Se non ci fossi – credo – riusciresti ad inventarmi. Il Commento di B

B (il mio amico moltobbello, emigrato altrove, ex paturnia felicemente esitata in un rapporto moltoffigo) non conosceva la vicenda di M – né questo blog – e in qualche momento di chiacchiera di questi giorni, gli ho raccontato la saga.

Dopo una ventina di messaggi vocali spalmati in svariati giorni

il commento:

Beh Tazza, quel tizio è talmente caparbio nell’avercela con te
che inizio a pensare
abbia ragione lui.

Carissimo
dolcezza
forte parte del mio cuore

VACCAGARE

Se non ci fossi – credo – riusciresti ad inventarmi 3 diobo sei proprio idiota

A quanto pare sono infiniti l’universo, la stupidità umana e quanto posso stare sui coglioni a M

Nel mese precedente al primo post su questo argomento, avevamo instaurato una sorta di ipocrita cordialità che – onestamente – speravo potesse evolvere davvero in un rapporto piacevole, per le volte in cui ci fossimo successivamente incrociati, quindi lo avevo aggiunto su FB

Solito discorso: quando si va in baracchina e ci si trova in 4-5 persone, che due idioti lasciatisi otto anni fa appesantiscano l’aria scoreggiando insofferenza, ormai non si può più sentire.

Il mio profilo è completamente aperto, visto che lo uso prevalentemente per seguire e condividere contenuti noiosi ai più e raramente ci piazzo fatti miei. 

Poi, quando qualcuno mi aggiunge, generalmente smetto di seguirlo in automatico: non mi interessa vita morte e miracoli di… Alcuno, direi. 

Quindi niente: lo aggiungo io, faccio unfollow e ciao. 

Settimane dopo, in chiacchera tra amici, qualcuno dice “Ah M  è appena tornato dall’Africa”. Ho pensato: “Bello dai, magari ha messo qualche foto figa” e in un momento di cazzeggio successivo, vado a guardare il suo profilo. 

A fine maggio, l’ultimo post che mi risultava visibile era del primo del mese. 

“Và che ‘sto coglione mi ha messo in una lista di contatti oscurata, poi controllo” 

e la cosa mi passa di mente. 

Tre giorni fa, mi trovo dopo ere geologiche con un vecchio amico: bellissima serata, un sacco di chiacchere interessanti, mi intervista a fondo su questa telenovellistica antipatia di M nei miei confronti e mi dice qualcosa di lui, al ché mi torna in mente la storia di FB 

– Ohi, allora dimmi un po’: a quando risale l’ultimo post di M?

– Due giorni fa Tazza, te continui a vedere come ultimo post quello del primo maggio? 

– Yes, bon… No no non iniziare nemmeno a dirmi cos’ha postato che sticazzi.

Ora 

io capisco tutto 

ma che senso ha aggiungermi per poi impedirmi l’accesso ai contenuti, esattamente come se non fossi nella tua lista di amici..?

Va bene eh, il mio voleva essere un gesto gentile e senza invadenza visto che non fosse stato per la curiosità di foto belle, manco ci avrei mai guardato nei fatti suoi

Boh 

magari, come si è inventato il mio proposito di fargli gli auguri 

aveva voglia di inventarsi che fossi una stalker

Vabé: contento lui, contenti tutti. 
– Hai ragione Tazza, se ci penso anche quando io becco la Ale, ci facciamo un sacco di risate! Magari non ci sentiamo per mesi, però quando ci si incrocia si ride sempre un sacco degli anni in cui da ragazzini siamo stati insieme!

– Eh, sarebbe piaciuto anche a me.. 

Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 2 ebbasta!

Sabato ero tritata, tra i miei mille disturbi stupidi e l’insonnia insistente. 

Ora di sera, apro il messenger di FB e ci trovo – inaspettato – un messaggio di M. Il fatto che mi abbia provocato una sensazione molto fastidiosa ha chiarito come dice di essersi sentito lui le volte in cui gli ho scritto. 

