
Di noi?
Ma non c’è mai stato nessuno “noi”, se non nelle mie fantasie malate.

Mi piacciono i film melensi anche perché sono infarciti di quel sentimentalismo che in linea teorica invidio ma che non riuscirebbe mai a essere parte di me, come un rossetto appariscente.

B prima mi ha mandato questa: pippodromo

la trovo adatta sia per me che per lui.

E insomma, niente: metto su l’ennesimo filmino melenso per dormire, cercando di pensare che infliggersi
trame complicate
persone annodate su se stesse per passione
balle su balle su balle
frasi come “Non le farei mai una cosa del genere” quando a me si può fare molto di peggio perché lei non sono io (buongiorno delicatezza!)
boh, non vale più la pena.

Fosse un doposbronza, almeno sarebbe fatto di cose già dimenticate.

Adele, cristiddio

 

Ieri ho ascoltato per la prima  volta Hello, l’ultimo singolo di Adele.
Beh mi sono sentita veramente una brutta persona:
blog e blog, fiumi di parole di lamentele e seghe mentali, poi – pensandoci bene – nemmeno mettendo assieme tutti i miei peggiori momenti causati da:
ex
lutti
accessi al pronto soccorso
momenti in cui medici incompetenti mi comunicavano diagnosi assurdamente gravi
funerali – nella top five quello di Silente 
tributi a Robin Williams – emotivamente sfiancanti
tributi a Rei – maledetto Raoul
Papà ho trovato un amico
Big Fish
Dumbo

credo di aver mai provato
manco un quinto
dello struggimento che esce melodioso e terribile dalla gola di ‘sta ragazza.

Non stavo neanche ascoltando il testo che mi sono venuti i lucciconi e desiderio fortissimo di vegetare eternamente sotto spesse coperte e una finestra socchiusa, dentro a una stanza in bianco e nero quando fuori è autunno.

Comunque, prendo il caffè e scrivo a B.
B. è un po’ in para e io odio che sia in para: è il cavaliere dal sorriso scintillante – non credo facciano armature della sua misura – che ogni volta mi fa sbronzare orribilmente, mi fa piangere tre ore ma ridere almeno quattro e ha frequenti problemi di cuore ma no come me che ieri andavo in giro con Holter e stampella – parevo travestita da sanitaria – e casco a pezzi: lui ha questioni di sentimenti e insomma, negli anni direi che i suoi ne hanno passate abbastanza.

Io ieri l’altro ho mandato una mail pippone lunga e articolata a P dove gli spiegavo perché
nonostante tutto questo tempo
e il fatto che formalmente ci siamo lasciati lo scorso febbraio
ancora non riesca ad avere un rapporto pacifico e neutro con lui, che – in sostanza – mi dice da ere “Il momento è passato, non mi piaci nemmeno più” poi vuole che mi comporti da pseudomorosa a chiamata.
La
bella
figa.
Comunque, gli ho scritto cercando di non risultare troppo pesante, secca e antipatica – probabilmente con scarsissimi risultati – e lui
dopo che ci avevo impiegato tutto il tempo di bus per andare e tornare dal cardiologo
e anche un po’ di più
e i mal di pancia continui che mi provoca da ere
mi
ha
risposto
“Ok”.
E ora – secondo lui – devo anche implorarlo per sapere cosa ne pensa.
Beh zà.
Son sei mesi che mi dice più o meno che gli faccio schifo e altrettanti che regolarmente cerca di spalmarmisi addosso.
Ma vaffanculo.

Allora io e B. ci stavamo lamentando delle reciproche storie
anche se i nostri ruoli sono abbastanza invertiti.

quindi
io metto a disposizione la mia infinita saggezza basata sul principio del “Chi non può fare, insegna“, appresa da anni di telefilm, romanzi melensi e cartoni animati per la prima infanzia con master presso la sede “Culo degli altri

e lui si legge il mio pippone – che adesso gli inoltro, in uno screen non ci stava – poi mi sgriderà.
Almeno lui – quando era il destinatario effettivo di pipponi – mi ha sempre dato soddisfazione.

Comunque, che uno riconosca quando è il momento o quando no, possiamo tutti star tranquilli:
prima o poi degli stronzi ci si deve liberare.

Dita incrociate, ma non culo stretto.

 

Me la faccio addosso (altre bestemmie)

Me la faccio letteralmente sotto, specie perché sono annodata nel letto a piangere da circa due ore e non trovo la spinta per andare in bagno.

