3 – Per Ine

Vedere Lui, è stato un colpo non indifferente.

Lo penso ogni giorno, non ossessivamente come la settimana iniziata da che l’ho saputo, ma ogni giorno.
Penso a come sia, a meno di 35 anni, sapere di avere i mesi contati
all’effetto che deve fare guardarsi attorno e sentirsi un alieno nel posto che prima era casa
a quanto debba sentirsi solo.
Chissà com’è, ricordare a ogni respiro di essere mangiato vivo da dentro.

Il mio primo istinto, due mesi fa, era stato cercarlo.
Volevo parlarci, anche di niente. Fingere di non sapere e magari offrire qualche sprazzo di calcolata normalità, nei limiti del possibile.
Ma non erano davvero affari miei.
Per quanto stessi male, per quanto sentissi l’urgenza infantile di fare qualcosa, non era un combattimento a cui avessi diritto di partecipare. Non stava a me.

Sabato scorso, Lui era lì per strada, accompagnato da due donne giovani che mi hanno guardata con disprezzo nei pochi minuti passati a parlare
e mi ha prima sorriso, poi si è rabbuiato;
ha raccontato qualche sciocchezza, la voce si è rotta ed è scappato via.

Si è rotto qualcosa anche di mio.
Ci sono no, quei momenti in cui si rompono cose ed è giusto così?
Cadono denti, crescono sentimenti, cambiare e il passare del tempo aprono crepe e tracciano segni, ti fanno venire le smagliature prima sulle chiappe e più avanti nel cuore
ma insomma, si sa.

Lui sembrava invecchiato di mille anni e un bambino indeciso, e un uomo arrabbiato, tutto in brevi frangenti vicini e veloci.
Spero che in mezzo a tutto questo, gli resti da passare qualche momento di felicità.
Non credo lo rivedrò.

Fino a che sono rimasta in giro con Mik, ho potuto rimandare questi pensieri.
Dopo mangiato siamo tornati verso piazza, abbiamo bevuto qualcosa e poi raggiunto qualche suo amico.
Hai presente quella cosa che ti insegnano a fare in un sacco di film (tra cui Il Diario di Bridget Jones)?
“Quando presenti le persone, fornisci dettagli interessanti”.
Mik, maestro di uscite notevoli, ha fatto le presentazioni.

“Tazza, lui è l’amico di cui ti parlavo, il microbiologo nerd. Microbiologo Nerd, lei è Tazza, e il suo intestino fa schifo. Chissà cosa c’è dentro”.

Ovviamente, questo ha dato luogo a una lunga intervista incentrata sul mio alvo, i miei ritmi defecatori, le reazioni a certi alimenti.
E gli altri presenti, sempre del settore e interessati all’argomento merdicale, partecipavano coinvolti.

Lo diceva, un vecchio conoscente di dieci anni fa: “I giovani parlano di sesso, merda e soldi”.
Spero non si tratti di fasi a tenuta stagna.

Comunque, Microbiologo Nerd ha concluso proponendomi l’analisi di uno striscio di cacca, “Secondo me, sei piena di clostridi” e Il Rappresentante ha elencato la lista di prodotti che potrebbero essermi utili.
Il Rappresentante è altro amico loro, un ragazzo davvero bassino, con un modo di fare diretto ed efficace. Abbastanza da farti supporre che abbia un ottimo rapporto con il suo pisello. Tutti i maschi minuti conosciuti negli anni, mi hanno dato quest’idea.
Lo avevo incontrato già in un’altra occasione, ce lo siamo ricordati entrambi solo nel momento in cui ha fornito la sua consulenza commerciale: mi aveva già consigliato qualcosa in passato (per l’insonnia). La cosa divertente è che parte con una perfetta presentazione del principio attivo del caso
vantaggi, dosaggi, maneggi
poi – regolarmente – è prodotto da una ditta concorrente, mica dalla sua!

Decretato che Mik si sarebbe fatto corriere della merda – dal mio retto al tavolo di lavoro di Microbiologo Nerd – (non ti dico l’entusiasmo) siamo andati tutti assieme al K, io li ho brevemente abbandonati per avere una conversazione emo con il mio (ex) Allenatore che o è in campo o è al bar, e alla fine io e Mik ci siamo avviati verso casa tardissimo.
Lo sapevo che saremmo andati a casa tardissimo, sai perché?
Perché il giorno dopo avevo una giornata lunghissima, che sarebbe terminata con un battesimo nel padovano, e avrei dovuto guidare io al ritorno.
Ogni volta che devo guidare a tornare da Padova, finisce che salgo in auto con alle spalle cinque ore di sonno
totali-della-settimana.
Questa volta però, non è andata proprio così.

