Sono tornata a casa (secondo tentativo)

Quando torno nel mio paese, non lontano da dove abito, sto con Nonna T.

Nonna T, come tutte le nonne, ha come occupazione principale il nutrirmi.
Anzi, la sua occupazione principale sono i tornei di Burraco poi segue a ruota il mio becero ingrasso.

“Basta nonna, ho mangiato abbastanza grazie”
“Se non finisci quel poco di pasta rimasto sei una delinquente”

“Poco” sta per un etto e mezzo, vabé.

Nonna T, contrariamente alle altre nonne, terrorizza le mie amiche sin da quando ho iniziato ad averne, è veramente figa, si appropria appena può di miei trucchi o indumenti.

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La cosa che veramente di lei mi irrita però è che ogni volta
ogni singola volta
che torno a casa
parte la conta dei morti.

“Lo conoscevi Tale?”
“No”
“Dai, quello che la cugina di sua moglie è figlia del macellaio che stava in via Ugo Bassi che poi ha chiuso”
“Quando?”
“Trent’anni fa”
“Non lo conosco”
“Ma dai che sua nipote vive in America”
“Da quanto?”
“Saran quarant’anni”
“No”
“È morto”
“Eh, peccato”
“Infarto”
“…”
“Aveva 47 anni”
“Povero”
“Lavorava..”
“Nonna basta! Giuro che non so chi fosse!”

E così via.
Per ogni singolo trapassato.

Ora, ho fatto l’errore terribile di non tornare per venti giorni.
Scrivo mentre lei ancora parla e non so tra quanto finirà l’elenco dei caduti, ma mi sembra di essere in guerra.

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