Cristo, che idiota sono stata.

I dolori, i momenti in cui sono sempre – sempre – stanca, più che stanca direi letteralmente tritata senza ragione apparente.
Male dappertutto.

“Quando eri piccola ti si arrossavano da morire le guance, diomio quanto si arrossavano! Si spaccava fin la pelle”

e potrebbe essere che quella minchia di dermatologo che avevo da bambina non riconoscesse un eritema a farfalla..?
Forse è solo suggestione.

I capelli, l’intolleranza a glutine e latticini, gli eritemi di quattro anni fa, più gli altri ventidue sintomi.
Ventidue.
Fra i quali un simpatico e coloratissimo affiorare di gocce di sangue sottopelle quando mi grattavo.
Cazzo volevo, che mi arrivasse una lettera da Hogwarts per comunicarmelo?

Vabè, respiro profondo e via, non è che debba essere per forza un dramma eh, però me la faccio sotto.

La cosa che mi fa sentire peggio – oltre al non avere idea di come stanno i miei organi interni e non aver voglia di saperlo adesso – è il fatto che nessuno contempli la possibilità che io me la stia facendo sotto.

Fanno battute, sdrammatizzano.

Poi i miei amici si chiedono perché tenda in linea di massima alla riservatezza, manica di idioti.

Visto che di norma ho la faccia da culo, allora allegria!
Oppure, mettere in dubbio. Come se facesse sparire tutto. Boh, a me sembra solo mi si dia dell’idiota perché ho paura.

“Sei sicura?”
“Magari non è così”
“Aspettiamo altre analisi”

Allora – dioporco – a parte il fatto che anche laddove le analisi fossero negative, è innegabile che:

sono stata di merda sostanzialmente per otto anni
ho iniziato a trovare una via d’uscita
sono stata meglio
qualche flessione in giù ma è stata tutta una roba in migliorare

ad agosto – senza che facessi nulla in particolare per cercarmela – sono stata molto male.
Di nuovo.

Seriamente, devo stare ad elencare al mondo i motivi per cui sono perfettamente legittimata a sentirmi spaventata..?
Ma vaffanculo.

Se il miglioramento l’ho messo assieme con aggiustamenti, fatica, ragionamenti, una buona dose di lavoro
il peggioramento prescinde decisamente dalla mia volontà.

E un grosso “Grazie al cazzo” potrebbe levarsi dalla folla, a questo punto

al quale risponderei con un sonoro “Prego la minchia“.

Insomma: analisi o non analisi, bene non sto.
Poi, si chiami Lupus si chiami Giovanni, diocane non è una cosa che posso gestire con la dieta delle star di Hollywood e l’atteggiamento cheerly.

Non è che io brami per avere una diagnosi di merda eh, mi rendo solo conto che ormai il quadro dei sintomi più che dare un’immagine chiara rappresenta proprio il capitolo del libro di reumatologia.

Dr. House si sta rivoltando nella sceneggiatura.
Dal ridere.

Ma, tutto sommato, tranqui.
Non c’è bisogno di agitarsi: sono migliorata comunque e il peggioramento recente è quasi del tutto rientrato, ora so come gestirmi, mi sento piuttosto bene a parte dolori ricomparsi ma affrontabilissimi.

Anche quando non pensavo al nome del disturbo, ho avuto momenti in cui sono stata male, me ne sono battuta le palle e amen.

Oh, poi sticazzi e amen: chi vivrà vedrà, poi non è che ora posso mandare a fanculo tutto perché sono spaventata e mi sento sola.

Stare male fa sentire molto l’essere soli, cosa che di norma a me non dispiace – recentemente era diventata una mano santa – ma al momento invece merda al cazzo.

Vabè, in tutto questo comunque FANCULONONPOSSOFUMARE

Io vi avviso che in questo post ci sono elementi confusi e bestemmie.

Sono stata dalla dermatologa lunedì e a quanto pare la mia epidermide rappresenta per quel tipo di specialista ciò che per un astronomo è rappresentato dal cosmo:

fibroma, neo tal dei tali, neo così neo colà, tuberoma, infiltrazione lipidica (oh lipidico a chi!) dissù, lesione ulcerosa diggiù e tutta una serie di nomi che a me francamente sticazzi.

Oltretutto, la dottoressa – forse la prima dermatologa competente che abbia mai visto in tutta la mia vita – è evidentemente di origine mediorientale;
il dato si avverte non tanto a prima vista, considerato che i suoi tratti così su due piedi li avrei attribuiti d’elezione ad un retaggio ellenico, quanto ad un primo ascolto.