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2 – Dicevo, Ine.

Nei giorni scorsi ho avuto una breve ricaduta, in cui ho sclerato completamente.

Sono diventata bravina: da fuori si vede poco, ma quando succede è come svegliarsi una mattina dopo essere stati drogati nel sonno, di acidi. Un po’ fastidioso. E non dormo abbastanza, e quando dormo faccio incubi.
Due giorni fa, ho sognato che dovevano sottopormi alla stessa operazione che aveva fatto un’amica (sempre nel sogno), quindi vado sotto i ferri. Peccato che a me, perché riesca, devono staccare un piede e poi eventualmente riattaccarlo. Solo che, dopo averlo staccato, me lo lasciano da tenere e il piede inizia rapidamente a decomporsi. Anche il mio viso cambia: è sempre più bianco e alcune parti sembrano diventare di argilla secca, altre anneriscono.
Provo a portare il piede amputato in frigo, arrancando, perché lo scopo originale dell’operazione era rimuovere fette (senza razionale anatomico) di quadricipite della stessa gamba e non procedo benissimo così mutilata, ma quando arrivo davanti allo sportello, del mio piede sono rimaste solo le ossa che si separano e mi cadono di mano.

Insomma, è una decina di giorni che non dormo normalmente, sono così stanca che non ricordo di cosa ti stavo scrivendo.

Comunque, giovedì.
Giovedì sono salita e poi scesa dal treno, già con quel fermento da “Sono sull’orlo di una fase d’instabilità”.
Ho visto amici, ho fatto chiacchiere, ho fatto scatoloni.
Venerdì non me lo ricordo, forse nemmeno è esistito.
Sabato ho pranzato da un’amica che ha un bimbo piccolissimo e molto divertente, ma anche lei è tascabile e molto divertente, quindi non mi stupisco e la sera sono uscita con il suonatore di mandolino, te lo ricordi?!
Che matto… Ogni tanto ci vediamo, siamo diventati piuttosto amici nell’ultimo anno.
Comunque, Mik è fuori come un copertone.
Passeggiavamo per le bancarelle, ci raccontavamo cose e persone ed un certo punto mi dice
“Abbiamo appena incrociato la mia ex”
io, che dal vivo non l’avevo mai vista ma mi ero sciroppata interi album amorosi su FB, stavo giusto dicendo “Mi sa che non saprei nemmeno riconoscerla…”, quando una scheggia biondiccia e lentigginosa si è parata davanti a lui, a un centimetro dal suo naso.
“Beh, neanche mi saluti?!”
Seriamente: non avevo mai visto un sorriso così tirato. Tutti quei denti in una volta sola, erano inquietantissimi. Ho arretrato spontaneamente di due passi, penso sia la seconda volta in tutta la vita.
In una manciata di secondi, si è aggiunta all’allegra e traumatizzata combriccola una signora bassa con lunghi capelli stopposi – un misto tra una fattucchiera e la signora dei piccioni – e un tizio che definirei affettuosamente “minus”: aveva una gran fretta di presentarsi, ansimava, e palesemente non capiva un cazzo.

Comunque, la ex fronteggiava Mik, che rispondeva a monosillabi un po’ scocciati.
“Allora ti laurei?!”
“Sì sì”
“Bene, io sono stata assunta!”
“Ah, brava”
e via così.
La cosa tragicomica, è che quei due – in teoria – si dovevano sposare.

All’inizio dell’estate, avevano iniziato a comparire su FB post allusivi.
Ora, io ad un certo punto avevo oscurato Mik, perché quando è in fase entusiasta più che un profilo social, la sua pagina FB diventa un cazzo di fotoromanzo. Due amici pettegoli però, mi avevano fatto pervenire la notizia:
“Oh, ma Mik che si sposa??”
“Ma con chi…?”
“Eh con ‘sta tipa che ha conosciuto a lavorare…”
“Ma quando?”
“Boh, tre mesi fa?”

Noi non conoscevamo le esatte circostanze della bazza, ma conosciamo abbastanza lui.
“Quindi, quando la molla?”

“Dipende…”
“Tu che dici?”

“Allora, le opzioni sono tra: molto prima, la settimana prima e la settimana dopo”.

Noi non conoscevamo le esatte circostanze, ma Mik me le ha raccontate una volta concluso l’inquietante incontro e allontanatici da lì, perché era tutto molto poco chiaro: era stato veloce (questi in 4 mesi hanno fatto e disfatto, io in 4 mesi manco ci dormo, con qualcuno) e pareva fosse tutto un viaggio mentale di lei, ma era impossibile che lui non ci avesse messo del suo.