Quindi non lo farò più (sono lenta, ma anche io imparo). 

  
Per i 40 minuti successivi alla lettura, ammetto di essere rimasta basita. 

Lulù: “Che peso” 

Mela: “Forse a modo suo voleva essere carino, sai quanto lo odio comunque” 

Bob: “Ma che cazzo hai fatto a quest’uomo? Per me, ti si vuole ancora fare“. 

Io: “Caro M, no: mi ero solo scordata e non avevo cazzi di avere a che fare con te e con i tuoi mocassini, invero terribili. 

Mi fa comunque piacere che ci pensi tu a colmare i miei vuoti: anche quando nulla faccio, al film ci pensi tu. 

Come mi riguardi quello che farai nelle prossime settimane, considerato come mi hai trattata negli ultimi anni e che ringrazi – in sostanza – del non rivolgerti la parola, rimane oscuro. 

Buon proseguimento.” 

Poi in realtà, al di là delle considerazioni degli amici e del mio monologo mentale sotto la doccia, ho pensato che sticazzi

Ho anche ripensato ai bei ricordi, a quanto l’ho amato da piccola, ai malintesi e a come sia triste che rimanga l’unica persona con cui non possa fare un brindisi alle cose belle condivise. 

(Eaquantosiarrabbierebbeleggendounacosadelgenerescrittasudilui)

Poi di nuovo sticazzi

Quindi:  

 
e ciao. 

Se mi devo guardare film altrui, almeno che siano belli. 

(Consigli? Sono a corto di cinematografia che meriti).
Edit: chiedevo di film veri! Da guardare!

Se non ci fossi – credo – riusciresti a inventarmi 

Alla soglia dei miei – sputtanatissimi – 30 anni, mi rendo conto che sì: sono sciroccata, disturbata, indisponente e chi più ne ha la smetta di aggiungerne che già lo so di mio, ma che pure chi me ne ha sempre dette di tutti i colori, proprio lineare non è. 

Io a M voglio bene. 

È stata la mia unica storia vera e propria, tutte le prime volte le abbiamo fatte insieme bla bla bla, a distanza di otto anni ce l’ha ancora con me, ultimamente ho provato – complice una maggiore presenza al paesello – a instaurare un rapporto cordiale, non è andata, pace. 

Venerdì nel tardo pomeriggio ci siamo trovate io, Lulù e Mela per uno dei soliti brevi aperitivi un po’ stanchi del fine settimana: Lulù ha due ciroli di cui uno nuovo-nuovo, Mela un impiego che chiamano “tirocinio professionalizzante” così possono non pagarla, io insonnia, frustrazioni, università e lavoretti che non bastano mai. 

Quando riusciamo ci vediamo per chiaccherare. 

L’altro giorno, più del solito, pareva mi fosse passato sopra un tram e chiunque mi incrociasse a quanto pare, ha sentito l’esigenza di comunicarmelo: “Oh, ti vedo sbattuta”, “ma che faccia hai?” eccetera. 

Cullo l’illusoria speranza che significhi quanto di norma io invece risulti sfavillante. 

Comunque. 

Noi amiche facciamo gli affari nostri e di chiunque ci venga in mente, nel tavolo di fianco si siedono due della vecchia compagnia, sotto alla tettoia in legno vanno accumulandosi personaggi che normalmente viaggiano in formazioni interattive ma separate tra loro. Lì per lì non ci faccio caso. 

Durante la bella stagione, al paesello il luogo di ritrovo di tutti noi semi-coetanei è una baracchina del centro sportivo.

Ad un certo punto arrivano M e coinquilino con una pila di cartoni da pizzeria d’asporto, secondo un complesso di norme non scritte, distanza e prospettiva permettevano d’ignorarci.

Scatta in fretta il coprifuoco-prole per Lulù “Torno dai miei figli, voglio piangere” e di Mela “Vado a prendere le pizze, voglio andare a letto”, io mi fermo a salutare un po’ di gente e il bimbo quasi nuovo di un conoscente, che non avevo ancora mai conosciuto. 