Eterno.

Infinto.

Diocristo.


– Ecco come possiamo osservare questo tipo di lesione blablablablablabla – la quale si differenzia dal blablablablabla – non troppo diverso a prima vista ma in processo patogenico estremamente differente blablablablabla – il quale potrebbe ricordare il blablabla etc

– Ok.. lo compro

Le informazioni erano talmente tante e la cadenza così caratteristica e ipnotica che
dopo tre minuti di termini specialistici centrati e puntuali
su un argomento sviscerato con estremi puntiglio e competenza
ed un numero ineffabile di subordinate
ormai ubriaca della sua voce

ero convinta si parlasse di tappeti.

Mai incontrato un personaggio simile, fuori da un bazar.

Figa comunque, nonché piuttosto diretta:

– Dunque come possiamo dedurre da […blablablabla…] potrebbe trattarsi di eczema, fungo, fungo cresciuto su un eczema o lupus.

Per quanto riguarda la lesione ulcerosa osservata […blablabla…] la osservi per una settimana in modo da sapere se rimarginerà o se si tratta di tumore. 

Lo ammetto: Lupus e tumore nella stessa frase, non me lo aveva ancora detto nessuno.
(Oltretutto qui “tumore” è nell’accezione più banale e easy della storia della patologia: lesioncina del cazzo, via il neo).

Ma Lupus sì, porcodioladro madonnatroia.

Che due coglioni.

Ora: non sto male.

Diciamo che ognuno – meno i più fortunati – convive con piccoli o grandi disturbi e se ne fa una ragione. Tipo che mi sono lussata un dito ormai cinque mesi fa e mi fa ancora male, ma ad essere infiammatori cronici e scegliere uno sport da contatto LOL.

Sto molto meglio anche solo dell’anno scorso, diciamo che negli ultimi due anni e mezzo è stato tutto un migliorare con qualche zig-zagamento in ricadute più o meno lunghe ma siamo arrivate a essere sul pezzo (io e le mie cinque personalità).
Rimane che non ho una diagnosi.
Ho una signora autoimmunità che è un campo sfumato parecchio – figuriamoci se potevo avere una cazzo di malattia precisa – dove non esistono vere e proprie soluzioni.

Ho rivoluzionato il mio stile di vita a più livelli possibile, per stare bene e finalmente smettere di fare la bambina, la malata o qualunque cosa fosse quello che stavo non-facendo.
Anche perché il sintomo psichiatrico era il più invalidante di tutti, anche di tutti gli altri assieme (e ho svariati blog a testimonianza).

Però
anche se so
che finché resto ligia
sto bene
perché anche se i libri di medicina non ne parlano abbastanza per gli infiammatori cronici e autoimmuni lo stile di vita può fare davvero la differenza

un nome di merda è sempre un nome di merda.
Lupus è un nome di merda e fa parte dei miei porcodio di diritti cagarmi sotto, anche solo dieci minuti.

E a me nessuno abbraccia mai perché potrei aver paura.
Non per male: ho abituato tutti a un grado estremo di impassibilità, veder piangere me – per paura poi! – farebbe venire un attacco di panico a tre quarti delle persone che conosco.
Son tre anni che mi nominano a più riprese e in diverse sedi il Lupus, ogni volta lo racconto ai miei – in modo molto tranquillo – e loro ogni volta cascano dal pero.
Lo rimuovono completamente!
Mi vedessero in crisi dovrebbero andare loro in terapia per un annetto almeno.

Che poi in realtà non me ne farei neanche un cazzo di abbracci o pacche sulle spalle perché è una cosa che non mi piace all’atto pratico, ma mi piacerebbe sapere che esiste la possibilità.

Si desidera sempre quello che non si può avere, a quanto pare: manco un gesto, solo la disponibilità a farlo.

Vabè, dovessi continuare a lamentarmi di ‘sta cosa andrei avanti per sempre ma non ho tutto ‘sto tempo.

E poi va reso merito all’unico uomo della mia vita che ama farmi piangere per ore e tenermi le mani – strano feticcio il suo – ed è anche l’unico a cui lo lascio fare e poi dimentico tutto perché questi agguati emotivi partono alla seconda bottiglia netta con zero contenuto gastrico e sono poche le persone al mondo che riescono a farmi bere tanto (senza ripiegare per primi)
mangiare nulla
raccontare tutto.
Va là che ci dividono due continenti per la maggior parte del tempo e posso continuare a “fare la dura”.
Va là che torni – quasi – spesso e che stavolta abbiamo passato insieme ben due giornate e anche se non sei tra quelli che conosco da più tempo né con il quale mi sia vista chissà quante volte, tu di me sai più di chiunque altro.

