Due strani mesi

Sono stati due mesi davvero, davvero strani.

Non mi riferisco alla pandemia in sé – diciamocelo: per qualunque addetto o affine al lavori, era chiamata da tempo – ma all’insana presa per il culo del destino.

Voglio dire: ti scuoti di dosso la depressione ricorrente, vai in terapia e impari a gestire i tuoi stati d’umore, la smetti di torturare le persone con la tua attitudine alla manipolazione

poi d’un tratto ti ritrovi obbligata a una vita pratica che era stata conseguenza di ogni tuo disturbo precedente: immobilizzata in casa, con un’unica finestra sul mondo (Internet) affacciata su un panorama schizoide e distopico, ben più malsano del solito, senza sapere cosa sta per succedere e come se ne potrà uscire.

Voglio dire: avevo appena ricominciato a respirare (letteralmente, non espandevo del tutto i polmoni da iniziò dicembre).

Senza contare la fortuna di essermi trovata a casa di Alck, quando la chiusura è cominciata.

Vantaggio: non essere sola.

Svantaggi: carico d’ansia doppio tra le quattro mura, alimentato da noi loschi figuri che non avevamo mai passato insieme più di 5-6 giorni alla volta.

Alla fine il bilancio è uscito positivo, ma è stato ed è abbastanza faticoso. Comunque, tra qualche giorno tornerò a casa mia e mi mancherà.

Nel frattempo ho scritto, ho vegetato, ho studiato, ho disegnato, ho cucinato con alterne fortune e mi sono infortunata a più riprese.

Segue fototestimonianza:

Sto provando a disegnare perché – fine ultimo – voglio farmi la copertina del romanzino

Giuro che è stato il letto ad avventarsi contro di me
Pensavo che fosse impossibile fare pane buono senza glutine, invece era solo scarso il forno a cui andavo
Comunque mi irrito facile
Ho ricevuto una bella notizia da una coppia di amici/parenti, un po’ ci somigliano!
Coltello su unghia, sullo sfondo il tagliere. Manca solo la cipolla

Come state?

Telefonate

Pa(dre)

non siamo mai stati al telefono più di dieci minuti

ti vedo invecchiare male e questo mi dispiace

abbiamo somiglianze orribilimente innegabili e la cosa mi terrorizza

sulla nostra faccia c’è lo stesso naso e – va là – anche  mia sorella perché sua madre Cri mi piace tanto ma di profilo proprio no

e condividiamo naso e difetti

ci siamo collezionati comunque la nostra parte di bei ricordi

nonostante la tua assenza continua 

ma tu – come me – quando hai paura scompari e fai finta di niente sperando che passi e non ci siamo mai rimproverati le nostre fughe e niente è passato e le nostre tane distano anni, l’una dall’altra 

Pa

orcoddio

i rimpianti sono una decorazione inutile di panna montata ai rapporti sfornati male

quindi piantala di lanciarmene addosso 

perché – fino a prova contraria – certi dolori non ti riguardano più e io non ti biasimo per aver lasciato il gioco di un tavolo che schiacciava i piedi

i brandelli di pelle sotto alle gambe sono anche tuoi

ma

ora come ora

più o meno da sempre

quel tavolo io ce l’ho piantato in culo

quindi capisci che un’ora e un quarto di brutta storia della tua vita 

da sobria 

mentre scrosto questa cazzo di cucina 

a consolarti

nella fattispecie in queste settimane 

anche 

no.