Jana

La porta di legno segnato
e dava sul portico chiuso, buio.

A sinistra la sala
dietro al suo lato lungo, in un cucinotto stretto friggevi eresie e sofficini.

Sulla destra stanze senza personalità perché le usavi troppo di rado.

Oltre il portico, un grande anzi enorme giardino, per me che ero tanto piccola.

Tu china a curare i fiori
nutrire gatti e vecchissime tartarughe
fumare sigarette
ridere
far crescere aiuole
scaldare bastoncini findus
arrotolare bigodini veloce sui capelli biondi
ridere ancora
leggere Peter Pan.

Nelle sere d’estate a sedere sul marciapiede, come raccontavi facevate una volta ma non c’erano tutte quelle auto a parcheggiarvi davanti.

Eri alta e fiera, che parrebbe un’espressione comune ma non lo era quando la indossavi tu, diversa da qualunque nonna avessi conosciuto anche se non eri proprio la mia, più bella di quasi ogni donna che abbia mai visto, più forte di tutti.

Sola e sorridente
sicura e ferma
nessuna paura.

Smalto rosso
cruciverba
un’altra “zigàretta”
mi passi le carte?
Mi manchi.
Torna da me.

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