“Strani fastidi”

Sto seduta in fondo al letto con in mano la birra che mi hai portato e in testa una fascia da fricchettona che “Ahahah, sembri una delle Bangles!”, tu sdraiato guardi per aria, guardi me e parli a vanvera.

“Quando la cassiera della banca mi ha chiesto cosa avrei fatto con i soldi avanzati dal non essere andato in vacanza le ho risposto che forse mi compravo un Winchester per spararmi”.

A volte non capisco perché tu debba dire a chiunque qualunque cosa ti passi per la testa, visto che spesso sono cagate.
E nemmeno capisco bene le tue idiosincrasie:

– non bevi il fondo delle bottiglie perché ti fa schifo
– non parli con le amiche di tua sorella
– non lasci fare le pizze a tuo padre anche se hai la febbre alta
– non ascolti la radio in auto da settimane perché ti irrita che non funzioni la cassa destra
– non vuoi che io fumi
– non vuoi che non fumi quando sono arrabbiata perché ti sembra a quel punto che lo sia troppo, arrabbiata
– ti lamenti perché mangio avocado
– ti vergogni a comprare preservativi
– il vino non ti piace “perché il sapore e la consistenza sono separati”

Continui con aneddoti a vanvera e non ti ascolto quasi, ti guardo perché sei divertente: un misto tra un dinosauro e un gufo ma il mio immaginario ha il complesso di Peter Pan quindi, anche se non sembra, è un complimento il mio.

Ogni tanto mi guardi e sghignazzi, ogni tanto mi chiedi cose e a me non piace rispondere, poi ricominci a lamentarti random senza che io trovi il filo conduttore che ti ha portato fino a lì.

“Certo che hai dei fastidi strani”, ti dico.

Finisco la birra, mi guardi e sorridi:
“E uno di questi sei tu”.