Para dura

Ho la testa annodata di roba che non riesco a tirare fuori: è troppo piena e il contenuto non passa e se cerco di tirare un filo per dipanare la massa, ottengo solo che si allacci più stretta. massa

Ho una cosa da concludere, non voglio rischiare di dover non sapere mai cosa sarebbe potuta diventare.
Il resto, l’ho lasciato stare. Non importa che penso ancora quanto vorrei passare con lui un’altra giornata, è una nostalgia forzata. C’era poco da fare, non ci andava di faticare.

Comunque sono felice e non penso mi fosse ancora successo. Esserlo, non è una magia vuota colorata in modo gioioso: è un pendio scivoloso e non l’avrei mai ammesso fino a quando ho capito che l’aver avuto torto in quasi ogni convinzione è una cosa con cui si fa pace quando il cuore è tranquillo e la mente sa e tace.

Stanotte ho fatto un brutto sogno, di quelli che ti svegli e hai il cuore spezzato e ci ho messo un paio d’ore a sistemarlo: non si era proprio rotto, solo ammaccato
sbattendo contro al fatto che sei un incubo di cui ho bisogno, a metà strada tra il niente e il passato

 

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Come mi manchi?

Mi manchi.
Come una molletta quando il ciuffo va negli occhi.
Come la crema viso col vento in inverno;
Come l’aria avanzata di quando ti interrompono mentre sospiri;
Come il filo interdentale se la scatolina è caduta dietro alla lavatrice;

E che scrivo dal bagno
Perché mi mancheresti come il sesamo tostato
Se fossi in cucina;
Come il coltello affilato
Quello che ho rotto stamattina.

Mi manchi come una mano che avresti voglia di prendere quando nelle mezze stagioni l’aria sa come l’acqua in montagna.
Mi manchi a pezzettini
Più o meno
Ogni due minuti.