Il mio cranio rimbalzava all’interno di un’invisibile custodia semirigida foderata di chiodi, dico a Bob che mi stava a fianco “Ok, vado che son tritata”. 

– Ma come, non aspetti l’altro festeggiato?! 

– Eh..? 

– Ah ma non sei qui per i compleanni? Infiltrata! 

– Caz, ma di chi..? 

M e Taldeitali, ops.. 

– Caz, ciao 

Saluto, fuggo e addio: io e M non ci eravamo visualizzati frontalmente quindi per il regolamento vigente tra ex, potevo andarmene in silenzio.

Effettivamente qualche giorno prima mi era venuto in mente che sarebbe stato il suo compleanno, ma al suddetto regolamento mi sono sempre attenuta: “Auguri necessari solo al primo genetliaco dopo la rottura, utili a sottolineare la matura – a volte falsissima – assenza di rancore e addio”. 

La facevo morta lì, oscillando verso casa già non stavo pensandoci più.

Belle cose

Una cosa che amo nelle persone è il riuscire ad andare avanti senza restare legate a vecchi rancori. 

Ad esempio, di recente ho visto più spesso del solito M, il mio primo amore. Siamo stati insieme 5 anni e mezzo da ragazzini, ci siamo lasciati da 8 credo senza più vederci se non occasionalmente, nessuno dei due ha ammazzato parenti dell’altro quindi – seppure ci siano stati episodi antipatici da entrambe le parti – conservo un bel ricordo. 

Io. 

Lui nel giro di un paio di mesi in cui si sono succeduti sporadici contatti, mi ha chiarito che “non potremo mai avere un rapporto normale per come ti sei comportata tra il 2008 e il 2011” e che “possibile che ogni volta che ti sento sei la cosa peggiore della mia giornata” (testuale) 

chiaccherare del più e del meno è fattibile finché non viene nominato qualcosa che suggerisca l’esistenza di altri partner nell’universo conosciuto (questa è stata una mia impressione) 

più un paio di altre cose che avendo finito la pausa sigaretta non ho tempo di esporre visto che dubito meriti ulteriore attenzione ‘sta menata. 

Poi da sbronza avevo ottenuto un paio di condiscendenti “No no ma tranquilla non ce l’ho con te” e “sisi anch’io ti voglio bene” che – altra impressione – parevano falsi come Giuda – ma fa poi lo stesso. 

No, dicevo, mi piacciono molto le persone che non hanno più a che fare con i vecchi fantasmi e sono privi di animosità decennali che campano di rendita. 

Se ne conoscente qualcuna, magari presentatemela.

I maschi sono strani

“E poi… e poi.. tu non volevi baciarmi davanti ai Gobbi!”

P cinque settimane fa riguardo alla mia riluttanza verso le effusioni in pubblico di fronte al solito bar dopo circa due settimane di messaggi nel novembre 2014, incontrovertibile argomento a favore della sua tesi: non-so-forse-non-è-così-pensa-quello-che-ti-pare-non-è-che-non-abbia-sentimenti-per-te-sei-come-mia-madre etc. (Testuale)

“Il “disagio” deriva solo in piccola parte da ciò; deriva poi in gran parte da come ti sei comportata con me nel periodo 2008-2011 e dall’impossibilità oggettiva di vivere qualsivoglia rapporto “normale” tra me e te (lo dò come dato di fatto, non sto dando la colpa a nessuno)” (Copia-incollato)

M. quattro giorni fa, palesando come sia arbitraria la connotazione che negli anni acquisiscono i ricordi – pensare che mi pareva lo stronzo fosse lui 2015 compreso – e confermando di appartenere alla tribù dei Tu Non Me La Conti Giusta, manica di imbecilli che pur di non consumare la quantità di realismo a loro disposizione, se la prendono con te.