“Beh Tazza lo sai come sono fatto io quando m’innamoro”
“Incauto…?”
“Ma sì, ma sì, io mi lancio, faccio le cose per trasporto…”
“Eh ma pure lei era innamorata, c’aveva creduto e c’è rimasta male quando l’hai mollata. Considerato che era la prima volta in cui vi incontravate dal ciaone…”
“Ma sì, ma hai 37 anni, puoi anche capirle certe cose…”

Eh sì, Mik, aitante e stronzissimo trentenne, è andato a illudere una donna già in para con il proprio orologio biologico.
Per farla breve, salta fuori che lui le aveva detto “Beh io mi laureo, tu finisci, potremmo anche andare a convivere a novembre”
e lei avrebbe risposto “Eh io però non convivo senza sposarmi”.

“Quindi io ho detto ok” mi confessa.
Mik ma sei scemo?? E ti stupisci che sia incazzata?” (questa sono io, con gli occhi sgranati e il terrore di incrociare di nuovo la ex tra la bancarelle piene di spiedi roventi).

Vabé, comunque in mezzo a tutte queste chiacchiere, io e Mik abbiamo diviso una grigliata argentina, seduti sotto un orrido gazebo a fianco del quale passavano un sacco di persone;
è stato lì che Mik mi ha detto “Beh, guarda chi c’è”.

E c’era Lui, che io non credevo avrei mai potuto rivedere.

Lui, neanche un “amico”: uno di quei conoscenti a cui sono legata per una gag di quelle che restano impresse.
Uno di quelli che non senti, ma di cui pensi “La prossima volta che lo becco devo troppo dirgli ‘sta menata”.
Uno di quelli che non avrebbe alcun motivo, per non esserci per sempre.

Se non che, un paio di mesi fa, Lui è andato a farsi controllare perché aveva un disturbino e la sua tac era piena di stelle, nubi, pianeti e intere galassie
dove dovevano esserci solo cervello e polmoni.
E io non potevo dirlo a nessuno
e non avrei nemmeno dovuto saperlo.
Poi la cosa è uscita: qualche familiare lo ha raccontato in ospedale, ha girato al di fuori del segreto professionale. Sempre sussurrato, perché a quell’età non ti aspetti una cosa così, perché non sono fatti tuoi.

Quando Mik mi ha detto che stava passando di lì, sono corsa a salutarlo. Devo aver corso davvero lentamente:  l’ho raggiunto, e aveva una decina d’anni in più di come lo ricordavo.

 

Sui passi dei fantasmi (lettori ninja)

La cosa che preferisco di avere un blog, è che qualcuno mi legga.
Mi sono chiesta, negli anni (caz, ormai parecchi) in cui – sempre priva della minima continuità – ho scritto, perché ci si debba sentire gratificati dalle visite degli sconosciuti.
Non ne ho idea: c’è chi ha il feticismo dei piedi, io ho quello dei…passi?
Le tracce grigine nei contatori sono i miei preferiti.

Anche perché non pubblico nei miei profili social nominali, quello che scrivo qui. Sì, ho amici che sanno del mio (dei miei) blog, che leggono le cose che scrivo ma ovviamente sono quelli a cui frega meno. So che qualcuno dei miei conoscenti leggerebbe, ma a me così non piace: poi ne vogliono parlare.

Ora, a meno che uno non scriva saggi tematici o articoli di giornale, generalmente al blogghino personale la gente si limita a fare non critiche ma complimenti. Difficile trovare qualcuno che dica su a come hai reso un ricordo o un pensiero (cazzonesanno?).

Insomma, io non so prendere i complimenti verbali. Come i calci troppo alti.
La mia reazione tipica è un atono “Oh, grazie…”, come se la frase dovesse continuare con “…scusa chi è che sei tu?”
E – ovviamente – annessa gran faccia da culo: im-mo-ta. Se fossi una spia e venissi catturata, non so come reagirei al poliziotto cattivo, ma quello buono si metterebbe a piangere. Non faccio apposta, le cose carine dal vivo, sono il mio tasto di spegnimento.

Quando sono sola, se ricevo un messaggio o un commento carino, rido. Saltello. A volte – giuro – applaudo. Forse è per questo che mi piace tanto: mi viene meglio sentirmi felice.
Dal vivo mi sgridano, perché non mi mostro contenta. Le persone che ho attorno non si sentono apprezzate, perché non credono alle parole senza tutto il contorno. In rete – finalmentebastano le parole.

E, qualcuno che mi legge, ne fa parte.
Mi piacciono i commenti – un sacco, ricordo i primi nel primo blog, che figata! – ma già mi fa contenta vedere che qualcuno passa. Nella fattispecie, una cosa che mi dà grandissima soddisfazione, è avere un numero basso di visite rispetto alle visualizzazioni. Che qualcuno imbrocchi nel blog mi gasa, ma che rimanga a leggere è il top!
(Poi però, se vedo che ruma troppo indietro, mi viene l’ansia).

