Quanto mi girano i coglioni

Nella mia personalissima esperienza non è il sonno della ragione a generare mostri: è il Veneto.

Analfabeti, leghisti, rugbisti e P.

Ho mandato gli screen della lite di ieri a Zia Gnocca e ha preso le difese di P – cuore di mamma – perché come Cuginetta, ha la maturità.  

 

No: non è un ’96, è che per tre motivi circa smise di andare a scuola – a metà della quinta e “con una media di tutto rispetto” diceva di lui 7 – per iniziare a lavorare e anche perché ha la testa dura come una colonna di tufo.

Dopo l’ennesimo molla della saga, non mi sono voluta imporre di non vederlo più per non dimenticare quanto sia coglione e quindi non ricaderci di faccia e sentimenti.

Funziona.

Comunque, lui si è sempre battuto le palle di essere rispettoso delle mie esigenze, tempistiche cazzi e ammazzi, troppo occupato a parlare di bicipiti con quei ritardati dei suoi amici.

Quindi 

caz

so.


Come dovrebbe essere

“Vuoi una bustina di lubrificante gusto tropicale? L’abbiamo trovata nei preservativi e non sappiamo che farcene”.

Ogni volta che Char sistema la stanza, pare stia svuotando la borsa di Mary Poppins, solo che ha gadget più interessanti di scope e attaccapanni.

Però, ogni volta che mi viene in mente la lubrificazione vaginale, non posso fare a meno di pensare alla mia amica Lu.
La Lu è sposata da qualche anno, ha ricci biondi, una bimba piccola e la prima volta che mi confessò chi fosse il tipo che stava vedendo di nascosto – il quale poi sarebbe diventato suo marito – ho riso due minuti e mezzo giusti giusti, perché io lo conoscevo da una vita e perché loro si erano conosciuti sostanzialmente litigando sul tema dell’immigrazione.
Lei mediatrice culturale di formazione, lui (non ho mai capito che lavoro faccia esattamente), per nulla.
Che poi, all’atto pratico è una delle persone più tranquille che abbia mai incontrato, ma al bar in cui noi ragazze si lavorava i discorsi degli avventori andavano sul medio-becero.

Si sono conosciuti bisticciando, hanno proseguito facendo pace ed a quanto pare l’hanno fatta molto bene: pochi mesi dopo eravamo davanti alla biblioteca del paese e non ricordo a quale mia affermazione lei rispose quasi piccata, che “Ah non lo so perché mi fa così, ma appena mi tocca divento un lago di schifo!”.

Stamattina stavo raccontando a Char che sto di nuovo bisticciando con P, su una cagata eh, ma ho resistito quanto: 36 ore senza di nuovo fare la femmina?
Non va, mi pare.
Non dovrebbe essere così.

Dovrebbe essere che ci si guarda negli occhi e si è contenti, che si sta insieme ridendo e basta e che quando ti tocca tu diventi un “lago di schifo”, una di quelle robe che disgustano tutti meno i due che ci nuotano dentro.
Al momento, sto dalla parte dei disgustati (e ci tenevo che chi mi legge mi facesse qui compagnia).

Litigare con P

Forse non è come lo volevo
anzi
non lo è affatto.

Forse non funzionerà in nessun modo
anzi
sicuramente non funzionerà mai
perché le istruzioni non le abbiamo proprio trovate nella scatola.

Forse come somma facciamo pena
anzi
siamo una coppia pessima di sicuro
perché abbiamo gli stessi difetti
le stesse paranoie
gli stessi dubbi
senza una lingua comune per spiegarli l’uno all’altra.

E allora si continuerà così e io mi chiederò ancora se quello che volevo era poi così importante

chissenefrega se il meccanismo non parte: ci faremo da fermaporta a vicenda
da soprammobile come gli orologi rotti
da collezione di figurine senza colla

e non parleremo perché non siamo capaci
io scriverò ma tu non leggerai perché non ti va
io chiederò e tu cambierai discorso perché “sono a disagio”

e adesso basta litigare che nemmeno quello sappiamo fare bene, neanche fare pace

– Che dobbiamo fare, P?
– Tu mi vuoi lasciare ma non ne hai il coraggio
– Non è che quello, mi piacerebbe avere voglia di lasciarti da una parte, dall’altra no
– Quale parte è più grande?
– Non lo so
– Una volta ho visto un corto di Dario Argento dove un tipo salva una tipa con la faccia deforme, la porta con sé ma in realtà è una cannibale e un giorno la trova che sta facendo un pompino a suo figlio ma in realtà gli sta mangiando il cazzo e lui sta morendo dissanguato quindi fa per ucciderla ma un altro tipo arriva e ammazza lui perché pensa che la voleva fare fuori solo perché era deforme ed è un circolo vizioso praticamente
– “Che la volesse fare fuori”
– Giusto. Mi vuoi lasciare?
– Solo quando non ci sei
– Allora non vediamoci per un po’
– Così poi voglio lasciarti di sicuro?
– No, magari ti chiarisci le idee
– Dubito
– Ma quanto ci vuole a fare dei canederli?

Non so come andrà
non so per quanto andrà
ma ‘sta cosa
che ogni volta che ti agiti
mi diventi un ipertesto
deve finire, cristo.