“Sono arrabbiato con Morosetta perché dovevamo andare alla Coop e aveva detto che sarebbe venuta a prendermi alle 19.10, allora alle 19.20 l’ho chiamata e lei ha detto che non avevo confermato e che sarebbe arrivata (poi non ha neanche risposto subito) ma io le ho detto che poteva fare a meno a quel punto;
quindi mi sono fatto la strada a piedi sotto alla pioggia e lei è arrivata al supermercato, le ho detto di uscire dal mio campo visivo altrimenti avrebbe solo peggiorato la situazione, lei è rimasta.
E lo sapeva che dovevo fare la pastafrolla per il pasticcio di maccheroni – piatto forte della cena del mio compleanno al quale ha perso il diritto a partecipare – e che la frolla deve stare in frigo almeno 12 ore.
Poi aveva detto 19.10, un orario troppo specifico per dimenticarsi e in seguito asserire che non era sicura ci fossimo messi d’accordo definitivamente” (fedele riassunto) 

Coinquilino En sul bisticcio che lo ha reso muto una sera, intrattabile per le 18 ore successive e di umore altalenante oggi.
Morosetta – bandita dal compleanno di ieri – oggi è venuta “a prendere la sua roba” e “ha solo peggiorato la situazione, perché ora mi serviranno altri due giorni per sbollire”

seriamente

Come si è arrivati qui (P) – 1 il pre

Dopo M, millemila (no, sette) anni fa, c’era stato il Milanese – la persona che ho trattato peggio in tutta la mia vita – il 40enne – sogno erotico fin dai miei 17 anni, realizzato in un’allegra storiella di qualche settimana -, il Cinno – cotta online presa in un momento di immobilità forzata per uno di cinque anni più giovane -, il Blogger – cotta clamorosa per uno che amavo talmente tanto leggere (anzi, che amo tutt’ora) da innamorarmi irreparabilmente anche di lui – il Rugbista – quello che mi ha portata nel gorgo della palla ovale, dal quale non sono più uscita – e B – due anni e mezzo di paranoia a concretezza zero.

Ce ne sono stati altri, cotte e/o slanci di durata inferiore, sventatezze passeggere e trasporti tipo treni FS: scomodi e malsani, una serie infinita di personaggi che ad ogni avvicendamento provocavano disperazione nelle mie amiche (“Ancora..? E questo chi è?? Tazza, basta!”).
Fuori uno, dentro l’altro.
E non sto facendo un doppio senso cafone, perché alle zozzerie non si è arrivati nemmeno con tutti tra quelli elencati sopra.

A me più che altro partivano Saghe di Seghe Mentali.
Ore e ore a discutere, sviscerare, bisticciare, parlare, scriversi, mancarsi, arrovellarsi, insomma due palle infinite.
Avrei dovuto fare l’imbonitrice televisiva: riuscivo a risucchiare nel gorgo della paranoia fine a se stessa qualunque tipo umano, pure i refrattari, i concreti, gli sticazzi, nessuno ne usciva indenne.
Forse ero solo contagiosa.

In più, stavo male.
Stavo sempre male, sempre sempre sempre, e nessuno che capisse cos’avessi.

A cavallo del periodo in cui ho iniziato a risolvere i miei disturbi (e non ho ancora finito: ieri la gastroenterologa mi ha definita un “caso interessante”), di una moto e di un Negroni Sbagliato, è arrivato B.

In due anni e mezzo ci saremo visti sì e no ‘na dozzina di volte, sempre con l’impatto emotivo di un meteorite estintore:
ci siamo conosciuti
terremoto
ci siamo baciati
lutto terribile suo
l’ho mandato a cagare
sono rimasta allettata un mese
ci siamo ribaciati
è andato a vivere in Cina

e così via.

Con in mezzo, spalmati in quei pochi incontri, ore ed ore di abbracci, tonnellate di pipponi paranoidi, limoni drammatici, pianti, grandi addii.
Manco avessimo mai scopato poi, cioè: tutta ‘sta para per sostanzialmente nulla.

Sette anni che avrei fatto meglio a passare in Tibet.

(Sì, l’ho presa alla larga, alla larghissima).