Lui per questo c’è: per la possibilità, la teoria, la pratica.
Nessuno di noi due però ha idea del perché.

Per fortuna che ci sei – a cadenze più o meno regolari – tu, B.
E
checché tu ne dica
che ce la posso fare, che sono diqquà e dillà e cazzi e ammazzi
considerato il momento
la condizione attuale
l’ansia
il tempo
l’orcodemonio

iniziare a smettere di fumare sabato è stato proprio tempismo di merda.

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Vaccini ma non solo, banale considerazione

  

MA-MA-GA-RI.

Tralasciando i volumi immensi di fiato sprecato a cercare di ragionare sul piano logico spiegando i perché dei vaccini a gente che rema contro SENZA NEANCHE SAPERE COS’È UN’IMMUNOGLOBULINA ORCODIO!, e ho già perso il filo del discorso.

Io ci lascio biete di fegato su ‘ste robe.

Dicevo, senza perdere tempo a parlare con chi capisce meno di un cazzo

educate

i vostri figli (o amici o parenti o sconosciuti al bar).

Non è vero che serve essere dottori di sticazzi per aver del buonsenso.

Le mie nonne collezionavano manifestazioni tumorali come io a sei anni sorprese kinder e grazie a 

costanti controlli

terapie seguite attentamente

razionalizzazione della paura

ce l’hanno sempre fatta.

Terza elementare e terza media rispettivamente, mai avuto il minimo dubbio che l’ospedale sapesse il fatto suo e la Vanna Marchi di turno pure, ma sulla pelle degli altri.

Che poi erano i tempi di quel coglione di Di Bella – occhio che i figli truffano ancora i disperati – di nostri lutti recenti, di debolezza.

Quei momenti in cui cedere alle false promesse – pagandole profumatamente – sarebbe stato facile, comprensibile, un’umana ricerca di conforto.

Le mie nonne, che son poi Nonna e Bisnonna (nuora e suocera rispettivamente, si sarebbero cavate gli occhi d’un volentieri che non potete capire), non ci sono sono mai cascate.

Cazzo, sono ancora al mondo e han quasi tutti i pezzi originali ancora!

Vabè, cosa c’entrano i vaccini con i truffatori a parte l’ovvia constatazione che si parla di stronzi e/o idioti?

Che la gente non è più educata all’avere paura.

La gente dall’età dei miei genitori in giù (50-60) non si è mai davvero cacata sotto.

Almeno, non per ragioni ambientali e ineluttabili: c’erano già farmaci a gogò nei loro ricordi, non c’erano vaiolo, poliomielite ecc, c’erano i vaccini.

La mia bisnonna è rimasta orfana nel 1915 causa Spagnola.

Si è puppata due guerre mondiali.

Sepolto marito e due figli (su due totali).

Per dire.

Mia nonna se n’è cuccata solo una di guerre mondiali ma ha avuto il suo bel spaccarsi la schiena e cacarsi sotto.

Loro, come chi le ha precedute e di poco seguite, sanno com’è.

Sanno come si vive quando un colpo di tosse può suonare da sentenza di morte, che prevenire è fondamentale perché la cura non è detto dia esito positivo.

Sanno com’è e sono sopravvissute bene.

A oggi nessuno vuol guardare in faccia la paura.

(Manco io eh).

E allora si va dietro a maniche di merde che promettono di non farti sentire mai o mai più paura

Non ti preoccupare: bicarbonato e il cancro ti passa, non starai male, non aver paura

Vaccini i tuoi figli? 
Non temi diventino autistici?
Evita, così non dovrai avere paura 

Sfruttare paure per soldi

Crearne di evitabili per esorcizzare il non sapere come vivere senza sforzarsi mai di accendere il cervello, inventare una missione per non sentirsi inadeguati.

Beh, i motivi sono molteplici, tutti molto umani e infatti molto stupidi.

La cosa che fa più vittime – sempre – (a parte le malattie infettive brutte) è l’ignoranza.

Esercitare il buonsenso, rimanere lucidi e avere paura è quello che ci tiene il cervello accesso, madonnaladra.