Mi piace questa impersonalità materiale che però può rigirarsi in un cameratismo digitale basato su quello che qualcuno ha voglia di dire. Vero (Pontad…etc.86): chi scrive non è tutto contenuto nelle parole, ma neanche tutto contenuto nella stanza in cui si trova il suo (grosso) culo, o tra le persone con cui chiacchiera, nelle strade dove pedala.

Ho sempre amato isolarmi nei libri, internet per me è un gigantesco libro interattivo dove tutti si è personaggi. E – volendo – anche autori, di storie che fuori non si possono fare. Senza fantasmi di passaggio, varrebbe meno la pena di stare qui a sproloquiare.

Pensiero della sera

Per essere un grande
grasso (di nuovo ho stoppato le sigarette)
asociale
pallido
molliccio
cumulo informe e fumante (nonostante la carenza di sigarette)
di
potenziale
sprecato

cacca
(meno colorita e sorridente di così)

mi impressiona, quanta gente in gamba – davvero in gamba – pensi che io, in qualche modo sia, un interlocutore interessante. Nel senso che un tizio con cui chiacchieravo qualche minuto fa, ieri era a cena con gente della commissione Nobel. Tutto questo ha un che di ridicolo.

Me lo dice sempre anche la mia amica Caramella, ex coinquilina pugliese.

Giuro, non capisco come tu faccia.

Non so, forse è l’uso indiscriminato di parolacce
forse perché da qualcuno con i miei “occhi innocenti”, non ti aspetti la bestemmia a bruciapelo
ma tant’è.

Vado a leggermi un po’ di biochimica per sentirmi meno sfigata.

Para dura

Ho la testa annodata di roba che non riesco a tirare fuori: è troppo piena e il contenuto non passa e se cerco di tirare un filo per dipanare la massa, ottengo solo che si allacci più stretta. massa

Ho una cosa da concludere, non voglio rischiare di dover non sapere mai cosa sarebbe potuta diventare.
Il resto, l’ho lasciato stare. Non importa che penso ancora quanto vorrei passare con lui un’altra giornata, è una nostalgia forzata. C’era poco da fare, non ci andava di faticare.

Comunque sono felice e non penso mi fosse ancora successo. Esserlo, non è una magia vuota colorata in modo gioioso: è un pendio scivoloso e non l’avrei mai ammesso fino a quando ho capito che l’aver avuto torto in quasi ogni convinzione è una cosa con cui si fa pace quando il cuore è tranquillo e la mente sa e tace.

Stanotte ho fatto un brutto sogno, di quelli che ti svegli e hai il cuore spezzato e ci ho messo un paio d’ore a sistemarlo: non si era proprio rotto, solo ammaccato
sbattendo contro al fatto che sei un incubo di cui ho bisogno, a metà strada tra il niente e il passato

 

Parlando – di voi – con Re

Il giorno che sono strippata ho dato a Re il link di questo post.

Che poi, “strippata” forse è eccessivo: con lui sono stata antipatica per un po’ e bona, ma io mi conosco e vedevo in quel nervoso – con le vocali chiuse del bolognese – più cose di quante non pareva ce ne fossero da fuori.

Poi Re – che non è sovrano né nota musicale ma pareva scemo chiamarlo “R” perché è una lettera che non ha – da semisconosciuto tvanquillo e pacato è la persona ideale a cui sbrodolare davanti scemenze senza senso, pevché vispondevà sempve e comunque:

Va bene 🙂

Più disavmante di così..

Insomma, ho pensato fosse più comodo e amen.

Oggi Re mi ha chiesto:  

 

mostrando – a parte l’essere gentile e questo lo sapevamo già – un po’ di egocentrismo che fa sempre sorridere.

Però i commenti su sé, basati su quello che qualcun altro ha scritto, possono non sempre risultare gradevoli  

La cosa che mi stupisce è che – nonostante la mia visione di lui parziale e ovviamente superficiale – sia comunque riuscita a trasmettere salienze fondamentali del suo personaggio   

Poi Re è uno che mi pare prenda la parte simpatica delle situazioni e i buoni consigli  

 

sembra anche che gli piaccia questa cosa che  si parli di lui 

ma, considerato che ne ha di cose da raccontare  

 tanto ormai i blog sono abbastanza démodé da andare bene anche per lui, ha pveso in considevazione la cosa.

Anzi, lo aveva già fatto: questo è o era o sarà il suo blog e devo dire  – posto che ne sconsiglio la lettura ore pasti e che come distrazione lui è pessimo – non credevo che a scrivere fosse così bvavo.